LA SOSTENIBILITÀ VITIVINICOLA, PISA HA UNA SUA LAUREA

L’Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia all’Università di Pisa trova il suo terreno fertile con uno specifico corso di laurea. E quest’anno ha anche i primi due laureati.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
LA SOSTENIBILITÀ VITIVINICOLA, PISA HA UNA SUA LAUREA

L’Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia all’Università di Pisa trova il suo terreno fertile con uno specifico corso di laurea. E quest’anno ha anche i primi due laureati.

Sostenibilità, tutela dell’ambiente ma anche innovazione della filiera vitivinicola. Sono Matteo Cantini e Nicola Mercanti i primi due laureati con lode in “Innovazione Sostenibile in Viticoltura ed Enologia“, il corso di laurea magistrale inter-ateneo tra l’Università di Pisa e l’Università degli Studi di Firenze attivato nell’anno accademico 2020/21. Il percorso di studi mira alla formazione di figure professionali capaci di svolgere attività complesse di pianificazione, gestione, controllo e coordinamento nell’ambito dell’intera filiera vitivinicola in un’ottica di sostenibilità e tutela dell’ambiente, impiegando consapevolmente rigorosi metodi scientifici e strumenti di lavoro innovativi.

Temi attualissimi se si pensa che, ai giorni nostri, è tutta agronomica la sfida per le aziende del vino italiano alle prese con una delle peggiori crisi idriche che si ricordi. Sintomo, evidente ma non il solo, di quei cambiamenti climatici con cui il settore fa i conti da anni, non solo affrontando vendemmie sempre più critiche, ma anche offrendo soluzioni in termini di sostenibilità ambientale e, di conseguenza, di lotta alle emissioni di CO2. Nel futuro dell’industria del vino innovazione e tecnologia avranno un ruolo centrale, ma saranno promosse anche le pratiche etiche, la trasparenza, la conoscenza condivisa e la collaborazione tra grandi aziende e vignaioli, per dare una risposta alle sfide di domani, dal cambiamento dei modelli di consumo alle conseguenze dei cambiamenti climatici, che impattano sulla produzione e sulla distribuzione sia del vino che degli altri alcolici. La sostenibilità e i metodi innovativi, è il caso di dirlo, iniziano proprio dalle nuove generazioni che vanno a riscoprire un antico lavoro quale la vendemmia per dotarlo di un imprinting innovativo, sostenibile e amico dell’ambiente.

Ed ecco che questa sfida è stata accolta dall’ateneo della città della Torre Pendente.

A sinistra Nicola Mercanti, a destra Matteo Cantini

Matteo Cantini, 24 anni, di Scandicci (Firenze), ha discusso la tesi dal titolo “Diversità e caratteristiche delle comunità di lieviti presenti nelle vespe sociali e sulle uve alla vendemmia: indagine in tre aziende Toscane”. L’obiettivo del suo lavoro è stato quantificare, al momento della vendemmia, le comunità di lieviti presenti sull’esoscheletro, nell’intestino delle vespe sociali e sulla superficie delle uve in tre diverse realtà aziendali della Toscana rappresentative di tre DOCG: Chianti Classico, Brunello Di Montalcino e Nobile di Montepulciano. Lo studio, dati alla mano, ha confermato che le vespe sociali sono vettori di ceppi di lievito che si riscontrano anche sulla superficie delle uve e che possono essere un serbatoio naturale di biodiversità per la selezione di ceppi di lievito da sfruttare per applicazioni biotecnologiche che possono contribuire alla riduzione dell’uso di composti chimici rendendo più salubre il vino e più sostenibile la sua produzione. Ad agosto Matteo inizierà un nuovo impiego presso un’azienda vinicola a Montalcino per la stagione di vendemmia 2022, che lo vedrà impegnato fino a fine dicembre. Successivamente vorrebbe fare un’esperienza analoga nell’emisfero australe per aver modo di confrontarsi con modalità e stili diversi di fare vino.

Nicola Mercanti, 24 anni, originario invece di Carrara, ha discusso la tesi dal titolo: “Tecnologie innovative per lo studio dei meccanismi diffusionali che influenzano l’evoluzione del vino” e ha verificato quali variabili e se risultano essere più o meno importanti durante la fase di affinamento del vino. I risultati ottenuti hanno evidenziato il ruolo fondamentale svolto dalla temperatura e suggeriscono possibili future strategie basate sulla formulazione di cicli termici opportuni, messi a punto sulla base delle caratteristiche composizionali del vino in conservazione, da impiegare nel corso della maturazione del prodotto in cantina. I dati sperimentali mostrano che, nel periodo di osservazione, l’utilizzo del tappo di sughero monopezzo è una scelta percorribile dato che tale soluzione risulta analoga a quella del tappo a corona. La chiusura delle bottiglie deve prevedere l’uso di un rivestimento esterno al tappo che garantisca l’impermeabilità ai gas e ai liquidi che renda possibile l’affinamento dei vini in mare. Insomma, è proprio il caso di dirlo, una bella sfida per Pisa e per le sue future generazioni che qui, fortunatamente, stanno già trovando terreno fertile.