LA VILLA REALE DI MONZA RIAPRE AI TURISTI

Uno dei complessi monumentali più importanti della Lombardia ritorna ai fasti che la videro dimora degli Asburgo, Napoleone e Savoia. E nelle sale della Reggia le note dei concerti per celebrare la Festa della Regione

TURISMO
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Cristina Nati
LA VILLA REALE DI MONZA RIAPRE AI TURISTI

Uno dei complessi monumentali più importanti della Lombardia ritorna ai fasti che la videro dimora degli Asburgo, Napoleone e Savoia. E nelle sale della Reggia le note dei concerti per celebrare la Festa della Regione

Dopo 15 mesi di chiusura forzata le note delle Quattro Stagioni di Antonio Vivaldi e i Tango di Astor Piazzolla riapriranno la Villa Reale e il Parco di Monza: uno dei complessi monumentali più importanti della Lombardia. L’occasione è assolutamente simbolica: il 29 maggio è infatti istituzionalmente la Festa della Regione Lombardia.  Dal 30 maggio poi, con prenotazione obbligatoria sul sito, i visitatori torneranno nelle Sale di Rappresentanza del Primo Piano Nobile, che più di tutte recano ancora le decorazioni neoclassiche. Potranno ammirare gli appartamenti al Secondo Piano Nobile e concludere il percorso storico e artistico negli appartamenti del Re e della Regina al Primo Piano Nobile. La Villa Reale di Monza, con la sua storia stratificata e quella dei personaggi che l’hanno vissuta (dagli Asburgo a Napoleone, dai Savoia alle stagioni delle Biennali), l’eccezionalità della sua architettura, la relazione con il suo Parco e gli edifici che la compongono, costituisce senza dubbio un complesso di eccellenza, che potrà sempre più dialogare con tutti gli altri Palazzi Reali italiani, con cui condivide storicamente numerose relazioni dinastiche ed artistiche. Il Consorzio della Villa Reale e del Parco di Monza, diretto da Giuseppe Di Stefano, composto da Comuni di Monza e Milano alla Regione Lombardia, il Consorzio intende rafforzare il dialogo con il Ministero della Cultura, da cui dipendono tutte le altre grandi Regge italiane. Nel lungo e complesso percorso di restauro e valorizzazione molto è stato fatto ma tanto è ancora da fare. La Reggia, a causa della sua storia complessa e critica, ha sofferto molto e le sfide da affrontare sono ancora molte, a partire dagli importanti restauri che ancora devono essere realizzati, come quello dell’intera Ala Nord. Una delle linee guida sarà quella di ricollocare gli arredi già restaurati nelle sale più adatte, seguendo criteri stilistici e storici, sulla base degli inventari e della documentazione in possesso. È il caso del salottino cinese di cui sono iniziate da gennaio le attività di restauro in collaborazione con il Centro Conservazione e Restauro La Venaria. Continuerà, in collaborazione con la Soprintendenza, la ricognizione, lo studio e il restauro degli arredi che sarà possibile in futuro ricollocare nelle sale, per poter fare tornare in vita la Reggia attraverso le opere d’arte e le storie che raccontano. L’esperienza della visita della Villa Reale, del suo Parco e degli edifici annessi saranno una vera occasione di ispirazione e crescita culturale, per tutte le fasce e tipologie di pubblico.

La Villa Reale, detta anche reggia di Monza, è situata a nord del territorio del comune di Monza. Con il termine reggia di Monza, s’intende l’intero complesso palaziale, mentre i domini di Monza comprendevano la Rotonda dell’Appiani, il Roseto Niso Fumagalli e il parco della reggia. La storia della Villa Reale di Monza ha inizio con l’arrivo a Milano nel 1771 del nuovo governatore, l’arciduca Ferdinando d’Asburgo, penultimo figlio dell’imperatrice Maria Teresa che ne volle la costruzione come residenza estiva per il figlio. La vicinanza alla capitale, la peculiarità del territorio, il pregio della ricca vegetazione sono stati gli elementi che hanno portato alla scelta di Monza come sede della villeggiatura regale e non ultimi: “la salubrità dell’aria e l’amenità del paese”. Ma questa scelta esprimeva anche un forte simbolo di legame tra Milano e Vienna, trovandosi proprio sulla strada per la capitale imperiale.

L’incarico di costruirla fu dato all’architetto Giuseppe Piermarini e fu portato a termine in soli tre anni. Mentre per ultimare l’allestimento dei curatissimi giardini ci volle qualche anno in più. Successivamente il giovane arciduca Ferdinando fece apportare delle aggiunte al complesso, sempre ad opera del Piermarini, con l’introduzione di nuovi elementi di sviluppo e di interesse nello scenario milanese, non ultima la trasformazione della città in “capitale”.  E la sua costruzione deve essere inquadrata proprio in questo contesto, in quanto faceva parte di un più ampio progetto di riforme, ideate da Ferdinando, le quali, oltre a essere dirette alla vita politico-amministrativa, riguardavano anche la riqualificazione degli spazi. Perno del nuovo assetto, la creazione di un “sistema di regge”. La Villa fu usata dall’Arciduca come propria residenza di campagna fino all’arrivo delle armate napoleoniche nel 1796 e, con l’incoronazione di Napoleone nel 1805, divenne invece residenza del figliastro Eugenio di Beauharnais. 

La caduta di Napoleone riconsegnò la Villa Reale nelle mani degli austriaci, i quali la lasciarono per alcuni anni in uno stato di relativo abbandono, fino a quando nel 1818 non ne prese possesso il viceré del Lombardo-Veneto Giuseppe Ranieri.
Occupato nel 1848 dai militari di Radetzky, tra il 1857 e il 1859 il palazzo tornò a essere sede di una corte sfarzosa durante il breve soggiorno monzese dell’ultimo rappresentante della casa d’Austria, Massimiliano I d’Asburgo, fratello di Francesco Giuseppe.
Quando il Lombardo-Veneto venne annesso allo Stato del Piemonte, la storia della Villa finì per incrociarsi inevitabilmente con il destino dei Savoia, diventando residenza privilegiata di Umberto I e ritornando così al suo ruolo originario di residenza di villeggiatura. Il sovrano si affidò alla direzione dell’architetto Majnoni per ornarla, restaurarla e migliorarla secondo il gusto dell’epoca. Fu dunque in quegli anni che la Villa subì una radicale trasformazione di molte delle sue parti.

Nel 1900 Umberto fu assassinato proprio a Monza da Gaetano Bresci e, in seguito a questo evento, il nuovo re Vittorio Emanuele III non volle più utilizzare la Villa Reale, facendola chiudere e trasferire al Quirinale gran parte degli arredi. Nel1934 con Regio Decreto Vittorio Emanuele III fece dono della Villa ai Comuni di Monza e di Milano. Le vicende dell’immediato dopoguerra della seconda guerra mondiale provocarono occupazioni, ulteriori spoliazioni e decadimento del monumento. Oggi la Villa Reale è di proprietà del Comune di Monza, della Regione Lombardia e del Demanio dello Stato.