L’AQUILA, LA CULTURA DIGITALE DI UNA VERA SMART CITY

L’Aquila sceglie di “mettersi in panchina” e inserisce nell’ arredo urbano diverse tipologie di smart bench che permettono di fruire di servizi digitali, turistici, ambientali e culturali.

INFRASTRUTTURE
Domenico Aloia
L’AQUILA, LA CULTURA DIGITALE DI UNA VERA SMART CITY

L’Aquila sceglie di “mettersi in panchina” e inserisce nell’ arredo urbano diverse tipologie di smart bench che permettono di fruire di servizi digitali, turistici, ambientali e culturali.

Far diventare “intelligenti” o smart che dir si voglia  le nostre città con la creazione di infrastrutture tecnologiche a beneficio della collettività è il compito che molte amministrazioni locali ormai da anni si prefiggono. Le smart city infatti, come definisce l’ Unione Europea, sono “un luogo nel quale reti e servizi tradizionali sono resi più efficienti con l’uso di soluzioni digitali a beneficio dei suoi abitanti e delle sue imprese”. Tra le città che hanno deciso di puntare sul concetto di “intelligenza infrastrutturaleper fornire una migliore qualità di vita ai propri cittadini e non solo c’è l’Aquila dove già da qualche anno si porta avanti un progetto per renderla una vera e propria Smart City.

Il capoluogo abruzzese ha fatto propri i concetti delle smart city anche in un ottica di ricostruzione del proprio tessuto urbanistico, violentemente danneggiato dal sisma dell’aprile del 2009 e che ormai da qualche anno vede pezzi importanti del suo territorio tornare a nuova luce. La città e le sue istituzioni, hanno fortemente puntato su  uno sviluppo urbanistico che potesse andare oltre la semplice ricostruzione dei danni provocati dal sisma e fosse in grado di riconnettere il tessuto urbano con le sue componenti.

La ricucitura del tessuto urbano della città si inserisce nel progetto Aquila Smart City promossa dall’amministrazione comunale già da alcuni anni e che prevede anche il miglioramento estetico e funzionale dell’ arredo urbano con la creazione di installazioni tecnologiche e culturali in grado di rendere più piacevoli e vivi gli spazi cittadini. La tecnologia al servizio di differenti utenti (cittadini, turisti, studenti) ha visto la luce con la messa in opera di tre panchine tecnologiche (smart bench) in altrettanti spazi della città. Da febbraio 2022, grazie ad un progetto che ha visto una fase preparatoria di circa due anni, è possibile attendere la ricarica del proprio dispositivo tecnologico (computer, tablet, cellulare), collegarsi gratuitamente per un’ora alla rete wifi pubblica oppure apprendere informazioni turistiche sul luogo situato nelle vicinanze. E tutto questo comodamente seduti su una delle tre panchine situate presso importanti luoghi di interesse turistico: vicino alla basilica di Collemaggio, nello spazio giochi non lontano dalla basilica di San Bernardino, oppure a Porta Branconia, quest’ ultima a servizio anche del vicino ateneo aquilano,

L’Aquila, grazie a queste scelte, per sapere qual è la situazione della qualità dell’ aria può avvalersi di uno strumento in più, le panchine smart svolgono infatti anche la funzione di vere e proprie centraline di rilevamento di dati ambientali, utili  per gli enti deputati alla loro analisi, ma anche per la città e cittadini. In città non si è pensato solo ad implementare in ottica smart le infrastrutture digitali ma anche a creare quello che potremmo definire  un “percorso” letterario culturale a cielo aperto concretizzatosi con l’installazione di quattro panchine letterarie a forma di libro impreziosite da brevi estratti dedicati alla città da parte di scrittori e poeti.

Presso la basilica di Collemaggio possiamo leggere le parole con le quali Carlo Emilio Gadda descrive la facciata della chiesa stessa: “Le tre rose od occhi, dal musaico del fronte, mi guardano con la limpidezza d’un giovenile pensiero. Una mano divota le ha colte, ne ha rifiorito, con l’alba, tutta la purità del disegno che si distende sul piano di facciata”. Spostandoci al parco del sole è lo scrittore abruzzese Ignazio Silone a descrivere la montagna cara agli aquilani, il Gran Sasso: “A mano a mano che salivamo, se ci guardavamo indietro, la nostra vista si allargava sull’intiero altipiano e scopriva, in tutto il suo splendore, la mole grandiosa del Gran Sasso.

A dimostrazione di quanto l’interesse per la città vada al di là dei semplici confini geografici, le parole dello scrittore statunitense Ernest Hemingway che nella seduta situata presso il parco del castello decanta la città e l’Abruzzo associandolo al trascorrere delle stagioni : “Aquila era una bella città. D’estate la notte faceva fresco e la primavera degli Abruzzi era la più bella d’Italia. Ma quel che era bello era l’autunno per andare a caccia nei boschi di castagni. Anche la poesia rende omaggio alla città con i versi della poetessa Alda Merini: “Ma su Te la superba/la più mite e la più dolce/delle città rapite/io gemo la mia carne/ora per ora impressi nella seduta installata presso Porta Branconia.