LA SOSTENIBILITÀ DEL RISO

Gustoso, salubre, versatile, il riso italiano rappresenta un’eccellenza del nostro patrimonio agroalimentare. E le nostre aziende prestano sempre più attenzione all’impatto ambientale nella produzione.

AMBIENTE
Monica Riccio
LA SOSTENIBILITÀ DEL RISO

Gustoso, salubre, versatile, il riso italiano rappresenta un’eccellenza del nostro patrimonio agroalimentare. E le nostre aziende prestano sempre più attenzione all’impatto ambientale nella produzione.

Da sempre risaia è sinonimo di acqua e senza di lei non esisterebbe il riso. Ma quale consumo d’acqua comporta la sua produzione e quale impatto ha sull’ambiente? Il riso non è, di per sé, una pianta acquatica ma ha bisogno di molta acqua, oltre che di specifiche condizioni climatiche, per poter crescere: la sommersione consente infatti al riso di non soffrire degli sbalzi di temperatura. La grande quantità di acqua richiesta dal riso non è però “a perdere”, al contrario la risaia rappresenta un accumulo idrico di cui beneficiano le zone agricole e naturali circostanti: l’acqua delle risaie infatti viene restituita alla falda freatica, alle risorgive e ai fiumi una volta terminato il raccolto.

Non dimentichiamo inoltre che la risaia è l’habitat di molte specie di piante e animali, una ricca biodiversità che sopravvive grazie all’umidità e alle condizioni ambientali create dal sistema di canali e camere allagate che caratterizzano i campi di riso. Non possiamo non tener conto, quando parliamo di questo alimento proprio in merito alla dinamica di produzione, del tema del cambiamento climatico. Oggi non è più possibile non considerare per il nostro pianeta l’importanza che riveste questo argomento ed è quindi doveroso valutarne anche l’impatto relativamente alla risicoltura. Anche perché quello coltivato in Italia rappresenta oltre il 50% dell’intera produzione europea.

Nell’ultimo decennio sono state promosse e adottate dai risicoltori tecniche colturali in grado di accumulare carbonio nel suolo e ridurre, di conseguenza, le emissioni in atmosfera di anidride carbonica e di altri gas responsabili dell’effetto serra. L’attenta gestione dei residui colturali, che mira a favorire una rapida degradazione prima dell’allagamento delle risaie, l’interramento di colture intercalari cresciute tra due cicli di riso (sovescio), unite all’adozione di pratiche irrigue rivolte a limitare i processi fermentativi a carico della sostanza organica del suolo rappresentano strumenti concreti ed efficaci alla mitigazione del cambiamento climatico.

Il riso è un alimento ben digeribile, non contiene glutine e difficilmente provoca reazioni allergiche o intolleranze. Ma può contenere sostanze come il cadmio e l’arsenico, composti presenti in natura che si possono trovare a varie concentrazioni nell’ambiente, per esempio nel terreno, nell’acqua e nell’atmosfera. Inoltre. possono essere presenti anche negli alimenti come residui derivanti da attività umane agricole. Ma una corretta gestione dell’acqua nelle camere di risaia, rispettosa delle linee guida fissate dall’Ente Nazionale Risi per ridurre l’assorbimento dei due contaminanti da parte della pianta, consente di ottenere livelli di cadmio ed arsenico molto bassi e nei limiti consentiti dalla legge. Tanto che il nostro riso è ottimo anche per l’alimentazione dei bambini in fase di svezzamento. Una ragione in più per scegliere solo riso 100% italiano: una garanzia di qualità e sicurezza.