LA TEMPESTA PERFETTA, 90 MILA NAVI E L’ECONOMIA DEL MARE

Gli effetti della globalizzazione che sta cambiando investe la flotta mondiale nella transizione economica del mare.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
LA TEMPESTA PERFETTA, 90 MILA NAVI E L’ECONOMIA DEL MARE

Gli effetti della globalizzazione che sta cambiando investe la flotta mondiale nella transizione economica del mare.

Già con la pandemia si era entrata in quella che, mutuata dalla furia della natura, è chiamata la tempesta perfetta. Ora la pandemia non debellata, e che è anche rispuntata in Cina da dove era partita, e l’invasione della Russia in Ucraina, mettono ancor più a nudo altre incertezze già emerse dalle miopie generate dalle illusioni della globalizzazione. Illusioni emerse in tutta la loro portata allo Shipping, Forwarding&Logistics meet Industry di Milano dove si è preso atto che “l’economia globale sta cambiando” con l’elenco dei fattori di questo cambiamento: “la regionalizzazione, l’accorciamento delle catene, il ritorno del primato della geopolitica e della potenza in senso totale, non solo economico”.

In tale contesto tutti hanno concordato che “non è possibile affrontare questi fenomeni con aggiustamenti minori, le catene devono essere riprogettate, dall’approvvigionamento alla produzione, alla distribuzione, in collaborazione stretta tra industria e logistica. Si è tornati insomma e bruscamente al nocciolo di una epocale quanto gigantesca sfida: quella di trovare l’equilibrio tra decarbonizzazione, sicurezza energetica attuale e futura, spinta alla sostenibilità complessiva dell’industria e della logistica. Che è stato il fil rouge delle tre giornate milanesi in Assolombarda.

Un equilibrio più difficile da conseguire, come ho osservato all’inizio, perché reso ancora “più instabile dalla crisi pandemica e bellica in corso e la cui evoluzione è impossibile da prevedere”. Non sono mancate comunque le indicazioni sugli strumenti per traguardare la sostenibilità senza far esplodere i costi che sarebbe come condannare a morte la (e ogni) transizione ecologica. E non si tratta di ripartire solo costi e oneri, ma anche opportunità con strumenti contrattuali pubblici e privati capaci di trasformare la sostenibilità in una risorsa secondo la formula aurea del “meno inquino, meno pago”.

Anche solo se applicata questa formula all’economia del mare appare in tutta la sua grandezza ed estensione quanto sia impegnativo mantenere la rotta sulla progressiva decarbonizzazione delle 90mila navi che costituiscono le flotte in tutto il mondo. È ripartito da questa grandezza lo stesso ingegner Andrea Cogliolo, senior director Marine Excellence Centers del Rina Service, chiamato dal Presidente del Propeller dei Porti della Spezia e di Marina di Carrara Giorgio Bucchioni a tracciare per le imprese e i professionisti della blu economy la rotta che porti alla, graduale, sostituzione del nuovo con il vecchio naviglio, con meta la nave virtuosa, cioè di nuova generazione, che torni a essere un valore aggiunto ecologico e economico, compensando però nella transizione le penalità da CO2 con i vantaggi green. Anche perché, allo stato, l’applicazione delle più stringenti normative Ue non solo impatteranno sull’economia marittima andando a incidere, come si è visto, su oneri e costi ma anche penalizzando – lo ha ripetuto al Propeller l’ingegner Andrea Cogliolo – soprattutto gli europei.