LA VACANZA HA AVUTO LA MEGLIO SULLA PANDEMIA. MA IL “DOPO”?

La riflessione del prof. Nicola Bellini, docente di Economia e Management alla Scuola Superiore Sant’Anna Pisa (Italia). Ci sono molte incognite che rimangono per la stagione autunnale.

TURISMO
Prof. Nicola Bellini
LA VACANZA HA AVUTO LA MEGLIO SULLA PANDEMIA. MA IL “DOPO”?

La riflessione del prof. Nicola Bellini, docente di Economia e Management alla Scuola Superiore Sant’Anna Pisa (Italia). Ci sono molte incognite che rimangono per la stagione autunnale.

E ora? Mentre si consumano gli ultimi giorni del bel tempo, il turismo italiano si interroga su ciò che lo aspetta nel “dopo pandemia”. Ovviamente questa stessa espressione (“dopo pandemia”) è solo parzialmente lecita, poiché molte sono le incognite che rimangono per la stagione autunnale: l’impatto della riapertura delle scuole, quello del perdurante dissenso no-vax, la spada di Damocle delle varianti.

Nonostante tutte le necessarie prudenze, è però un fatto che il turismo è ripartito. I livelli sono ancora lontani da quelli del 2019, ma la voglia di vacanza ha avuto la meglio, trascinata dalle mete tipicamente estive, come quelle marine. Nonostante i disagi e i dissensi, l’introduzione del green pass sembra poi aver avuto un effetto decisivo di stabilizzazione delle regole, esattamente ciò che era mancato, con impatti devastanti, nei mesi precedenti. Il caso della Grecia, che ha ottenuto risultati comparabili al periodo pre-pandemico, sembra confermare l’importanza di quello strumento per riavviare il motore dell’economia turistica. Di fronte a noi, anche scontando un drastico rallentamento dei flussi nell’autunno, c’è quindi un cammino di crescita, non più di blocco. Tuttavia, due grandi questioni dovranno essere affrontate e – prima ancora – comprese.

La prima riguarda il turismo d’affari, che è una chiave di volta dei modelli di business di molte imprese, dall’ospitalità ai trasporti. Un recente rapporto di McKinsey ha efficacemente raccontato l’incertezza con la quale le imprese affrontano la prospettiva di una ripresa del viaggio d’affari. I mesi passati hanno permesso un apprendimento accelerato sulle nuove tecnologie di videoconferenza, che a loro volta hanno registrato rapidi affinamenti, e quindi un’integrazione di nuove forme di flessibilità e “agilità” nei processi organizzativi. Al tempo stesso, però, hanno evidenziato il valore aggiunto specifico dell’operare in presenza, ad esempio in termini di qualità e tempestività delle informazioni raccolte o di gestione più efficace di relazioni e trattative.

La prima tendenza comporta un netto ridimensionamento del mercato, anche per la prospettiva di ridurre significativamente una voce di costo, quella dei viaggi “corporate”, che sembrava destinata ad una crescita inarrestabile e soprattutto incontrollata. La seconda tendenza sembra delineare un ritorno al viaggio di una parte più ridotta di persone, ma con maggiori esigenze in termini di qualità, sicurezza, flessibilità e personalizzazione dell’esperienza di viaggio.

È difficile oggi stimare quali nuovi assetti emergeranno da questa ridefinizione del mercato (ad esempio, per quanto riguarda le strategie di prezzo oppure la gestione delle strutture alberghiere di livello elevato nei contesti urbani, tipicamente orientate al segmento business). Comunque, è assai improbabile un ritorno al passato.

Vi è poi la prospettiva del ritorno degli stranieri. La ripresa è avvenuta in Italia sostituendo la clientela internazionale con quella nazionale, spesso “di prossimità”. I turisti sono tornati, i fatturati un po’ meno, perché fisiologicamente si è trattato di un turismo più povero. Sono poi mancati del tutto i grandi flussi di lungo raggio (dagli Stati Uniti alla Cina). Il mercato turistico della transizione ha potuto dunque contare su un pubblico di riferimento italiano, capace di orientarsi autonomamente nell’offerta turistica e di gestire le proprie preferenze in un quadro di offerta di tipo tradizionale.

Questa situazione è destinata a mutare. Quanto maggiore sarà la quota di stranieri che entrerà in Italia nei prossimi anni (anche per compensare gli italiani che riprenderanno a viaggiare all’estero), tanto maggiore sarà invece la pressione ad innalzare la qualità dell’offerta e dei servizi e tanto più forte sarà la spinta competitiva che verrà da quelle destinazioni che in questa fase si sono preparate investendo nell’innovazione di prodotti e processi.

La percezione di molti osservatori ed esperti è che questo non sia successo per l’Italia. La strutturale incapacità del nostro Paese e delle nostre comunità locali di pensare strategicamente ha fatto prevalere un atteggiamento di attesa, nel segno della sopravvivenza e con la convinzione che i turisti stranieri ritorneranno comunque alle destinazioni italiane. Lo stesso PNRR sembra ancora muoversi in un’ottica di modernizzazione (per tanti aspetti urgente) più che di innovazione e riposizionamento della destinazione Italia. E i problemi del passato, a cominciare dall’overtourism (abbiamo dimenticato Venezia?), appaiono derubricati.

Nelle parole di un’esperta del settore: “Avevamo tra le dita il poker per cambiare veramente le cose, per disegnare un turismo italiano cambiato, diverso, più forte e abbiamo passato la mano.” Un giorno, probabilmente, ricorderemo questi mesi come quelli di una grande occasione mancata.

Nella foto il Prof. Nicola Bellini
PROFESSORE ORDINARIO DI ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE PRESSO LA SCUOLA SUPERIORE SANT’ANNA DI PISA