LA SPESA ONLINE SI FA NEGLI ALVEARI ITALIANI

Oltre 2900 i produttori locali di frutta e verdura che hanno aderito a un progetto di filiera corta equo e sostenibile.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
LA SPESA ONLINE SI FA NEGLI ALVEARI ITALIANI

Oltre 2900 i produttori locali di frutta e verdura che hanno aderito a un progetto di filiera corta equo e sostenibile.

Combinare mondo digitale e agricoltura sostenibile per ridurre le distanze della filiera e per incrementare l’uso e la consapevolezza dei prodotti a chilometri zero. O, per dirla ancora meglio, per tendere ancora di più una mano forte alla nostra salute e alla transizione agricola.

Come? Permettendo a chiunque, con un semplice click, di fare la spesa online acquistando direttamente dai produttori locali di un territorio.

“Perché la transizione agricola deve essere promossa e sostenuta con azioni concrete”.

O, almeno, così si è risposto il team di “L’Alveare che dice sì”.

E dunque? Cos’hanno in comune un bar di Torino, un cortile di Napoli, un giardino di Bari e un centro dentistico milanese?

Tutti ospitano un alveare!

Niente a che vedere però con api, miele o polline. L’Alveare che dice Si! è infatti un progetto rivoluzionario di filiera corta nato alcuni anni fa a Parigi e sviluppatosi poi a macchia d’olio in tutta Europa. Da oltre un anno anche nel nostro stivale sono già oltre 230 gli alveari e 2903 i produttori che li riforniscono: una catena umana e agricola che sta diffondendo anche in Italia un modello di acquisto etico e sostenibile.

Ma come funziona?

Sviluppare pratiche agricole sostenibili e dare strumenti alle persone per recuperare una sovranità alimentare prende tempo. Con pazienza e con buoni princìpi, L’Alveare che dice Sì! accompagna produttori e membri attraverso una transizione alimentare – spiega il team -. L’Alveare che dice Sì! usa il potere del web per accelerare il successo della filiera corta e per avvicinare il mondo del consumo a quello della produzione. E funziona! Più di 2 milioni di persone sono iscritte alla nostra piattaforma in tutta Europa”.

Ecco che il progetto si fonda sull’economia partecipativa, la famosa sharing economy: chiunque, privato, azienda o associazione, può aprire il proprio Alveare. Nessun permesso speciale se non costanza, precisione, amore per il buon cibo locale e le persone.

Tramite la piattaforma tutti possono fare la spesa direttamente dai piccoli produttori del territorio sostenendo così l’economia locale e il consumo di prodotti freschi, genuini e a chilometro zero. La persona che decide di aprire e diventare gestore si impegna invece a cercare, nel raggio massimo di 200 km, produttori di frutta, verdura, carne, formaggi e uova e, contestualmente, nuovi e ipotetici consumatori nonché un luogo consono per effettuare distribuzione e consegna.

Un bar? Un cortile? Anche, ma non solo! I luoghi di distribuzione possono essere banalmente i più differenti e vari: un garage di proprietà, l’oratorio, l’ufficio se c’è l’accordo di tutti, il giardino di un amico o la cantina di una sorella.
Fare il Gestore d’Alveare vuol dire in primis diventare il punto di riferimento della filiera corta nel quartiere e, secondariamente ma non da meno, impegnarsi concretamente in un’avventura etica e salutare.

Ogni settimana i produttori vendono così i loro prodotti online, direttamente ai clienti finali mentre la distribuzione avviene nel luogo scelto per ospitare temporaneamente l’Alveare, nella fascia oraria e nel giorno stabilito.
Il nostro è davvero un bel mestiere: dare alle persone gli strumenti per mangiare meglio e supportare i produttori che si prendono cura del nostro pianeta, raccontano i membri del team. Nel nostro network, uomini e donne appassionati trovano nuovi modi per lavorare. L’obiettivo non è semplice e le declinazioni sono diverse, ma da nord a sud lo spirito è sempre lo stesso. Eccolo riassunto nel nostro manifesto”. Del resto è sempre un bel giorno per contribuire a creare un sistema alimentare più giusto. Perché non iniziare a farlo oggi?