L’ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA’ TRA SEQUESTRI E RISCATTI MILIONARI

Assalti armati e informatici agli equipaggi delle navi mercantili in navigazione. Sono i nuovi pirati, eredi di una tradizione antica ma ora come allora figli di comportamenti devianti. In pochi anni solo nel Corno d’Africa ha già fruttato 300 milioni di euro.

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Enzo Millepiedi
L’ALTRA FACCIA DELLA MODERNITA’ TRA SEQUESTRI E RISCATTI MILIONARI

Assalti armati e informatici agli equipaggi delle navi mercantili in navigazione. Sono i nuovi pirati, eredi di una tradizione antica ma ora come allora figli di comportamenti devianti. In pochi anni solo nel Corno d’Africa ha già fruttato 300 milioni di euro.

Guardando sui monitor i mari del mondo non puoi che rimanere, ogni volta, attonito e affascinato nell’osservare le migliaia di sagome di navi, di qualsivoglia tipologia e stazza, che si muovono, operose, come in un alveare magico. Le immagini dei satelliti te le mostrano in tempo reale con i loro carichi, siano passeggeri o merci in container o alla rinfusa, solida o liquida. E le rotte ti offrono già uno sguardo d’insieme sul trend del commercio globale in movimento. Che, insieme ai noli, da che mondo è mondo, è uno degli indicatori per tastare il polso all’economia. Ma non puoi non pensare anche ai rischi e alle insidie naturali che quelle incessanti carovane, lanciate sulle infinite corsie d’acqua, corrono con i loro equipaggi che, anelli di lunghe catene, assicurano gli approvvigionamenti internazionali.

Difficilmente viene da pensare invece ad altri due tipi di rischi ai quali equipaggi e naviglio sono sempre di più esposti. Il nome è comune: pirateria. Per assalti che possono essere fisici o informatici. Ma sempre di pirati si tratta. Moderni entrambi. I primi eredi di una tradizione antica come la navigazione, i secondi figli dai comportamenti devianti del nostro tempo. Mossi da un unico fine: sequestri per riscatti milionari. Si è stimato che in 7 anni la pirateria abbia fruttato 300 milioni di euro nel solo Corno d’Africa.

“I marittimi sono per molti aspetti gli eroi non celebrati della nostra economia globale”, ha detto John W.H. Denton, Segretario Generale dell’International Maritime Bureau (IMB) che attraverso il Piracy Reporting Centre è, dal 1991, un punto di riferimento per segnalare tutti i crimini di pirateria marittima 24 ore su 24. Che avvengono da Singapore, Filippine e Indonesia fino al Perù, passando da una Somalia, peraltro ormai “bonificata” dalla task force delle Marine militari internazionali, e dall’Africa Occidentale, ora triste epicentro globale del fenomeno. Dove, avverte il direttore di IMB Michael Howlett: “I pirati nel Golfo di Guinea sono attrezzati per attaccare più lontano dalle coste e non hanno paura di intraprendere azioni violente contro gli equipaggi”.

D’altronde i dati sono inequivocabili: tra gennaio e giugno di quest’anno sono state ben 61 le navi vittime di pirati nel mondo e di queste ben 22 nel solo Golfo di Guinea; 50 sono stati i componenti degli equipaggi rapiti dai pirati e uno di loro è morto. Il nudo conteggio dei 61 abbordaggi dopo i 22 nel Golfo di Guinea prosegue così: 16 nello Stretto di Singapore, 9 in Perù, 5 in Indonesia, 5 nelle Filippine, 1 nel Golfo di Aden, 1 nel Mar Rosso, 0 come detto davanti alle coste della Somalia. In quella Somalia nella quale nell’aprile del 2009 fu dirottata dai pirati la nave mercantile Usa “Maersk Alabama” con la cattura e la presa in ostaggio del comandante. Il clamore fu enorme perché era il primo dirottamento di una nave da carico statunitense in 200 anni di storia navale. Tanto che ispirò il film “Captain Phillips – Attacco in mare aperto” del 2013, di Paul Greengrass con protagonista Tom Hanks.

E mentre contro gli assalti fisici dei pirati Confitarma – l’associazione degli armatori italiani – che plaude alla vigilanza di unità della Marina Militare Italiana, ha sottoscritto il “The Gulf of Guinea declaration on suppression of piracy”, cresce la preoccupazione per gli attacchi informatici che, oltre alle infrastrutture sensibili, possono colpire anche le navi in navigazione. L’allarme è stato lanciato a luglio e a fine agosto da Luca Sisto, segretario generale di Confitarma che, per contrastare anche questo pericolo, ha costituito, affidandone la presidenza all’armatore Cesare D’Amico, il Maritime cyber security, per la comprensione e l’applicazione di norme finalizzate a contenere e contrastare rischi di natura cibernetica.

C’è infatti la consapevolezza, nelle Compagnie di navigazione, della necessità di dotarsi di strumenti e competenze professionali idonee a garantire la corretta gestione dei rischi connessi alla sicurezza informatica. Esigenza rimarcata dall’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) che nella Risoluzione “Maritime Cyber Risk Management in Safety Management Systems”, afferma che la valutazione del rischio informatico, oltre ad essere divenuto elemento essenziale, rientra tra gli obiettivi del Codice ISM e ricade tra i rischi generali che possono interessare e impattare sulla sicurezza della nave, del personale e dell’ambiente. Codice ISM che dice testualmente: “I membri dell’equipaggio … devono familiarizzare con le misure di sicurezza informatica. Familiarizzazione, istruzione e ulteriori misure di formazione devono essere periodicamente ripetute”.