LA SIGNORA DEI ROBOT

Franca Melfi, l’eccellenza italiana della chirurgia 4.0. Una storia di successo e una vita dedicata alla chirurgia toracica, la prima donna al mondo a effettuare con un robot, oltre 20 anni fa, un intervento al polmone.

SALUTE
Francesca Franceschi
LA SIGNORA DEI ROBOT

Franca Melfi, l’eccellenza italiana della chirurgia 4.0. Una storia di successo e una vita dedicata alla chirurgia toracica, la prima donna al mondo a effettuare con un robot, oltre 20 anni fa, un intervento al polmone.

Franca Melfi, un nome, un’istituzione. Pioniera e visionaria la professoressa Melfi è stata la prima donna chirurgo al mondo nel 2001 ad effettuare con un robot un intervento toracico per un tumore del polmone. È docente di Chirurgia Toracica alla Facoltà di Medicina dell’Università di Pisa, direttrice del Centro Multidisciplinare di Chirurgia Robotica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria pisana e uno dei primi chirurghi a sedersi alla consolle del famoso robot Da Vinci, arrivato per la prima volta a Cisanello nel 2001, ed è anche stata la prima donna in Italia a presiedere la Siet (Società Italiana di Endoscopia Toracica).
Oggi è coordinatrice del comitato tecnico scientifico del Polo di Chirurgia robotica della Regione Toscana e docente pluripremiata con riconoscimenti internazionali. Un po’ di soggezione, anche solo leggendo il suo curriculum vitae, potrebbe farla. E, invece, al di là dei troppo facili e banali luoghi comuni, quando la incontri e poi la conosci capisci che brilla di umanità.

È un nome italiano e internazionale della chirurgia robotica e, proprio a Pisa, ha aperto la strada dell’innovazione tecnologica, una realtà oggi consolidata con il Centro Multidisciplinare di chirurgia robotica, uno tra i più importanti a livello Internazionale per volumi, tipologia e complessità di interventi chirurgici (oltre 1500 interventi chirurgici l’anno ndr) oltre che un Centro Europeo accreditato per la formazione di “chirurghi robotici”.

Fino a venti anni fa infatti era poco più che un’ambizione. Oggi circa 7 milioni di vite umane nel mondo sono state salvate o “accomodate” da un robot. E l’Italia, grazie all’avanguardia della Toscana e del fiore all’occhiello pisano, non solo non è il fanalino di coda ma detta anche le linee guida in Europa per numero di interventi chirurgici robotici nonché per riduzione di mortalità, complicazioni e dolori post-operatori. Merito di medici e chirurghi lungimiranti, oggi circa 36, inclusi i chirurghi provenienti dagli ospedali limitrofi come il Versilia, il San Luca di Lucca ecc che hanno strizzato l’occhio alle nuove frontiere della tecnologia accogliendola come prezioso alleato sul tavolo operatorio. Tra loro c’è proprio lei che, con impegno, talento, dedizione e sacrifici, ha dato un esempio concreto – togliendo fiato a chi ancora oggi parla di discriminazione di genere e impari opportunità – di che cosa sono capaci di fare le donne nella scienza e, più in particolare, nella medicina.

Professoressa, cosa rappresenta oggi la città di Pisa?

“Un bacino, un centro di formazione e di eccellenza. Ogni settimana arrivano nel reparto che ho l’onere e l’onore di dirigere chirurghi da tutta Europa: siamo un punto di riferimento per la chirurgia robotica-toracica, oltre che per tutte le altre specialità e per i trapianti robotici e questo grazie all’esperienza e alle competenze maturate da tutto lo staff del blocco operatorio robotico. Medici, infermieri e tecnici sono specializzati e il nostro centro è ben presto diventato una piattaforma multi-specialistica alla quale guarda con interesse anche l’industria per l’applicazione e lo sviluppo di nuove tecnologie. Tutto questo ha creato i presupposti per una vera e propria rivoluzione in ambito chirurgico permettendo di passare dalla cosiddetta chirurgia tradizionale, a cielo aperto, alla chirurgia 2.0, alla chirurgia mininvasiva convenzionale o chirurgia 3.0 per arrivare alla chirurgia robotica che risulta essere parte integrante della più innovativa delle chirurgie, oggi definita «digital surgery» o chirurgia 4.0. In questo caso “la robotizzazione” incontra i dati e consente una maggiore esattezza e precisione anche per la programmazione degli interventi andando sempre più incontro ad una realtà in cui ci sarà sempre meno spazio per l’errore”.

Un cammino che lei ha intrapreso di pari passo con la formazione di nuovi chirurghi precisando che la robotica non è mai sostitutiva bensì collaborativa. Vero?

“E’ proprio così. I robot non sostituiscono il chirurgo, anestesista e infermiere che si sono semplicemente “spostati” in una sorta di cabina di regia. Le figure professionali e gli strumentisti sono e restano naturalmente essenziali e indispensabili. La chirurgia robotica semmai consente una maggiore accuratezza e quindi una migliore qualità della chirurgia soprattutto in campo oncologico dov’è fondamentale essere radicali sia nell’asportazione della neoplasia che in quella dei linfonodi e, al contempo, garantendo una migliore qualità della vita dei pazienti grazie ad interventi sempre più mininvasivi con ridotte degenze post operatorie e con una più rapida ripresa delle normali attività. Oltre al minor trauma, la robotica contribuisce alla magnificazione dell’immagine che risulta essere tridimensionale, 10 volte la visione normale. I punti di forza di questi sistemi robotici sono dovuti alla possibilità di utilizzare software che consentono di migliorare la gestualità chirurgica riducendo l’ampiezza dei movimenti, il cosiddetto “dowscaling, eliminando il fine tremore della mano umana. Ma c’è di più. Grazie ai sistemi robotici è possibile integrare immagini di ricostruzione tridimensionale virtuale, ossia immagini per esempio della tac di un paziente ricostruite in modo tale visualizzare con chiarezza la lesione da asportare ed i relativi rapporti con le altre strutture anatomiche circostanti”.

Altri vantaggi?

“Di più recente acquisizione c’è l’integrazione con i sistemi di intelligenza artificiale, dai Big Data a machine learning che consentono una pianificazione chirurgica e soprattutto la possibilità di prevenire possibili complicanze particolarmente utili nell’esecuzione di procedure molto complesse come interventi di chirurgia toracica, cardiochirurgia o trapiantologica così come durante il percorso formativo dei giovani chirurghi”.

Quali i prossimi passi da compiere a Pisa?

“Parlando di chirurgia digitale e dunque di innovazione tecnologica in chirurgia penso che Pisa possa essere considerata la sede naturale per ulteriori sviluppi in questo ambito tenuto conto che qui ci sono tutte le competenze necessarie, dall’ingegneria all’informatica passando per la fisica, ecc. Sono già in corso progetti che riguardano l’utilizzo del 5G per procedure da remoto così come piattaforme per il telementorig o il teleconsulting. Questi sono solo alcuni dei progetti che si stanno sviluppando tra l’Università di Pisa ed i vari Istituti presenti nel nostro territorio che rendono la città della Torre Pendente unica e pronta ad affrontare nuove sfide tutte focalizzate al miglioramento delle cure”.

Quali invece le sue prossime sfide professionali?

“Un centro di ricerca e formazione – sotto l’egida dell’Università di Pisa e totalmente integrato con il centro di chirurgia robotica che ho il privilegio di dirigere – a disposizione dei giovani”.