LA TECNOLOGIA HA RIVOLUZIONATO LA TUTELA DELLA SICUREZZA

La vigilanza privata rappresenta il lavoro silenzioso e di grande importanza per la comunità. Esiste fin dall’antica Roma, ma oggi per tutelare persone e beni non può prescindere dalla tecnologia.

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Enzo Millepiedi
LA TECNOLOGIA HA RIVOLUZIONATO LA TUTELA DELLA SICUREZZA

La vigilanza privata rappresenta il lavoro silenzioso e di grande importanza per la comunità. Esiste fin dall’antica Roma, ma oggi per tutelare persone e beni non può prescindere dalla tecnologia.

In Italia gli Istituti di vigilanza privata che figurano nell’elenco del Ministero dell’Interno come certificati sono 382, dai quali dipendono 60mila guardie, un esercito impegnato nei servizi di tutela delle persone e dei beni e in altri delicati servizi come il trasporto dei valori. Di loro siamo soliti occuparci, soprattutto, quando avvengono fatti clamorosi, come le tristemente note rapine a mano armata. Eppure, lo sappiamo bene, svolgono un lavoro silenzioso ed essenziale per e nella comunità. E forse non tutti sanno che hanno anche alle spalle una lunga storia oltre ad un presente e soprattutto ad un futuro che non può prescindere dalla tecnologia. Ma andiamo con ordine. La vigilanza privata, che era già presente nell’antica Roma imperiale anche sotto forma di ronde di cittadini, si è sviluppata nelle città nel Rinascimento, come documentato nel famoso quadro di Rembrandt, “La ronda di notte”.

È nel 1870 che in Italia una azienda avvia questa attività. Da allora iniziative analoghe cominciano a fare capolino soprattutto nelle grandi città, di volta in volta incentivate o tollerate dalle Autorità, che finiscono però per regolarizzare le guardie giurate concedendo loro il porto d’armi. È comunque a partire dal 1900 che il servizio degli Istituti di vigilanza, si concentra nel pattugliamento, in ore notturne, delle vie cittadine, divise in settori, a tutela esclusiva degli esercizi commerciali. I meno giovani ricorderanno questi uomini della notte che, a piedi o in bicicletta, lasciavano un biglietto di controllo inserito nella saracinesca a riprova dell’avvenuto passaggio. Lo scopo allora era la deterrenza.

Quando arrivarono gli anni ’60 le biciclette furono sostituite dalle automobili o dalle moto e il servizio cominciò a migliorare. Per gli obiettivi più sensibili i controlli venivano certificati dalla punzonatura di orologi che attestavano il passaggio della guardia giurata all’ora prestabilita. Con l’avvento delle radio portatili, successivamente collegati a piccole centrali, si ebbe un altro balzo in avanti che durò fino agli anni ’90 quando l’avvento dell’elettronica e dei sistemi di allarme impose un decennio di adeguamenti preparando il settore al salto di qualità arrivato con le nuove tecnologie. Che hanno trasformato in maniera radicale la vigilanza privata estesa dagli esercizi commerciali alle abitazioni. Ed è qui che si è avuta una biforcazione tra gli istituti rimasti ancora al metodo tradizionale e quelli che hanno subito cominciato ad adottare sistemi tecnologici, seguendone l’evoluzione per fare fronte ai malfattori che, a loro volta, si sono dotati, pure loro, di strumenti sempre più sofisticati.

Senza scomodare la casa robotica, facciamo una ipotesi comune di come funziona la tecnologia della sicurezza? “Non è esagerato definire epocale la svolta impressa dalla tecnologia – premette Matteo Balestrero, già presidente nazionale di Assiv, una delle associazioni del settore, proprio nei dieci anni della rivoluzione digitale – che ha visto gli Istituti più moderni dotarsi di centrali operative, attive 24 ore su 24, che, costantemente collegate alle abitazioni e alle aziende. Nelle quali gli apparati elettronici installati, capaci di leggere o vedere anche attorno la presenza di intrusioni umane, distinte per esempio da animali fanno scattare l’allarme e con esso scatta l’analisi computerizzata del tempo medio che intercorre tra l’allarme e l’intervento della guardia”. Un tempo, che si è ridotto, nei casi più virtuosi, a pochi minuti, grazie anche alla suddivisione in zone con guardie dedicate, e che è indicativo dell’efficienza del servizio “che ha come obiettivo primario – interviene – di evitare il grave rischio di trovarsi faccia a faccia con gli intrusi”.

Come si fa a stare al passo con i tempi? “Con l’innovazione e la formazione continue. La tecnologia, in un settore dove le risorse umane restano centrali, ha trasformato la figura professionale della guardia giurata che deve avere tutte le competenze per utilizzare e gestire gli strumenti che ha in dotazione”.

Abbiamo parlato della vigilanza privata di ieri e di quella di oggi. E quella di domani? “Non ci sono dubbi: sarà sempre più sofisticata. La sicurezza, quella reale e quella percepita, resta una delle esigenze primarie della nostra società. La guardia va tenuta alta non abbassata e l’evoluzione tecnologica resta la sfida, a cominciare dalle applicazioni che verranno dall’intelligenza artificiale”