L’ANGELO CUSTODE

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

RUBRICA
Stefano Grifoni
L’ANGELO CUSTODE

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Don Fabio stava rientrando da Genova dove aveva celebrato la Santa Messa del pomeriggio . Quando l’auto imboccò l’autostrada per Firenze il sacerdote vide solo due enormi fari che avanzavano verso di lui. L’urto fu tremendo. Don Fabio cercò il suo angelo custode  ma non lo trovò subito, tuttavia sentì che un tale lo portava per mano. Si ritrovò su una barella d’ospedale con tanta gente intorno   che lo toccava e, per il troppo dolore,  perse conoscenza. Al  medico del pronto soccorso le sue condizioni apparvero subito molto gravi. Entrò in coma. Aveva fratture ovunque, ma la cosa che preoccupava di più i medici era  il colpo alla testa, dove il cervello aveva subito il danno maggiore. “Dottore, lei  è l’unico che lo può salvare” dissero al medico di guardia  i sacerdoti che lo avevano raggiunto in ospedale.

Il dottore li guardò con sospetto e poi con molta gentilezza chiese: “..chi sono quelli che ve lo hanno detto ?” “ I superiori da Roma, hanno parlato con una veggente che ha suggerito lei come medico.” “Io non conosco la veggente…per favore!” “… la conoscerà perché la cercherà” risposero in coro i sacerdoti . La situazione era davvero difficile, troppi problemi dal punto di vista e poi tutti insieme. Don Fabio sembrava morto e forse lo era davvero o lo stava diventando. Non rispondeva più agli stimoli dolorosi   e il medico era molto preoccupato per i danni che riscontrava sempre più numerosi sul suo corpo. Il dottore pensò: ci vorrebbe davvero un miracolo e noi medici i miracoli non li facciamo.  Don Fabio  volteggiava in cielo  alla ricerca del  suo angelo custode  ma non lo vedeva arrivare.

Poi sentì un battito di ali e qualcosa che lo toccava. Si girò un attimo: “Dove sei stato? Gli angeli custodi dovrebbero  stare vicino alla persona che proteggono. Ti sei assentato e io sono stato travolto da un camion. Sto per morire e tu che fai? Sparisci e non mi aiuti. Almeno cerca di suggerire al medico la diagnosi e la terapia utile per salvarmi o per farmi stare meglio.” “Non mi sono mai allontanato da te,  mi sono distratto solo  un attimo e guarda a che cosa hai combinato.”   “Cosa ho combinato io?  Se fossi stato accanto a me quando è accaduto il disastro.  avresti potuto evitarlo  in qualche modo.” “ Ne abbiamo discusso a lungo ma non sono riuscito a convincere i miei colleghi cattivi. Loro mi hanno detto che la tua anima interessava  a una signora ma  che non avevano nessuna richiesta”.

“Sarà la mia mamma, era disperata quando ha saputo quello che  mi era accaduto”. “ Non credo ,disse l’angelo, penso sia l’altra madre, quella di tutti noi Dimmi un po’… hai qualche rimorso da confessarmi, qualche peccatuccio… qualche cattiveria?” “…non ho niente di tutto questo.” “ Ma allora sei proprio monotono,  nemmeno un peccatuccio fatto con il pensiero, una promessa non mantenuta  insomma qualcosa per cui tu devi chiedere perdono a qualcuno?” “ Non ricordo ma forse sono io che devo chiedere perdono agli altri.” “ Il medico sta facendo di tutto per salvarti, ora gli suggerisco un farmaco  e vedrai che  capirà che cosa ti è successo e perché sei in coma  e ti salverai…forse.”

Il medico non riusciva a capire come mai don Fabio fosse in coma. L’emorragia all’interno del cervello era piccola e quindi doveva esserci qualche altro motivo. Si affacciò sul corridoio dove vide tutti i sacerdoti in ginocchio che stavano pregando per Don Fabio e anche per lui. “Sapete se don Fabio prendeva delle terapie a casa? Le analisi mostrano delle alterazioni come se facesse uso abbondante di diuretici.”  Uno dei sacerdoti che gli faceva da segretario rispose che don Fabio non prendeva farmaci. Eppure don Fabio continuava a perdere liquidi. Il dottore si girò verso la porta della stanza perché gli sembrò di vedere una luce più forte che entrava dentro.  All’inizio non ci fece caso  poi la luce circondò il sacerdote . Il medico terrorizzato   si avvicinò per controllare nuovamente le condizioni  del paziente e si sentì prendere la mano da don Fabio.

Per un attimo don Fabio riaprì gli occhi, sussurrò una parola e poi li richiuse. Il medico trasalì aveva capito che si trattava di un farmaco  che sarebbe servito  a far uscire dal coma il sacerdote. Lo fece subito preparare e lo iniettò  nel corpo di don Fabio. Passarono le ore. Accanto a lui l’angelo lo guardava. “Che fai?” chiese don Fabio. “Aspetto” disse l’angelo.  “Aspetta pure ma per questa volta non se ne parla… Ho ancora molte cose da fare!” “ Non hai capito,  mi riferivo al fatto che aspettavo il tuo risveglio dal coma.” Don Fabio  aprì gli occhi e si guardò intorno. Il medico lo salutò con molto garbo e chiamò subito gli altri sacerdoti che alla notizia esultarono e cominciarono a chiamare i superiori gridando al miracolo. La veggente esultò con loro e volle parlare con il medico che, titubante, rispose alle sue domande. Mentre lo faceva, sorrideva e ringraziava. La veggente finì la telefonata  consigliando al dottore di confessarsi perché per lei era stata molto dura! L’angelo custode sentì di aver compiuto la sua opera e volò via senza che nessuno lo vedesse.