LA SCELTA CORAGGIOSA DI BARBARA

Ristoratrice di successo, durante i periodi di chiusura dei ristoranti ha deciso di non fare asporti. Niente incassi ma tanti sogni da coltivare per ripartire meglio di prima. Il cibo è storia anche di convivialità.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
LA SCELTA CORAGGIOSA DI BARBARA

Ristoratrice di successo, durante i periodi di chiusura dei ristoranti ha deciso di non fare asporti. Niente incassi ma tanti sogni da coltivare per ripartire meglio di prima. Il cibo è storia anche di convivialità.

Di storie di ‘resistenza’ da quando è iniziata la pandemia e soprattutto durante i duri mesi del lockdown ne conosciamo molte. Storie di creatività, di chi si è reinventato, di chi ha provato a fare una mossa in più. Ma poi ti imbatti in una storia talmente radicale da far riflettere sul fatto che il lavoro non è solo uno stipendio, ma possa essere un modo di vivere e se cambiano le condizioni c’è una scelta sola: fermarsi. Barbara Simoncini, 53 anni e entusiasmo allo stato puro, è la chef del ristorante Lo Scopiccio a Perignano in provincia di Pisa. Un casale di fine ‘800 nella provincia pisana recuperato e diventato da nove anni un punto di riferimento per una clientela che arriva da tutta la Toscana. Lo Scopiccio è casa per Barbara e la sua famiglia. Lei, che ha attraversato molte vite professionali in altri campi, è arrivata alla ristorazione dopo un corso a Milano, nella scuola dello chef Gualtiero Marchesi, tanto studio in proprio sui libri di cucina e ovviamente tanto lavoro sul campo tra i fornelli. La scelta estrema di Barbara è arrivata con il primo lockdown. “Ci siamo fermati, niente asporto, come hanno invece e giustamente scelto di fare tanti colleghi per mantenere in piedi l’attività, noi no. Abbiamo provato il primo mese – racconta – ma non poteva funzionare. I nostri piatti, la nostra idea di convivialità quando si sceglie di andare a mangiare fuori, non li riconoscevo dentro la cucina che abbiamo proposto in modalità asporto per poche settimane. Era meglio fermarsi”.

La scelta è stata di rinunciare a un guadagno, molto ridimensionato certo ma pur sempre sicuro. Ma senza fermare il mondo che ruota intorno ai tavoli di un ristorante con una identità forte come quella della sua proprietaria. Così  Barbara rimette il grembiule per continuare ad esserci per chi è affezionato alla sua cucina e nei mesi della primavera 2020 crea uno spazio digitale per fare lezione, dare consigli, e proporre gare di cucina, ognuno da casa sua. “Vi ricordate, si diceva che nei supermercati dagli scaffali sparivano la farina e il lievito perché tutti cercavano di fare il pane in casa. E allora ho provato – ricorda Barbara – a insegnare come si fa il lievito madre. E poi ho iniziato a proporre ricette semplici da realizzare con ciò che abbiamo in casa, invitando a fare a gara a chi le realizzava meglio. Ho cercato soprattutto di continuare a fare ciò che amo, stare in cucina e creare piatti, mantenendo il contatto con chi mi conosce”.

Poi in maggio l’Italia riapre, ripartono le attività, prima timidamente e poi con decisione. Fino all’autunno 2020 e alla nuova stretta, con il ritorno alle restrizioni, il sistema dei colori delle Regioni, le nuove chiusure che coinvolgono il mondo della ristorazione. “Di nuovo costretti allo stop abbiamo proseguito nella scelta del niente asporto ma ho anche deciso che volevo usare quel tempo in un modo nuovo. Mi sono rimessa a studiare, volevo prepararmi alla riapertura con un nuovo menù e piatti mai proposti prima. Non ho pensato ad altro”. Così alla riapertura la chef si è fatta trovare pronta e l’attività è ripartita a ritmi sostenuti. Adesso siamo di nuovo in una fase di incertezza. Si intravede la luce in fondo al tunnel ma la vorremmo più potente e decisa. Abbiamo bisogno di futuro e una capatosta come Barbara sa immaginarlo, coltivando sogni e progettando. Racconta: “ Ho in mente nuove proposte di piatti, mantenendo alta la qualità ma anche cercando di contenere i costi, in modo che andare a mangiare fuori casa non sia un lusso ma una opportunità per tutti”. Le attività non chiuderanno di nuovo, si spera. Ma certo tante persone stanno attraversando tempi non facili. Ecco come si orienta un’imprenditrice. E poi il sogno, che non deve mai mancare. “Fare un percorso formativo di cucina giapponese in Giappone”. Ci auguriamo che accada presto. Sarà il segnale che sta andando tutto nella giusta direzione.