LA MEMORIA DEL CALDERONE

Il più grande ghiacciaio del sud Europa, sul Gran Sasso, è al centro del progetto Ice Memory. Campioni di ghiaccio saranno estratti per studi scientifici su clima e ambiente e per conservarli in Antartide nella ‘banca’ del ghiaccio.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
LA MEMORIA DEL CALDERONE

Il più grande ghiacciaio del sud Europa, sul Gran Sasso, è al centro del progetto Ice Memory. Campioni di ghiaccio saranno estratti per studi scientifici su clima e ambiente e per conservarli in Antartide nella ‘banca’ del ghiaccio.

È il corpo glaciale più meridionale d’Europa e non se la passa bene. Il ghiacciaio del Calderone, sul Gran Sasso in Abruzzo è un ‘sorvegliato speciale’, perde ogni anno circa un metro di spessore e le sue condizioni di salute sono serie. Fermarne la fusione è una missione piuttosto complessa, ma fare in modo che il ghiaccio del Calderone venga studiato e conservato, grazie a un campione, è un obiettivo concreto che è al centro del progetto di ricerca Ice Memory, finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e condotto dall’Istituto di Scienze polari del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dall’Università Cà Foscari di Venezia. Si studia il ghiaccio per svelare il passato climatico e ambientale del territorio e costruire modelli di previsione, come accade già nel progetto Beyond Epica. Con il progetto Ice Memory l’obiettivo è costruire una ‘banca’ con tante carote di ghiaccio raccolte da ogni dove per conservare più materiale possibile. Ne abbiamo parlato con Jacopo Gabrieli, ricercatore dell’Istituto di Scienze Polari del CNR di Venezia.

Perché è importante studiare i ghiacciai?

I ghiacciai sono archivi ambientali eccezionali perché registrano le informazioni sul clima e sull’ambiente del passato. Purtroppo si stanno deteriorando, come se fossero le pagine di un libro che ha preso acqua e su cui non si legge più niente. È molto complicato bloccare la fusione dei ghiacciai, possiamo però salvarne la memoria. Come? Perforando i corpi glaciali più significativi, estraendo carote che possiamo studiare e anche conservare. Questo è l’obiettivo del progetto internazionale Ice Memory. Una delle carote estratte dal Calderone sarà portata e conservata in Antartide, dove nascerà una specie di ‘banca’ delle carote glaciali estratte da tutto il mondo. Le generazioni future di scienziati avranno così accesso alle preziose informazioni contenute nel ghiaccio. Faremo anche l’estrazione di una seconda carota che sarà studiata con analisi innovative sulle comunità batteriche e i virus potenzialmente presenti in questo ghiaccio che può essere molto antico.

Ci sono altri obiettivi del progetto?

Oltre alla conservazione e allo studio, Ice Memory è anche un laboratorio di divulgazione e di comunicazione rivolta al pubblico. Parliamo di ghiacciai per arrivare a coinvolgere le persone su temi come l’impatto dell’uomo sul pianeta, sul clima, sulle risorse. Il Calderone può raccontarci una storia molto interessante per arrivare alla gente e sensibilizzare su questi temi.

A questo proposito come sta il ghiacciaio del Calderone?

La comunità scientifica lo sorveglia da più di trent’anni. È un ghiacciaio declassato a glacionevato, ed è una evoluzione che lo porta alla morte. In estate il ghiaccio non c’è o è poco ed è ricoperto da detrito, questo è un aspetto positivo perché il detrito fa da ‘coperta’ e isola il ghiaccio, rallentando la fusione. Il Calderone è un malato terminale ma è interessante studiarlo perché è lo specchio di ciò che capiterà ai grandi ghiacciai alpini ed è l’ultimo possibile archivio climatico che abbiamo nella parte mediterranea dell’Europa. Per certi aspetti le sue caratteristiche sono ancora poco note. Infatti la prima parte della spedizione del progetto ci ha permesso di fare delle indagini geofisiche per capire quanto è esteso e profondo, per avere informazioni preliminari prima di passare al carotaggio.

Quali sono le tappe del progetto Ice Memory?

Siamo saliti alcune settimane fa e abbiamo fatto delle misurazioni con i radar prima di perforare, una specie di Tac per capire cosa c’è dentro il ghiaccio senza essere in questa fase invasivi. Le prime informazioni che abbiamo ci dicono che, al di sotto di un sottile strato detritico, in profondità abbiamo ancora 25 metri di ghiaccio, un cuore di ghiaccio ancora preservato, che noi speravamo ci fosse. Saremmo dovuti partire 20 anni fa per avere un record climatico conservato. Adesso si tratta di programmare la perforazione che sarà effettuata dopo Pasqua.

La ‘banca’ delle carote di ghiaccio quando nascerà?

È un progetto che è stato rallentato dalla pandemia. Pensiamo già dal prossimo anno. Sono stati fatti i primi test per creare la caverna, scavando una grande trincea dentro cui verrà gonfiato un grande palloncino che sarà poi ricoperto con la neve. Una volta che la copertura si sarà assestata il palloncino verrà sgonfiato e resterà la caverna dove conservare il ghiaccio. La struttura sorgerà nella base italo francese di Dome C, nel plateau antartico a 3230 metri. L’Antartide è un frigorifero naturale, con temperature media di – 54°e in estate di – 30°. E poi è un continente sovranazionale, luogo di collaborazione tra tanti paesi. Contiamo di inviare in Antartide la carota che estrarremo dal Calderone nel 2023.