LA SICUREZZA DEL PAZIENTE INIZIA DAL PARTO

Un focus sul parto in condizioni d’emergenza: un’intera giornata dedicata all’assistenza materna e neonatale e un corso tenuto dai formatori del Centro di simulazione “Nina” dell’Aoup di Pisa.

SALUTE
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Francesca Franceschi
LA SICUREZZA DEL PAZIENTE INIZIA DAL PARTO

Un focus sul parto in condizioni d’emergenza: un’intera giornata dedicata all’assistenza materna e neonatale e un corso tenuto dai formatori del Centro di simulazione “Nina” dell’Aoup di Pisa.

Simulazione di un parto in Pronto Soccorso in situazioni di emergenza-urgenza. È stato il tema al centro dell’incontro che si è svolto lo scorso 17 settembre, per la Giornata mondiale sulla sicurezza del paziente, all’interno dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana, una delle quattro strutture ospedaliero-universitarie della Toscana e uno dei policlinici più importanti, punto di riferimento su scala nazionale. In occasione del World Patients Safety Day, promosso dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), allo scopo di esortare tutti i paesi del mondo al sostegno, all’attenzione e informazione sul tema della sicurezza delle cure, il Rischio Clinico aziendale dell’U.O. di igiene ed epidemiologia dell’AOUP ha aderito, quindi, alla “chiamata alle armi” lanciata dall’Oms che, per la giornata 2021, ha proposto il tema dell’assistenza materna e neonatale.

In campo i formatori del Centro di simulazione “Nina”, che hanno organizzato nella città della Torre Pendente un confronto con il personale sanitario che opera in Pronto Soccorso, quali medici d’urgenza, pediatri, anestesisti e infermieri. Infatti, dati alla mano, secondo l’Oms ogni giorno muoiono circa 810 donne per cause prevenibili legate alla gravidanza e al parto. Inoltre, sempre quotidianamente, muoiono circa 6700 neonati, pari al 47% di tutti i decessi sotto i 5 anni e, ogni anno, circa 2 milioni di bambini nascono morti, di cui oltre il 40% durante il travaglio.

Docenti, il ginecologo, professor Paolo Mannella, il neonatologo Massimiliano Ciantelli e Armando Cuttano, neonatologo e responsabile del Centro Nina, con il quale abbiamo cercato di capire meglio il valore di questa giornata.

Dottor Cuttano perché questa occasione è stata particolarmente importante ?

“In primis, perché ci ha permesso di aprire una finestra, da un punto di vista specialistico, sulle varie situazioni che possono presentarsi in occasioni di emergenza. In secondo luogo è stato possibile ribadire e sottolineare l’importanza della possibilità di lavorare in un team multi-professionale. È stata senza dubbio una importante occasione di confronto e crescita reciproca”.

Come avete proceduto?

“Anche se abbiamo portato sul posto simulatori ad alta fedeltà, il cuore dell’incontro si è sviluppato sulla necessità di condividere prassi operative aderenti alle nuove linee guida. Abbiamo valutato la necessità di programmare percorsi comuni dove, commistionando tutte le professionalità, si raggiunge l’obiettivo di una maggiore aderenza alle pratiche sicure sia per il paziente che per l’operatore. Abbiamo poi indirizzato il focus sulla rianimazione neonatale e sulla gestione del parto in emergenza. Va doverosamente precisato, che questo meeting non aveva la pretesa di un percorso vero e proprio, sia per limiti di tempo che per assenza di figure importanti come il gruppo dei facilitatori anestesisti, diretti dal dottor Luigi De Simone e dedicati alla sala parto, delle facilitatrici ostetriche della clinica, dirette dalle dottoresse Federica Lunardi e Federica Pancetti, nonché dei facilitatori infermieri della neonatologia. Queste precisazioni sono doverose e basterebbero a dare l’idea di quanto, in questi percorsi, il lavoro di squadra sia fondamentale”.

Com’è nato il Centro Nina?

“A Pisa, oggi, abbiamo una delle prime Unità in Italia dedicate esclusivamente alla Formazione in Simulazione. Oltre dieci anni fa, questa idea si è sviluppata inizialmente all’interno dell’Unità di Neonatologia, diretta allora dal professor Antonio Boldrini, che mi chiese se sarebbe stato nelle mie corde provare a mettere su qualcosa ed io, senza pensarci troppo, accettai. Poi l’idea è cresciuta, col passare degli anni, diventando Unità Professionale da me diretta nel 2016, nonché un punto di riferimento, unico in Toscana per tipologia, per le realtà cliniche limitrofe e per l’area vasta nell’ambito materno-infantile”.

Di cosa si occupa il centro, oggi fiore all’occhio nazionale e scuola per i professionisti sanitari, che arrivano a Pisa da tutta Italia?

“Principalmente di formazione professionale e aggiornamento in ambito neonatologico, ostetrico-ginecologico e anestesiologico con lo scopo di conoscere ed utilizzare le principali procedure per la gestione delle emergenze ed urgenze e di migliorare, attraverso il training di simulazione, l’acquisizione delle conoscenze necessarie per quanti lavorano con pazienti sottoposti a rischi vitali. Questo approccio, intreccia simulazione e realtà aumentata e si pone come obiettivo quello di formare professionisti sanitari, che operano all’interno del dipartimento materno-infantile andando a coinvolgere neonatologico, ostetrico-ginecologico e anestesiologico”.

Quando ha avuto questa idea, diciamo nella fase embrionale del progetto, avrebbe mai pensato che Nina potesse diventare un punto di riferimento nazionale?

“Avevamo già allora la profonda convinzione che la simulazione fosse quanto mai necessaria per non dire impellente. Dieci anni fa, certamente, questa idea assumeva caratteristiche senza dubbio innovative per il nostro Paese e, in un certo qual modo, somigliava molto a quel tipo di formazione che, da anni, viene con successo sperimentata in altri ambiti ad elevato rischio. Basti pensare alla formazione con simulatori di piloti ma anche di astronauti. Perché non sperimentarne i benefici anche in Neonatologia? Ebbene, attraverso l’utilizzo di speciali simulatori ad alta fedeltà, che riproducono fedelmente l’esperienza del parto e alcune funzioni del neonato, possiamo in sicurezza ‘sperimentare’ abilità tecniche e comunicative. La simulazione, va detto, richiede anche un efficace coinvolgimento emotivo, che necessita di spazi appositamente allestiti per ricreare l’ambientazione che ‘accende’ la partecipazione. Quindi è sorta la domanda: Perché non dedicare spazi (il Centro Nina) nel ‘posto’ e nel ‘tempo’ in cui lavoriamo (just in place e just in time)?. Sfruttando questa infrastruttura, il personale delle unità operative afferenti al Dipartimento si mettono ‘in gioco’ testandosi e affinando la propria formazione”.

Ma chi è Nina?

“Nina (SIMnewB della Laerdal) è stato il primo simulatore ad alta tecnologia, come un neonato critico vero e proprio, acquisito ormai nel lontano 2008, intorno al quale è cresciuta un’area allestita nello spazio e negli arredi con postazione rianimatoria di Terapia Intensiva. Un simulatore capace di offrire un feedback completo e ad alta fedeltà perché piange, diventa cianotico, può manifestare convulsioni e aritmie, esattamente come un neonato critico vero. Il nome NINA è stato scelto dopo una specie di concorso fatto tra gli specializzandi ed è piaciuto a tutti per la brevità, la dolcezza e l’idea di assimilazione al termine ‘bambina’ nella cultura spagnola, appunto ‘nina’. Alla fine, dopo questo percorso, abbiamo deciso di chiamare proprio il Centro, “Centro Nina”.

Ma oltre al neonato avete anche il manichino di una donna partoriente?

“Certamente. Il simulatore SimMom è completamente cablato e collegato nella sala parto ‘vera’ via audio-video con una regia: questo permette di registrare e monitorare continuamente le simulazioni di parto e creare così un archivio di scenari possibili da utilizzare per la formazione. Il manichino è comandato da una regia, dove i tecnici possono definire una grandissima quantità di variabili, come frequenza respiratoria, convulsioni, contrazioni e tutta una seri di suoni che simulano quelli realmente emessi durante il parto, per rendere l’esperienza formativa più realistica possibile”.

Questi corsi sono riservati esclusivamente agli “addetti ai lavori”?

“Assolutamente no. Il Centro Nina nasce allo scopo di far apprendere anche agli studenti di Medicina e Chirurgia e dei corsi di laurea triennale in Ostetricia e Scienze Infermieristiche, le principali manovre e la sequenza di rianimazione di base del lattante e del bambino che necessitano assistenza. Tramite lezioni frontali teoriche e sessioni di addestramento pratico, a piccoli gruppi e in simulazione su manichini realistici e sensorizzati, diamo le basi ai nostri studenti. Un percorso (ADE) è riservato anche agli studenti del corso di laurea a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e ai colleghi del corso di specializzazione in anestesia e rianimazione. Lo scopo di queste simulazioni è quello di avvicinare i medici alle problematiche della gestione del neonato, dalla rianimazione in sala parto alla gestione delle principali patologie delle prime fasi della vita”.

È recente la collaborazione con l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR. Di cosa si tratta?

“L’emergenza Covid-19 ha fortemente ostacolato le attività del nostro Centro, che non si è mai fermato neppure in pieno lock-down, ma che ha necessariamente dovuto fare i conti con l’impossibilità di svolgere le simulazioni e i corsi in presenza. Da qui la spinta a cercare nuove strade tecnologiche per arrivare ai nostri utenti, come la virtualizzazione e remotizzazione dell’insegnamento. Mi preme sottolineare che uno dei cuori pulsanti del Centro Nina è il suo laboratorio di ricerca, coordinato dall’ingegnere biomedico Serena Bardelli. E così, durante la pandemia, abbiamo avviato una collaborazione con Gianpaolo Coro dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (ISTI) del CNR, volta a generare una ‘libreria’ di strumenti neonatologici 3D e di scenari virtuali, da utilizzare in ambienti di realtà virtuale online e in simulatori software. In questi ambienti, infatti, è possibile studiare e simulare in autonomia le procedure, utilizzando gli strumenti in uso nell’AOUP; inoltre, è possibile trovarsi virtualmente, in ambienti collaborativi online – ad esempio una sala parto – nei quali l’istruttore, che indossa un visore interattivo per la realtà virtuale, illustra procedure e strumenti ad allievi che seguono la lezione da remoto, utilizzando strumenti anche economici”

La prossima sfida?

“Ci stiamo già lavorando… (sorride ndr). Si tratta della messa a punto di device sofisticati, realizzati con tecnologie ‘a basso costo’ perché crediamo fortemente che la simulazione debba diventare una realtà routinaria negli ambienti clinici assistenziali e perché, purtroppo, ancora oggi molte realtà non possono permettersi l’impegno economico che tale infrastruttura richiede. Insieme alla collaborazione con l’ISTI del CNR, abbiamo un laboratorio congiunto di BioRobotica con la Scuola Superiore Sant’Anna, con l’Istituto di Chimica dell’Università di Pisa e con l’IRCCS Fondazione Stella Maris. Questo, per sottolineare che la nostra realtà è estremamente inclusiva, non solo sul fronte medico professionale, dove coinvolgiamo tutti i professionisti all’interno della simulazione per testare le situazioni multi team (all’ordine del giorno nella realtà clinica), ma anche su quello scientifico, per generare una sinergia che posi lo sguardo sull’innovazione e sul futuro. Alcuni di questi progetti sono già in essere, altri sono in itinere e moltissimi altri sono in fase di progettazione pronti per… vedere la luce”.