LA NUOVA VESTE DEL SETTORE EDILIZIO

Ripresa e resilienza: sono questi gli obiettivi da raggiungere per la svolta del settore edile, anche grazie all’aggregazione fra grandi e piccole aziende. Intervista al Dott. Angelo Contessa, del Consorzio stabile BUILD Scarl.

INFRASTRUTTURE
Francesca Danila Toscano
LA NUOVA VESTE DEL SETTORE EDILIZIO

Ripresa e resilienza: sono questi gli obiettivi da raggiungere per la svolta del settore edile, anche grazie all’aggregazione fra grandi e piccole aziende. Intervista al Dott. Angelo Contessa, del Consorzio stabile BUILD Scarl.

Il mondo delle costruzioni e dell’ingegneria civile in Italia sta attraversando una fase di importante trasformazione. Con la recente riforma del Codice dei Contratti Pubblici e l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), emerge la figura di un partner strategico per le piccole e medie imprese (PMI) nel settore, il consorzio stabile. Ma per arrivare ai risultati auspicati occorrono anche altri correttivi.

Ne abbiamo parlato con il Dott. Angelo Contessa, Amministratore unico del Consorzio stabile BUILD Scarl (associato ANCE, Associazione Nazionale Costruttori Edili) che raggruppa imprese presenti in tutta Italia e che operano nel settore edilizio.

Dott. Angelo Contessa, Amministratore unico del Consorzio stabile BUILD Scarl
Quali sono le criticità del settore edile che ad oggi rappresenta un terzo del Pil nazionale?

Tra le complessità che limitano la crescita e l’efficienza del settore emerge l’impatto dei disastri legati ai bonus edilizi. Questi incentivi, sebbene ideati per stimolare l’attività nel settore, hanno talvolta portato a conseguenze come speculazioni, carenza della manodopera, frodi e un incremento dei prezzi, compromettendo l’efficacia delle misure di sostegno e mettendo a dura prova la sostenibilità finanziaria del settore. Un’altra difficoltà è l’assenza di una politica industriale coerente e di lungo termine per il settore edile. La mancanza di una strategia complessiva si traduce in un approccio frammentario e non pianificato che impedisce al settore di affrontare efficacemente le sue problematiche strutturali, limitando le potenzialità di innovazione e di sviluppo sostenibile.

In aggiunta, vi è una tendenza diffusa a demandare all’emergenza, incidendo negativamente sulla qualità e sull’efficienza dei progetti, aumentando i rischi di ritardi, di sovraccosti e di risultati finali non all’altezza delle aspettative. Infine, un’ulteriore criticità è la carenza di qualità nei progetti, spesso dovuta dalle tempistiche ridotte che non consentono di fornire un prodotto adeguato e dai budget non sufficienti assegnati dalle stazioni appaltanti. Tutto questo porta alla realizzazione di progetti che non rispondano pienamente alle esigenze di qualità, sicurezza e sostenibilità. La disponibilità di risorse finanziarie inadeguate ostacola anche l’innovazione e l’adozione di soluzioni tecnologiche avanzate, essenziali per migliorare l’efficienza e ridurre l’impatto ambientale dei progetti. La conseguenza diretta di budget ristretti è la necessità per i tecnici di operare scelte progettuali difficili, cercando di bilanciare le esigenze di costo con quelle di performance e durabilità dell’opera.

Un compromesso che può portare a soluzioni meno ottimali, con potenziali ripercussioni negative sulla funzionalità, sull’estetica e sulla vita utile delle costruzioni, oltre ad incidere negativamente sulla fase di pianificazione e di esecuzione dei lavori, aumentando il rischio di ritardi, di sovraccosti non previsti e di contenziosi. Per affrontare questa problematica, è fondamentale che le stazioni appaltanti adottino un approccio più realistico e sostenibile nella definizione dei budget, tenendo conto dei costi effettivi di realizzazione dei progetti e delle aspettative di qualità e di durata delle opere. Un dialogo costruttivo tra stazioni appaltanti e professionisti del settore può contribuire alla risoluzione di questi intoppi.

Esiste una soluzione per avere un monitoraggio costante e reale delle spese dei cantieri?

La soluzione è la modifica delle modalità di emissione degli Stati di Avanzamento Lavori (SAL). Attualmente, la procedura prevede l’emissione dei SAL solo a raggiungimento di un importo minimo di lavori, che varia generalmente tra il 10% e il 50% del valore contrattuale, con tempistiche che possono risultare incerte. Questo approccio, pur essendo funzionale sotto certi aspetti, limita la capacità di monitoraggio continuo e tempestivo delle spese.

Per superare questa limitazione, potrebbe essere introdotta l’obbligatorietà di emissione dei SAL su base mensile, indipendentemente dal raggiungimento di una soglia minima di avanzamento dei lavori, in deroga alle modalità previste da bandi, contratti e capitolati esistenti. Questo cambiamento offrirebbe una visione più dettagliata e aggiornata sullo stato di avanzamento e sulle spese sostenute, facilitando un controllo più stretto e consentendo interventi correttivi in tempo reale.

Come ANCE supporta le imprese in modo da rimettere in marcia i cantieri fermi?

ANCE interviene a favore delle imprese fornendo loro un costante supporto giuridico/tecnico e partecipa attivamente ai tavoli di negoziazione con le istituzioni governative e altri enti regolatori. Questo impegno è volto a rappresentare gli interessi delle imprese edili, sollevando questioni critiche e lavorando per trovare soluzioni condivise che facilitino la ripresa dei cantieri. Tra i risultati ottenuti grazie all’azione dell’ANCE, si evidenziano:

  • Obbligo dell’adeguamento dei prezzari regionali una misura necessaria per far fronte all’aumento dei costi dei materiali e garantire la sostenibilità finanziaria dei progetti;
  • Obbligo di utilizzo dei prezzari aggiornati in fase di progetto esecutivo: la norma impone l’utilizzo di prezzari aggiornati già nella fase esecutiva dei lavori, assicurando maggiore equilibrio contrattuale;
  • Revisione dei prezzi alla francese: un sistema che prevede aggiustamenti periodici dei prezzi in base a specifici indici di costo, per avere una maggiore equità e adattabilità alle fluttuazioni del mercato, proteggendo le imprese da variazioni impreviste dei costi.
Come sarà possibile realizzare gli obiettivi del PNRR, contribuendo alla crescita, ripresa e sviluppo del Paese?

Occorre instaurare un nuovo rapporto tra imprese e pubblica amministrazione basato su due principi cardine del Nuovo Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023): il principio della fiducia e il principio di risultato. Affinché il PNRR possa essere attuato con efficacia, infatti, è essenziale che la pubblica amministrazione ponga fiducia nelle capacità e nell’integrità delle imprese.

Basta una semplificazione delle procedure burocratiche e un alleggerimento dei controlli preventivi, spostando l’attenzione verso verifiche a posteriori basate sui risultati ottenuti, in modo da promuove un ambiente più favorevole all’iniziativa privata, accelerando i tempi di avvio e realizzazione dei progetti finanziati dal PNRR. Al contempo stesso, è cruciale adottare un approccio orientato al risultato, valutando le imprese e i loro progetti in base agli esiti concreti e agli impatti generati. Dunque, obiettivi chiari, misurabili e temporalmente definiti, con associati sistemi di monitoraggio e valutazione che consentano di apprezzare l’avanzamento dei lavori e l’efficacia degli interventi. Il principio di risultato incoraggia inoltre l’adozione di pratiche gestionali e operative eccellenti, spingendo le imprese a ottimizzare le risorse e ad innovare per raggiungere gli obiettivi prefissati.

La creazione di un rapporto basato su questi principi tra imprese e pubblica amministrazione può trasformare il modo in cui vengono gestiti e realizzati i progetti del PNRR, rendendo il processo più agile, efficiente e orientato al raggiungimento di benefici tangibili per la società. In questo contesto, è anche importante promuovere la collaborazione tra i vari livelli di governo, le imprese, gli enti locali e gli altri attori coinvolti, per assicurare un approccio coordinato e sinergico alla realizzazione degli obiettivi del PNRR, con l’ambizione comune di contribuire alla ripresa e allo sviluppo sostenibile del Paese.

La visione futura del settore edile?

Si prospetta all’insegna di una crescente complessità e di esigenze di mercato sempre più sofisticate. In questo contesto dinamico e competitivo, la capacità di adattamento e l’innovazione diventano fattori chiave per il successo.

Un elemento strategico per navigare in queste acque è la capacità di fare rete, creando sinergie e collaborazioni tra le varie entità operanti nel settore. In questo scenario, i consorzi stabili emergono come una soluzione efficace, aggregando infatti, diverse imprese della filiera del settore edile, offrono la possibilità di condividere risorse, competenze e conoscenze. Una collaborazione che ottimizza i processi, riduce i costi e migliora la qualità dell’offerta, elementi fondamentali per rispondere efficacemente alle richieste di un mercato sempre più esigente.

La cooperazione nei consorzi stabili facilita, inoltre, l’adozione di innovazioni tecnologiche, come il Building Information Modeling (BIM), le tecnologie digitali per il monitoraggio dei cantieri e le soluzioni per la sostenibilità ambientale. La condivisione del know-how e l’investimento congiunto in ricerca e sviluppo all’interno del consorzio possono accelerare l’integrazione di queste tecnologie, portando a una maggiore efficienza operativa e a una riduzione dell’impatto ambientale dei progetti edili.

Inoltre, fare rete migliora la capacità di gestione dei rischi, distribuendo le responsabilità e le potenziali vulnerabilità tra i vari membri, e aumenta la forza contrattuale nei confronti di fornitori e clienti. Questo metodo consente anche di rispondere in modo più agile e coordinato alle fluttuazioni del mercato e alle evoluzioni normative, oltre a generare significativi benefici sia per le piccole che per le grandi aziende. In questo modo, le piccole aziende possono accedere a progetti di grande scala, beneficiare di economie di scala, condividere rischi e risorse e aumentare la propria visibilità sul mercato, superando le barriere all’entrata in determinati mercati o settori, offrendo loro la possibilità di partecipare a gare d’appalto di maggior rilievo, per le quali sarebbe difficile qualificarsi autonomamente.

Per le grandi aziende, i consorzi stabili rappresentano un’opportunità per ottimizzare la gestione dei progetti, diversificare l’offerta e distribuire meglio i rischi associati a grandi progetti. Inoltre, la collaborazione attraverso i consorzi permette di accedere a competenze specialistiche, innovazioni e flessibilità che le grandi strutture, da sole, potrebbero avere difficoltà a garantire con la stessa efficienza. In sintesi, per il futuro del settore edile serve un approccio più integrato e collaborativo, con strategie vincenti per affrontare le sfide del mercato, promuovere l’innovazione e garantire una crescita sostenibile e competitiva delle imprese nel settore.