LE “4 R”, LA GESTIONE SOSTENIBILE DEI RIFIUTI E UN PROGETTO UE

L’attuale sistema lineare di gestione dei rifiuti è insostenibile e dannoso per l’ambiente. Occorre un approccio circolare fondato sulla riduzione dell’uso dei materiali, il loro reimpiego e riciclo. Lo dimostra il progetto europeo “Smart Waste” a guida italiana.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
LE “4 R”, LA GESTIONE SOSTENIBILE DEI RIFIUTI E UN PROGETTO UE

L’attuale sistema lineare di gestione dei rifiuti è insostenibile e dannoso per l’ambiente. Occorre un approccio circolare fondato sulla riduzione dell’uso dei materiali, il loro reimpiego e riciclo. Lo dimostra il progetto europeo “Smart Waste” a guida italiana.

È il “modello delle 4R”. Prevede un sistema di gerarchia (in inglese waste hierarchy) che stabilisce un ordine di preferenze nella gestione dei rifiuti. Ma di cosa si tratta nello specifico?

Ridurre i rifiuti alla fonte, ricorrendo un nuovo modello di produzione industriale basato su un’attenta pianificazione e design dei prodotti e un contenimento della domanda di materiali.

Riutilizzare i prodotti, ove possibile, privilegiando la loro riparazione piuttosto che la sostituzione. Insomma dargli una seconda vita, prima che diventino rifiuti.

Riciclare attraverso un accurato smistamento dei rifiuti, sulla base dei materiali che li compongono, affinché questi possano esser riprocessati in nuovi prodotti e sostanze (si consideri, ad esempio, il compostaggio per la fertilità del suolo e per mantenimento e ripristino della biodiversità).

Recuperare in particolare energia dal prodotto di scarto per nuove attività e produzioni.

Infine, ma questa non è inclusa nella gerarchia (e da utilizzare solo in via residuale), ove non sia possibile applicare uno delle pratiche precedenti, smaltire liberandosi dei rifiuti attraverso le discariche, inceneritori, processi di gassificazione. Il rispetto della gerarchia nella gestione dei rifiuti è obbligatorio secondo la Direttiva Quadro sui rifiuti dell’UE del 2008, che rappresenta l’impianto legislativo generale. Più recentemente sono stati adottati altri documenti che richiamano la necessità di una transizione a un’economia circolare:  il piano di azione europeo per l’economia circolare del marzo 2020, una proposta della Commissione europea dell’ottobre 2020 per l’adozione dell’ottavo Programma d’azione per l’ambiente (PPA) ancora in attesa di approvazione e il più recente pacchetto “Fit for 55” che, tra le sue priorità, contiene la promozione di una gestione circolare e sostenibile delle risorse.

L’attuale approccio lineare nella gestione dei rifiuti basato sul “take, make and throw away“, è dannoso per l’ambiente e per il cambiamento climatico. Un consumo incontrollato e inefficiente di risorse aumenta l’inquinamento del suolo e del mare, le emissioni di gas serra, la perdita di biodiversità. È chiaro che ogni prodotto e servizio ha un impatto sull’ambiente; eppure, seguendo un approccio circolare che privilegia un uso efficiente delle risorse e il loro reimpiego, la riduzione dell’uso di materiali, l’adozione di fonti di energia rinnovabile, si limitano i danni, favorendo la protezione degli ecosistemi e, in generale, la sostenibilità. Lo hanno compreso le autorità di 5 paesi (Belgio, Bulgaria, Danimarca,Italia, Paesi Bassi), che si sono messi insieme in un progetto europeo, lo SMART WASTE Project, sotto la guida dell’Agenzia regionale recupero risorse della Toscana.

Come funziona e qual è l’obiettivo del Progetto? 

L’iniziativa, avviata nel 2019, si completerà a luglio 2023 ed è finanziata dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), sostiene lo sviluppo di un approccio circolare attraverso tecnologie e approcci all’avanguardia. Il fine è quello di rendere più intelligente, conveniente, efficace e sostenibile la gestione dei rifiuti. Il primo step consiste nello sviluppo di una metodologia condivisa per valutare, assieme agli stakeholder locali, l’efficacia e il successo delle politiche adottate in materia. Quindi vengono individuate a livello interregionale possibili soluzioni che affrontino lacune e difficoltà esistenti. Smart Waste prevede un dialogo continuo tra i partner per l’identificazione di successi e insuccessi, con l’obiettivo finale di disegnare concreti piani di azione volti ad una maggiore innovazione nelle politiche pubbliche dell’UE. Attività che saranno implementate con proprie risorse e con il coinvolgimento e il sostegno continui degli stakeholder. Il progetto, attualmente in corso, rappresenta un ottimo esempio della volontà di collaborazione tra paesi UE per rispondere alla sfida comune di rendere la gestione dei rifiuti efficace, conveniente e sostenibile.

Gli ostacoli di un approccio circolare non mancano: in primis una gestione spesso delegata a varie entità (pubbliche e private), che spesso non comunicano efficacemente tra loro. Inoltre va aggiunta la scarsa cooperazione “orizzontale”, ossia tra autorità locali, così come “verticale” tra i vari livelli di governo e, ancora, un’inadeguata capacità amministrativa a livello sia regionale che locale. Altro limite è l’insufficiente sviluppo e i finanziamenti destinati alle strutture per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti. Non meno importante, infine, la difficoltà di aggregare una sufficiente quantità di dati e informazioni e la messa in atto di un’attività regolare di monitoraggio.

Parallelamente a queste considerazioni, tuttavia, bisogna tuttavia tener conto dei vantaggi che un modello circolare di waste management garantisce: la riduzione dell’incertezza nelle forniture di materiali; la diminuzione dei costi di produzione, grazie al ricorso a pratiche innovative; la crescita economica generata dalla creazione di nuovi modelli di business ( di conseguenza, opportunità di lavoro), una maggiore fiducia del consumatore. È necessario far comprendere ai cittadini che con questo modello ci si guadagna e essi stessi, con semplici gesti che con il tempo diventino abitudini, possono fornire un notevole contributo alla transizione circolare. Migliorando  così, la salute propria e dell’ambiente che abitano.