LA MEDICINA DI LABORATORIO, IL LAVORO PER SCONFIGGERE LE MALATTIE

È il laboratorio il luogo d’eccellenza dove gli scienziati studiano e mettono “sotto la lente d’ingrandimento” i meccanismi che generano nelle cellule il cancro e dove si cercano nuove terapie.

SALUTE
Cristina Nati
LA MEDICINA DI LABORATORIO, IL LAVORO PER SCONFIGGERE LE MALATTIE

È il laboratorio il luogo d’eccellenza dove gli scienziati studiano e mettono “sotto la lente d’ingrandimento” i meccanismi che generano nelle cellule il cancro e dove si cercano nuove terapie.

Sono diversi i laboratori afferenti all’ICGEB (International Centre Genetic Engineering and Biotechnology) che da anni si dedicano agli studi dei meccanismi genetici e molecolari dello sviluppo del cancro. Ma come si lavora per sconfiggere questa malattia e a raggiungere risultati in tutti gli angoli del mondo? Fondamentale è il contributo italiano erogato attraverso il Ministero degli Affari Esteri, seguiti da quello dell’India e del Sudafrica, i tre Paesi che ospitano le Sedi del Centro. L’ICGEB è forma di una rete interattiva finanziato direttamente dai governi dei suoi Paesi membri: 66 in tutto. Oltre al finanziamento istituzionale, si aggiunge quello generato dal supporto a specifici progetti di ricerca. Questo proviene da agenzie governative, industrie private e fondazioni senza scopo di lucro per la ricerca in ambito biomedico. Tra gli enti finanziatori c’è anche la Fondazione AIRC, per la ricerca di avanguardia sul cancro.

Il gruppo di Biologia Cardiovascolare guidato dalla prof.ssa Serena Zacchigna studia i meccanismi di formazione dei vasi sanguigni e come questo processo avvenga nei tumori o dopo un attacco ischemico. Afferma: “I nostri lavori si concentrano sui meccanismi di comunicazione tra diversi tipi di cellule che compongono il tessuto cardiaco”. Un altro importante campo di ricerca è lo studio degli effetti della terapia laser nella cura dei tumori. Nell’unità di ricerca di Ematologia Molecolare con il dott. Dimitar Efremov si studia la leucemia linfatica cronica; tra le leucemie più diffuse. Lo scopo degli studi è trovare nuove possibili terapie per curare la malattia. “Decifriamo le vie di segnalazione intracellulare che controllano la proliferazione, differenziazione e sopravvivenza dei linfociti B normali e maligni”. Ci spiega Efremov.

A capo del Gruppo di Immunologia Cellulare, la dott.ssa Federica Benvenuti è interessata alla comprensione dei meccanismi che portano all’immunità adattativa. Recentemente ha pubblicato un lavoro sulla rivista Nature Communications in cui evidenzia il ruolo dei recettori cellulari nell’immunoterapia del cancro. Il Gruppo del prof. Giannino del Sal studia i processi di comunicazione alla base delle attività cellulari. In particolare, dice del Sal: “Lo studio degli errori che avvengono in queste vie di segnalazione biologiche aiuta a capire come questi meccanismi siano alterati nelle cellule tumorali”. In uno studio collaborativo recentemente pubblicato sulla rivista Nature ha individuato il meccanismo molecolare che rende i tumori alla mammella aberranti.

Nel laboratorio del dott. Andrés Muro si studia alcune malattie umane analizzandone gli effetti e le cause sul topo. In particolare, si cerca di capire il ruolo della matrice esterna alle cellule nel regolare i processi di rigenerazione ma anche quelli che portano all’insorgenza di tumori o all’infiammazione dei tessuti. Il gruppo del dott. Mike Myers utilizza la spettrometria di massa ad alto rendimento per eseguire studi di proteomica per capire come i complessi proteici regolano il comportamento normale e delle cellule cancerose, in particolare nel processo di modificazione delle proteine.

Il dottor Lawrence Banks, Direttore Generale del Centro, studia i meccanismi con cui i Papillomavirus Umani (HPV) infettano le cellule e causano il cancro del collo dell’utero, concentrando i propri sforzi nel comprendere la replicazione e la trascrizione del DNA virale. “Assieme a questo nel lab di Virologia dei Tumori, si studiano anche gli oncogeni e gli antioncogeni associati all’insorgenza del tumore che può seguire l’infezione da HPV”, illustra Banks.

A Trieste le attività di ricerca dell’ICGEB coinvolgono più di 170 persone di 30 diverse nazionalità, riguardano prevalentemente l’ambito biomedico. Si lavora inoltre anche a progetti sulle malattie cardiovascolari (sviluppo di nuovi farmaci biotecnologici per l’infarto del miocardio e lo scompenso cardiaco), sul quelle neurodegenerative (meccanismi molecolari responsabili dello sviluppo delle demenze e della SLA) e infettive (papillomavirus umano, HIV/AIDS, e SARS-CoV-2). Altri invece si occupano di immunologia e dello sviluppo di nuove terapie basate sulla terapia genica con virus modificati, sui microRNA o sulle cellule staminali. Abbiamo tutti l’obbligo di sostenere la ricerca e lo sviluppo scientifico e, nel nostro Paese dobbiamo far sì che si investano molte più risorse economiche in tal senso: il livello di investimenti è di poco superiore all’1% del Pil, la metà della media dell’Ue. Le motivazioni per farlo sono ora più che mai facili da intuire, vista anche la pandemia con cui siamo alle prese, perché la ricerca consente a un paese di essere competitivo nel “mercato” globale della conoscenza e perché rappresenta il motore per il progresso dell’umanità.