LA MAPPA DELL’ARIDITÀ DEL GLOBO

Un database creato da un nuovo studio misura ad altissima risoluzione i rischi ambientali determinati dalle condizioni di aridità globale.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
LA MAPPA DELL’ARIDITÀ DEL GLOBO

Un database creato da un nuovo studio misura ad altissima risoluzione i rischi ambientali determinati dalle condizioni di aridità globale.

Immagini drammatiche della siccità in Africa, la secca dei fiumi in Italia di cui è simbolo la scarsità di acque del Po, l’ondata di caldo torrido che non dà tregua, i fenomeni metereologici estremi con le frequenti inondazioni o alluvioni, non sono un incubo ma la triste realtà in cui viviamo. Mai come in questo periodo si è raggiunta la consapevolezza di quanto i cambiamenti climatici abbiano un forte impatto sulla nostra vita quotidiana e sull’economia delle comunità. Gli scienziati, da anni al lavoro, si stanno dotando di strumenti raffinati per ampliare la conoscenza e prendere decisioni informate per una migliore pianificazione territoriale.

In questo quadro arriva la mappa globale della siccità. Le condizioni di aridità dell’intero globo sono infatti ora mappate ad altissima risoluzione spaziale chilometro per chilometro grazie a una banca dati unica nel suo genere, pensata per contribuire a prendere decisioni informate per una migliore pianificazione territoriale

Lo studio, è stato pubblicato sulla rivista Nature-scientific data con il contributo della Fondazione Centro Euro-Mediterraneo per i cambiamenti climatici (CMCC). La ricerca, firmata dai ricercatori Robert J. Zomer, Jianchu Xu e Antonio Trabucco autore del CMCC, riguarda la nuova versione del “Global Aridity Index and Potential Evapotranspiration Database”, l’indice di aridità globale misurato attraverso la terza versione del database WorldClim 2.0 (la prima risale al 2009) notevolmente migliorata rispetto alle precedenti grazie a metodi più complessi che descrivono l’effetto delle diverse variabili climatiche e si basano su un set di dati meteorologici molto più ricco.

Misurare le precipitazioni di una regione non è sufficiente a identificare adeguatamente gli stress idrici della vegetazione che la occupa” spiegano dal Cmcc, “il fabbisogno idrico delle piante o delle colture per mantenere i loro processi fisiologici ( evotrasporazione) dipende infatti da molte variabili metereologiche e climatiche, tra cui la radiazione solare, la temperatura dell’aria, l’ umidità relativa e la velocità del vento, oltre che dalle caratteristiche specifiche delle colture e delle pratiche di coltivazione”.

Per misurare l’adeguatezza delle precipitazioni nel soddisfare le esigenze idriche della vegetazione si utilizzano quindi indici di aridità, dati dal rapporto tra le precipitazioni annuali e l’evapotraspirazione della coltura di riferimento di cui lo studio propone le stime più aggiornate.

In un ambiente e in un clima globale in rapido cambiamento, queste metriche e i loro indici diventano una misura diretta e critica, uno strumento predittivo della tendenza e dell’entità dei cambiamenti climatici e del loro impatto sulla biosfera terrestre, che avrà implicazioni per la crescita delle piante, lo sviluppo sostenibile e la stessa civiltà umana.

Lo studio dunque pone le basi per realizzare le proiezioni della aridità futura. Gli argomenti dei lavori che citano il database spaziano da questioni ambientali globali come la siccità è gli incendi, alle migrazioni umane, alla pastorizia e alla desertificazione, all’ecologia e recupero della fauna selvatica, alla mortalità infantile e alla ricerca, anche epidemiologica, sulla salute del bestiame, come gli effetti del controllo della malaria o del virus dell’Ebola in Africa.