LA MACCHINA DEL TEMPO VIAGGIA SUI BINARI

Elogio della lentezza e del turismo sostenibile a bordo di locomotive a vapore che hanno fatto la storia.

TURISMO
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Francesca Tomassini
LA MACCHINA DEL TEMPO VIAGGIA SUI BINARI

Elogio della lentezza e del turismo sostenibile a bordo di locomotive a vapore che hanno fatto la storia.

La bellezza corre sui binari. Oltre seicento chilometri di montagne, pianure, viadotti per riempire gli occhi e il cuore dei viaggiatori che scelgono di salire a bordo dei treni storici e percorrere un tracciato, da nord a sud, che attraversa i tratti più suggestivi e selvaggi della penisola. Un tesoro a lungo dimenticato che oggi, grazie alla fondazione Fs, sta vivendo una seconda giovinezza. Il connubio fra arte, natura e storia e la volontà di restituirne la fruizione al grande pubblico, ha dato vita nel 2014, a Binari senza tempo, un progetto in equilibrio fra passato e futuro. Conservare la memoria storica promuovendo un turismo lento e sostenibile. Protagoniste di questa trasformazione, dieci linee ferroviarie (Sebino, Val d’Orcia, Transiberiana d’Italia, dei Templi, del Sannio, Valsesia, Tanaro, Irpinia, Pedemontana, Monferrato) disseminate lungo lo stivale che nel corso degli anni hanno dovuto cedere il passo al progresso tecnologico e alla velocità e che oggi, invece, si configurano come il volano del rilancio turistico dei territori che attraversano.

A cominciare dalla Transiberiana d’Italia, battezzata come la tratta Mosca-Vladivostok per via della somiglianza creata delle abbondanti nevicate del periodo invernale dallo scrittore Luciano Zeppegno nel 1980, una delle linee più spettacolari e panoramiche dell’intera penisola. Prevista dalla legge Baccarini del 1879, a causa di complessi lavori di costruzione condizionati da una conformazione orografica del territorio e quasi impossibile e dalla mancanza di strade per il trasporto dei materiali, il percorso fu attivato in fasi successive. Nel 1892 fu aperto il tronco Sulmona-Cansano e il 18 settembre 1897 i treni arrivarono a Carpinone. Un tracciato di 118 km, tortuoso e spettacolare, con pendenze che arrivano fino al 28 per mille e un dislivello di oltre 1000 metri.

Pesantemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale, fu interamente riattivata solo nel 1960, ma a causa dei lunghi tempi di percorrenza, i passeggeri calarono progressivamente portando alla sospensione del servizio ordinario tra il 2010 e il 2011. Dal 2012, la “locomotiva dalle cento porte” ha riacceso i motori e conduce i suoi passeggeri su per la montagna alla scoperta di un museo naturalistico e storico senza eguali.

Photo credit : Nicola Malcangio

Analoga per prestigio e spettacolarità, la ferrovia dell’Irpinia fra Avellino e Rocchetta. Uno splendido percorso immerso per ben 118 chilometri nel verde. È la principale linea interna della Campania, un’imponente opera ingegneristica costruita per attraversare l’Appennino. Danneggiata dai bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale e dal terremoto dell’Irpinia nel 1980, nel 2016 la Fondazione FS ne ha riaperto una porzione a fini turistici una porzione, quella compresa tra Rocchetta Sant’Antonio – Lacedonia e Conza-Andretta-Cairano, mentre nel maggio 2018 è stata inaugurata la riapertura dell’intero tracciato.

Luci riaccese una ad una, quelle delle dieci linee ferroviarie storiche che, grazie alla legge 128 del 2017 che prevede “l’istituzione di ferrovie turistiche mediante il reimpiego di linee in disuso o in corso di dismissione situate in aree di particolare pregio naturalistico o archeologico e la valorizzazione dei tracciati ferroviari, delle stazioni, delle relative opere d’arte e pertinenze e dei mezzi rotabili storici e turistici abilitati a percorrerle”, nell’epoca del turismo sostenibile e della riscoperta dei tesori naturalistici del paese, stanno vivendo un successo di pubblico senza precedenti. Dopo lo stop forzato a causa della pandemia di Covid-19 infatti, i treni storici si sono rimessi in viaggio lo scorso 2 giugno registrando il sold-out per tutte le prime corse.

Fa parte del circuito il museo di Pietrarsa (Napoli), scrigno che custodisce le origini dello sviluppo industriale del paese. Oggi museo ferroviario, la struttura fu concepita da Ferdinando II di Borbone nel 1840 come industria siderurgica e dal 1845 come fabbrica di locomotive a vapore. Il miglior modo per raggiungerlo, manco a dirlo, è il treno. Non resta che salire in carrozza, si parte.

Per Informazioni
www.fondazionefs.it/content/fondazionefs/it/treni-storici.html