LA SALUTE DELLE STRADE

Tra progettazione, manutenzione e controllo ecco le linee guida per dotarsi di infrastrutture sostenibili. A “tu per tu” con l’ingegner Alessandro Marradi: “Senza lungimiranza e scelte oculate non ci sarà una svolta green”

INFRASTRUTTURE
Francesca Franceschi
LA SALUTE DELLE STRADE

Tra progettazione, manutenzione e controllo ecco le linee guida per dotarsi di infrastrutture sostenibili. A “tu per tu” con l’ingegner Alessandro Marradi: “Senza lungimiranza e scelte oculate non ci sarà una svolta green”

Progettare infrastrutture sostenibili e sicure che supportino lo sviluppo economico e la qualità di vita delle persone attraverso l’innovazione, la ricerca scientifica e la digitalizzazione delle reti. Raggiungere questi obiettivi mettendo in sinergica comunicazione e collaborazione competenze tecniche, visioni e strumenti in grado di guidare e sostenere le scelte politiche. Sono gli obiettivi – e le più lungimiranti linee guida – che dovranno ispirare nei prossimi anni le scelte del nostro paese che dovrà sempre più investire in infrastrutture moderne, efficienti e affidabili quale base imprescindibile per supportare una responsabile crescita industriale ed economica. La grande opportunità della  Next Generation Eu, del resto, esige una visione del tutto nuova che sappia porre al centro di una concreta strategia strumenti capaci di raggiungere gli obiettivi che l’Europa ci chiede: mettere al centro dello sviluppo economico e sociale sostenibilità e resilienza. E’ in questo scenario che si deve inserire il settore delle infrastrutture di trasporto facendosi trovare pronto a sfruttare le nuove opportunità a cominciare da un sovente e maggiore utilizzo dei materiali riciclati che si generano dalle attività di manutenzione. 

Ne parliamo con Alessandro Marradi, docente di “Costruzione e Manutenzione delle Infrastrutture Viarie” e di “Valutazione della sostenibilità dei processi costruttivi” del dipartimento di Ingegneria civile e industriale dell’Università di Pisa. 

Professore, una prima rivoluzione green può avere inizio da una ottimizzazione dell’utilizzo dei materiali nelle costruzioni stradali?

“Certamente. A partire da una serie di tecniche che consentono di usare per le nostre strade materiali riciclati limitando al minimo le risorse non rinnovabili e preservando, al contempo, il territorio.  Basti pensare al riciclaggio delle macerie edilizie. Un tempo venivano indistintamente disperse sul territorio, mentre, dalla fine del secolo scorso, ci sono norme specifiche che disciplinano il loro reimpiego a partire da una selettiva demolizione delle opere. Ecco che questo materiale riciclato può essere usato in diversi strati delle costruzioni stradali garantendo risultati e prestazioni notevoli, certamente non inferiori a quello di primo impiego”.

Lo stesso ragionamento possiamo farlo per la scelta dei leganti bituminosi?

“Le innovazioni sul fronte delle tecnologie di produzione di miscele bituminose (a caldo, tiepide e a freddo), unite a quelle dei bitumi e degli additivi consentono realizzazioni che per quantità, prestazioni e sostenibilità ambientale ed economica rappresentano una realtà concreta. Fino ai primi anni del 2000 si pensava che i conglomerati bituminosi dovessero essere prodotti a caldo. Con l’inizio del nuovo secolo, grazie a tecnologie raffinate ed evolute, si è capito che si possono ottenere le stesse o addirittura migliori prestazioni miscelando i bitumi, opportunamente additivati, a temperature inferiori: da temperature di produzione di circa 180 gradi è possibile ridurre la miscelazione fino a 140 gradi ed arrivare addirittura a 100 gradi per la fase di posa in opera. Ebbene, abbiamo visto che i conglomerati bituminosi tiepidi, oltre a preservare la salute degli operatori e ad esser più indicati nei centri urbani dove le temperature sono più elevate, risultano anche più durevoli dal punto di vista dell’invecchiamento e dell’ossidazione e, dunque, ancora più amici dell’ambiente perché non hanno subìto quello shock termico che interessa le miscele bituminose a caldo”.

Ma il nostro paese investe nei materiali giusti

“Il nuovo ponte di Genova, per fare un esempio, ha optato per criteri altamente sostenibili. Io mi sono occupato della progettazione dei conglomerati bituminosi e abbiamo proposto un manto particolare rispondente a determinati parametri di durabilità, impermeabilità, basso rumore e aderenza. Per far ciò abbiamo è stata utilizzata una modifica del bitume con grafene, un modificante nanotecnologico altamente performante, abbinato a plastiche riciclate in grado di conferire alle miscele finali caratteristiche eccezionali per prestazioni strutturali e resistenza all’invecchiamento”.

Eppure le condizioni delle nostre strade sono brutte

“E i soldi sono pochi. Circostanza che porta a realizzare interventi solo in superficie anziché in profondità come spesso, invece, servirebbe. Non ci possiamo fermare ad un buon progetto bensì, a monte, deve essere fatta una pianificata valutazione dei costi per l’intero ciclo di vita della strada. Questo concetto nel nostro paese, a dire il vero, si è affacciato da poco. Il progettista deve fornire anche un libretto di manutenzione dell’opera e prevedere ammaloramenti e durabilità nel corso degli anni. Roma e Firenze, per citare due esempi che conosco, da qualche anno hanno iniziato a predisporre dei piani di manutenzione per ottimizzare in modo organico e oculato le risorse a disposizione. Il nostro paese deve compiere uno sforzo ulteriore che consiste nel conoscere approfonditamente il proprio patrimonio stradale e, successivamente, pianificare una manutenzione razionale sulla base di una diagnosi accurata delle condizioni: garantire una adeguata durabilità è il primo punto per ottenere infrastrutture sostenibili”.

(NCHRP Synthesis 563 – 2021)

E nel pratico? Cosa possono fare le nostre pubbliche amministrazioni? 

“Purtroppo si trovano quotidianamente ad affrontare e gestire problemi con risorse limitate. Ciò che certamente si deve vedere, non solo per ragioni di pregio estetico, è quanto accaduto recentemente sul lungo Tevere a Roma, dove è stato posato conglomerato bituminoso sopra i sanpietrini, senza evidenti ragioni di urgenza (come a volte può accadere per le attività di ripristino delle condizioni minime di sicurezza della circolazione). Se in passato le pavimentazioni dei centri storici venivano realizzate con pietre e materiali lapidei opportunamente sagomati era anche per ragioni di riflessioni termica dato che, in città, è preminente scongiurare l’effetto “isola di calore”. Ecco che la scelta della giusta pavimentazione ha un impatto notevole non solo nel diagramma delle temperature ma anche nelle ripercussioni sulla salute delle piante, delle persone e, più in generale, della qualità di vita. Si pensi, ad esempio, alla pavimentazione della Via delle Mura Urbane di Lucca, in Toscana realizzata con conglomerato bituminoso con legante trasparente, così come tante piazze fiorentine o di altri centri urbani italiani. Una scelta ecocompatibile che contribuisce a mantenere un ambiente molto più temperato, specie nelle giornate estive” .

Quali sono i passi imprescindibili da compiere per poter parlare di infrastrutture realmente sostenibili?

“Una programmazione su scala pluriennale degli interventi manutentivi unita ad un maggior ricorso a interventi preventivi, una accurata conoscenza dell’infrastruttura e delle sue condizioni d’uso, una progettazione razionale che tenga conto di prestazioni, costi e impatto ambientale sull’intero ciclo di vita e, infine, attenti controlli di qualità su materiali utilizzati e lavorazioni applicate”.