LA ZECCA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
LA ZECCA

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Mamma, mi sono venuti due puntini neri all’inguine. Non capisco cosa possono essere, solo se li tocco mi fanno male”. Anna era una ragazza di sedici anni, bionda con gli occhi azzurri che aveva preso dalla madre, così come il corpo snello e già ben formato, per la sua giovane età. Federica, la mamma, era una signora di 40 anni, anche lei bionda e molto attraente. “Fammi vedere un po’”. La mamma guardò con attenzione l’inguine di Anna e vide i due puntini neri, l’uno vicino all’altro. Poi fece un sobbalzo. “Anna… sono delle zecche! Ma dove le hai prese? Sei andata in campagna con qualche tua amica?”. “Ieri abbiamo fatto una passeggiata nel boschetto qui vicino a casa”. “Eravate da sole?”. “No, c’erano anche un paio di ragazzi con noi”. “Ho capito”, disse Federica. Hai capito la signorina, va nel bosco a fare l’amore coi ragazzini e poi… 

“Mamma… non abbiamo fatto nulla di male, qualche bacetto…”. “Bacetto? Distese sull’erba, vero?”. “Sì, ci siamo riposati un po’ e ci divertivamo a fare le capriole”. “E le zecche sono arrivate all’inguine da sole…”, disse Federica. “Non so come ci sono arrivate”, rispose Anna. “Eppure, Anna, tu che sei una ragazza intelligente, vai a sederti proprio dove sono passate le pecore?”. “Le pecore? Mai viste”, disse Anna, abbassando il viso che era diventato paonazzo per l’imbarazzo, il che rivelava un senso di verità. “Mamma, ma che male c’è? Non abbiamo fatto nulla”. Arrivarono al pronto soccorso e il medico di turno le invitò ad andare in ambulatorio visto che la cosa non sembrava particolarmente grave.

Federica descrisse al medico la situazione e Anna fu sorpresa della preparazione sull’argomento della madre. Il medico visitò Anna e, sorridendo, disse: “Sono due zecche a livello inguinale” e, sorridendo aggiunse, “ai ragazzi della tua età può succedere. Bisogna che tu faccia però attenzione, la prossima volta che vai a fare una passeggiata”. “Dottore” chiese la madre “ci possono essere problemi?”. “Non credo” disse il dottore, “a volte un po’ di infezione nel punto dove le zecche hanno dato il morso e poi, dipende dal tempo che una persona se le tiene addosso senza accorgersene”. Il medico cominciò a lavorare per togliere le zecche, facendo molta attenzione che venisse via tutto il corpo dell’animale durante la sua estrazione. Alla fine, riuscì a toglierle senza problemi. “Nel boschetto, Anna, faccia attenzione ad andarci perché potrebbe succedere la stessa cosa. Magari, indossi un paio di pantaloni ben aderenti e non la minigonna”.  La madre intervenne: “Ora nel boschetto non ci vai più, è troppo pericoloso”. Anna sorrideva. “Pericoloso? Per le zecche?”. “Sì, anche per le zecche e ci siamo capite, vero?”.  “Dottore, Anna deve fare una terapia a casa?”. “Sì, le ho prescritto un antibiotico che deve prendere per tre giorni”. “Vicino a casa nostra c’è un po’ di prato e tanti alberi fitti, lo chiamano il boschetto. È in piena campagna e ogni tanto le persone ci vanno per trovare un po’ di intimità all’aria aperta…”. “Ho capito”, disse il dottore. Federica continuò a fare la predica alla figlia. Dopo che il medico aveva riempito tutti i verbali del pronto soccorso le salutò sorridendo. “Stai tranquilla, non è successo niente”, disse ad Anna.

Federica, che stava leggendo il resoconto del verbale, chiese ancora per quanti giorni doveva fare l’antibiotico e a che ora doveva assumerlo. “Per tre, quattro giorni”, rispose il medico, “due volte al giorno”. “Grazie”, rispose Federica. Intanto Anna si era alzata dal lettino. Federica con la figlia stavano uscendo dalla stanza dell’ambulatorio quando, distrattamente, anche a causa delle scarpe con tacchi troppo alti, Federica scivolò e cadde a terra. Il medico tornò indietro a soccorrerla e per cautela la mise distesa sul lettino che precedentemente aveva occupato Anna. Federica per distendersi sollevò un po’ la gonna. Sulla gamba sinistra comparvero due puntini neri che incuriosirono il medico. “Si fermi, signora, ho visto qualcosa sulla sua gamba. Mi faccia vedere meglio”.  Sollevò un po’ di più la gonna di Federica e vide altri due puntini sulla parte interna della coscia sinistra. “Signora, le zecche hanno morso anche lei. Il prato vicino a casa sua sembra un po’ pericoloso per voi due, dovete fare più attenzione quando ci andate”.  Anna guardò la mamma con una espressione di sorpresa: “Anche tu, mamma…?”.  “Anche io cosa, Anna?”. “Dicevo, anche tu sei andata al boschetto?”. “Anna, io al boschetto ci sono andata, ma non ricordo il motivo”. “Ma guarda queste zecche! Mamma, allora anche tu…”. Ripeté la figlia. “Anna, non ricordo se sono andata al boschetto qualche mese fa, proprio non ricordo”. “Signora, permetta, se fosse stata morsa qualche mese fa avrebbe avuto qualche sintomo in più: febbre, un rossore intenso dove è stata morsa. Queste zecche sono recenti, anzi recentissime. E magari è andata nello stesso posto dove è stata anche sua figlia…”, disse il medico sorridendo.

“Ma che dice, dottore! Ora ricordo… recentemente sono andata in quel posto perché avevo bisogno di pensare. Ognuno di noi ha necessità di trovare uno spazio tutto suo, dove isolarsi lontano dallo stress della vita di tutti i giorni per riuscire a comprendere se stessi”. “Ma ci sei andata da sola mamma?”, chiese Anna. “Ci sono delle cose e dei momenti che occorre essere in compagnia… dei nostri sentimenti e delle nostre passioni si intende”.