LA XYLELLA NON SI ARRESTA NON SOLO OLIVI MALATI

Il ritrovamento di olivi malati nella la zona nord della Puglia e la recente scoperta nel barese di un nuovo ceppo che attacca i mandorli.

AMBIENTE
Domenico Aloia
LA XYLELLA NON SI ARRESTA NON SOLO OLIVI MALATI

Il ritrovamento di olivi malati nella la zona nord della Puglia e la recente scoperta nel barese di un nuovo ceppo che attacca i mandorli.

Xylella una presenza che risale al 2013

In Salento, la presenza della Xylella a carico di piante di olivo è stata riscontrata a partire dal 2013 nella zona di Gallipoli, anche se il suo ingresso è datato 2008 in seguito all’ importazione di piante di caffè dal Centro America, precisamente dal Costarica.

A caratterizzare morfologicamente il patogeno la presenza di tre sottospecie, ognuna delle quale attacca ospiti diversi. La più nota nel nostro paese è la pauca, responsabile del disseccamento rapido dell’olivo che annovera tra gli altri circa 36 specie appartenenti alla flora spontanea ma anche agrumi, arancio, caffè, ecc, fastidiosa, legata alla malattia di Pierce che attacca la vite, multiplex che colpisce, solo per citare le più note, mandorlo, susino, pesco e la sandyi, alcune piante ornamentali.

Ad essere precisi le specie ospiti, secondo il report dell’ EFSA, European Food Safety Authority, sono 433, appartenenti a 197 generi e 88 famiglie considerando le diverse varianti, a dimostrazione della estrema variabilità genetica della specie. Cifre che permettono di sfatare il pensiero comune che porta ad associare la Xylella esclusivamente all’ olivo e al Salento, quando in realtà il numero di ospiti e la presenza nel mondo del patogeno è molto maggiore.

Ormai la sua avanzata verso il sud della Puglia è inevitabile

In Salento la presenza dell’olivo è un elemento caratterizzante del paesaggio, oltre ad essere la specie maggiormente coltivata e rappresentare una fonte di reddito importante per le aziende agricole.

Per questo l’avvento della Xylella, con circa 21 milioni di olivi interessati dai disseccamenti, e il conseguente abbattimento di un numero cospicuo di esemplari, ha provocato danni incalcolabili al paesaggio, destinato a cambiare volto, oltre a ridurre drasticamente il reddito delle aziende agricole, che in molti casi si sono trovate a dover optare per un nuovo ordinamento colturale, se non addirittura a chiudere.

Olivo attaccato da Xyllella in Agro di Gallipoli (Lecce)

Nel corso degli anni il Servizio Fitosanitario della Regione Puglia, il CNR di Bari, l’università degli studi del capoluogo pugliese, quelle di Foggia e Lecce, e altri enti di ricerca si sono impegnati per cercare di porre un freno alla Xylella, con piani di monitoraggio, campionamenti, misure di controllo, ecc. Purtroppo come era prevedibile e in base a quanto ci dicono i dati del monitoraggio della regione Puglia, dal Salento la Xylella, che ricordiamolo è un batterio, e il suo agente vettore la sputacchina, Philaenus spumarius, si stiano spostando più a nord, verso le province di Brindisi, Taranto e Bari.

In particolare per rendere l’idea, nella zona definita di delimitazione, compresa nella valle d’ Itria, tra le province citate, che si snoda da Alberobello a Martina Franca, passando per Cisternino, Locorotondo, ecc, nel 2023 in seguito alle attività di sorveglianza sono state abbattute quasi 900 piante.

Purtroppo, la soluzione è ancora lontana

Aldilà di sterili diatribe tra favorevoli e contrari all’ abbattimento che a loro modo hanno rallentato i tempi, non è stata valutata la situazione nella sua totalità, per questo non si è riusciti a contrastare in maniera definitiva il patogeno, puntando soltanto alla soluzione più drastica, l’abbattimento delle piante infette e non solo, senza ottenere  i frutti sperati. Non è stato dato il giusto peso a pratiche alternative in grado di controllare l’insetto vettore, senza il quale il batterio, la Xylella, non potrebbe diffondersi, ma anzi ci si è soffermati proprio su quest’ ultimo senza studiare il fondamentale rapporto insetto, batterio, olivo, e l’effetto dei fattori agronomici e ambientali.

Nuove regole per ridurre gli abbattimenti

Nel corso degli anni in base ai risultati dei monitoraggi dell’ Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia sono state ridefinite le aree colpite dal patogeno, e in ottemperanza ai regolamenti europei, in particolare il regolamento 2020/1201 della Commissione, è stato possibile agire in modo più veloce procedendo all’ abbattimento soltanto delle piante infette e non anche di quelle sane nel raggio di 50 metri, come avveniva in precedenza.

Numerosi i progetti per contrastare la sputacchina e il batterio

Comunque, qualche azione per limitare la presenza della sputacchina e con essa il diffondersi della Xylella, è stata fatta e solo il tempo potrà dirci se i numerosi progetti, alcuni ancora in corso, sviluppati negli anni porteranno i frutti sperati. Un esempio è il progetto Sviluppo di Strategie di controllo sostenibili di Philaenus spumarius ed interferenza con la trasmissione di Xylella fastidiosa (SOS) finanziato dal Ministero dell’ Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Dipartimento di scienze agrarie, forestali e alimentari dell’ Università di Torino in collaborazione con Ciheam di Bari e con le Università di Foggia, Dipartimento di scienze agrarie, alimenti, risorse naturali e ingegneria, di Bari, Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti e di Padova, Dipartimento di agronomia, animali, alimenti, risorse naturali e ambiente L’ obiettivo è studiare le interazioni insetto e olivo e individuare modelli gestionali grazie ai quali si possano creare condizioni sfavorevoli allo sviluppo del patogeno.

schiuma prodotta dalla sputacchina

Di pari passo con la necessità di porre un freno al proliferare della sputacchina, si è agito anche sul versante del miglioramento genetico, infatti sono state individuate nel leccino e nella FS 17 due varietà resistenti all’ attacco del batterio, che dovrebbero andare a sostituire le piante infette, principalmente appartenenti alle due varietà più significative presenti in Salento, l’Ogliarola e la Cellina di Nardò.

Miglioramento genetico che è alla base di un altro progetto, denominato Novixgen promosso dal CREA del quale abbiamo parlato anche qui su Stradenuove. L’obiettivo è quello di agire sulla tolleranza genetica dell’olivo, così da rendere le piante più resistenti al patogeno, oltre a testare nuove varietà.

Xylella non attacca soltanto l’olivo, ritrovati mandorli infetti da un nuovo ceppo

A dimostrazione della variabilità del patogeno e quanto le azioni intraprese in questi anni non abbiano portato i frutti sperati, cioè porre un freno vero e proprio all’ avanzamento della sputacchina, è il ritrovamento avvenuto nel febbraio 2024 a Triggiano nel barese, dove in seguito alle attività di monitoraggio sono state individuate alcune sputacchine infette.

La scoperta non è stata frutto del caso ma bensì il risultato di un approccio nuovo messo in piedi dal Servizio Fitosanitario della Regione Puglia e dall’ Istituto Agronomico Mediterraneo, situato a Valenzano, provincia di Bari.

In particolare si è deciso di estendere la vigilanza e il monitoraggio all’ insetto vettore, nella zona indenne, dove cioè non sono state trovate piante infette, oltre che a quella infetta e a quella cuscinetto, dove dal monitoraggio di circa cento stazioni sono state individuate tredici sputacchine positive al batterio.

La situazione ha destato un certo allarme ed ha portato ad intensificare la vigilanza, procedendo al campionamento di trecentocinquanta olivi oltre ad altre specie, tra cui il mandorlo, per riscontrare l’eventuale positività alla sub specie pauca.

Se da una parte non sono stati riscontrati olivi positivi, e questo rappresenta un buon segno, lo stesso non vale per il mandorlo, infatti sono 6 esemplari di questa specie ad essere risultati positivi in particolare ad un nuovo ceppo denominato fastidiosissima o Sp1, fastidiosa fastidiosa.

Il ceppo riscontrato a Triggiano è già da tempo presente in California e in Florida ma anche in Israele e in Europa a Maiorca e dallo scorso anno in Portogallo. Per ora la stagione nella quale si è manifestata la presenza della Xylella a carico del mandorlo non ha permesso di valutare l’entità e le caratteristiche tipiche dei danni, essendo le piante ancora prive di foglie e frutti.

Per maggiori informazioni : www.emergenzaxylella.it/portale_gestione_agricoltura

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