LA STRATEGIA FARM TO FORK

Tra carne sintetica, presunti cibi a base di insetti e Piani Nazionali da scrivere. Come la strategia dell’Ue in materia alimentare chiama in causa l’agricoltura

AMBIENTE
Cinzia Colosimo
LA STRATEGIA FARM TO FORK

Tra carne sintetica, presunti cibi a base di insetti e Piani Nazionali da scrivere. Come la strategia dell’Ue in materia alimentare chiama in causa l’agricoltura

La strategia Farm to Fork è un documento programmatico adottato dalla Commissione il 20 maggio del 2020, e rientra nella cornice politica del Green Deal. Significa letteralmente dalla fattoria alla forchetta, ovvero dal campo alla tavola. Il documento rappresenta un cambio di paradigma delle politiche europee in materia alimentare, perché sposta il focus dalla sola produzione agricola all’intero sistema alimentare. Infatti adotta un approccio integrato al cibo, che tiene insieme le questioni ambientali, sociali, agricole, economiche e di salute pubblica.

La strategia individua cinque obiettivi specifici, che dovranno essere tradotti in 27 misure e interventi da pianificare entro il 2023 e realizzare in un decennio. Questi vanno innanzitutto dalla sostenibilità della produzione alimentare alla garanzia di cibo per tutti. Secondo, puntano alla promozione di un’alimentazione più sana e sostenibile. Terzo, alla ricerca scientifica come vettore di transizione, e infine alla sostenibilità nei settori della trasformazione, commercio e ristorazione. Per ciascun intervento la Commissione Europea presenterà̀ una proposta di riforma delle leggi vigenti o un progetto di legge ex novo, che verrà poi negoziato con il Parlamento Europeo e con il Consiglio dell’Unione Europea.

Il dibattito è in corso. Da una parte c’è in gioco il futuro alimentare dell’Europa, sembra dire la Commissione, ed è chiaro che l’attuale modello di produzione non è più sostenibile. Nel testo di Farm to Fork si ricordano alcuni degli effetti più distruttivi di questo modello: dalla resistenza antimicrobica legata all’uso eccessivo di antibiotici negli umani e negli animali che mangiamo, dalle emissioni di gas serra che provengono dagli allevamenti intensivi, fino agli oltre 950.000 decessi legati ad abitudini alimentari scorrette, stimati in Europa nel 2017. Dall’altra parte ci sono gli agricoltori, i consumatori, l’industria agroalimentare, il mercato internazionale, gli orientamenti politici dei singoli Stati membri e la posizione del Parlamento Europeo. Non stupisce quindi che proprio a Bruxelles siano stati depositati 2.297 emendamenti, da parte di tutti i gruppi, che vedono nella proposta della Commissione incoerenze, criticità, ma anche spunti importanti.

Il nutriscore e gli altri punti critici 

Tra i tanti soggetti che monitorano la discussione sulle politiche agricole c’è Slow food Eu, che a gennaio 2021 ha pubblicato un’analisi sulle strategie Farm to Fork e Biodiversità, individuando per ciascuna misura alcune proposte. Tra le criticità più rilevanti, Slow Food elenca quelle relativa ai fitosanitari e al benessere animale, dove gli obiettivi dell’Ue non sarebbero troppo ambiziosi. Le misure sono spesso definite “insufficienti” anche per quanto riguarda l’impiego dei fertilizzanti sintetici, gli allevamenti intensivi e le tecnologie di editing genomico. Tutti temi sollevati dal mondo ambientalista. Il mondo agricolo dal canto suo evidenzia problemi di equilibrio tra prezzi e produzione, che vanno ad aggiungersi al carico di impegno richiesto all’agricoltura per la transizione ecologica.

A questo si aggiungono altri temi caldi, su cui non è stata ancora detta la parola fine, in primis quello dell’etichettatura. Per la Commissione le informazioni contenute sui prodotti dovranno promuovere una maggiore educazione alimentare. Ma sul modello di etichetta l’accordo è lontano: da una parte ci sono i sostenitori del cosiddetto Nutriscore, già adottato da alcuni paesi (Francia, Belgio, Germania, Spagna, Lussemburgo, Paesi Bassi). Ovvero il “semaforo” che assegna alla composizione di un alimento uno specifico valore nutrizionale, con il paradosso, secondo alcuni, di favorire i cibi di derivazione sintetica rispetto a quelli di derivazione naturale. Dall’altra si chiede il mantenimento delle denominazioni già esistenti e un sistema più attento alle tradizioni gastronomiche locali. C’è poi grande rumore attorno alla questione degli insetti come fonte proteica alternativa per mangimi animali, assieme al dibattito sulla cosiddetta “carne sintetica” e quello sugli Ogm. Temi di grande impatto emotivo, trattati spesso con superficialità e strumentalizzazione politica.

Verso la nuova PAC

Intanto però i lavori istituzionali vanno avanti, così come gli incontri (il prossimo sarà a metà maggio) del Trilogo UE (Consiglio, Commissione e Parlamento) per il negoziato in corso sulla riforma della PAC. Sarà questa infatti a dare futuro ed esecuzione agli indirizzi della strategia Farm to Fork. Se il Trilogo raggiungesse un’intesa, questa verrebbe poi confermata al Consiglio Agrifish, ovvero il tavolo dei ministri europei dell’Agricoltura, che si terrà il prossimo 31 maggio, per poi passare all’analisi del Parlamento Ue. Ed essere approvata, come molti pensano, entro l’autunno. La Commissione UE ha già ricevuto dal Governo italiano il Piano Nazionale Ripartenza e Resilienza (PNRR), ma dovrà ricevere anche il Piano Strategico Nazionale della PAC post 2022, entro dicembre 2021. Qui il dibattito è appena cominciato: ad aprile infatti, si è insediato il Tavolo nazionale di partenariato che dovrà produrre il Piano.  “Sarà necessario più coraggio ed ambizione per vincere le sfide ambientali globali dell’agricoltura, come arrestare la perdita di biodiversità e mitigare i cambiamenti climatici”, ha commentato al riguardo la coalizione CambiamoAgricoltura, ampia coalizione di Associazioni ambientaliste e dell’Agricoltura biologica e biodinamica, che guardano con attenzione alla definizione della nuova PAC. “Il PSN della PAC post 2022 è l’ultima occasione per segnare un cambio di passo verso una transizione agroecologica della nostra agricoltura e non possiamo permetterci di sprecarlo.”