LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE

Come riconoscere un bugiardo? È semplice, non occorre la macchina della verità, ma l’intelligenza artificiale potrebbe essere una valida alternativa.

APPROFONDIMENTO
Francesca Danila Toscano
LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE

Come riconoscere un bugiardo? È semplice, non occorre la macchina della verità, ma l’intelligenza artificiale potrebbe essere una valida alternativa.

Chi ricorda Pinocchio?

Il famosissimo burattino di legno di Carlo Collodi con il naso che si allungava appena diceva una bugia. Tutti noi, a volte, prendiamo le sue sembianze, sicuramente nella nostra vita avremmo detto qualche menzogna, anche a fin di bene. Poi invece, c’è il mentitore seriale che non è facile da smascherare.

A volte succede però, che il linguaggio verbale sostenga delle cose mentre in realtà il linguaggio del nostro corpo comunichi tutt’altro. Sono tanti, infatti, gli indizi fisici che ingannano, pur non volendo, sentimenti ed emozioni, come la dilatazione delle pupille, che dimostra quanto faticosamente stia lavorando il cervello, il calore emesso dalla pelle quando si è stressati o le molecole presenti nell’aria emesse con il respiro.

Il corpo effettivamente può tradire, ma alcuni bugiardi sono talmente tanto bravi da non farsi scoprire, anche se per i professionisti del bluff la vita si farà sempre più dura.

Sta per iniziare infatti, una nuova era che permetterà di combinare l’uso dell’intelligenza artificiale con strumenti già presenti, come i sensori dell’elettro-encefalogramma, il monitor del ritmo cardiaco, le camere a immagini termiche e sensori di risposta cutanea.

Stai mentendo

Tuttavia, non esiste concretamente alcun modo per affermare con certezza assoluta quando una persona finge, neppure la macchina della verità, che rileva cambiamenti fisiologici dell’organismo connessi con la menzogna, è attendibile al 100%. Ma quanto vorremmo smascherare i bugiardi?

Ci stanno pensando un gruppo di ricercatori della Scuola IMT di Lucca e dell’Università di Padova, che hanno pubblicato sulla rivista Scientific Reports il loro ultimo studio nel quale vengono riportati proprio i risultati di un tentativo di smascheramento aiutati dall’intelligenza artificiale, e in particolare da strumenti simili a Chat GPT che lavorano sull’elaborazione del linguaggio. L’IA è certo più brava di noi ad individuare i menzogneri ma potrà darci una mano concretamente nella realtà?

 

Smascherare le bugie con l’intelligenza artificiale

Questi ricercatori hanno sviluppato un algoritmo di intelligenza artificiale in grado di identificare le bugie all’interno di testi scritti. L’algoritmo, che è stato costruito su un modello linguistico di grandi dimensioni, ha ottenuto una quota di accuratezza che ha oltrepassato quelle che sono le prestazioni medie dell’intuito umano.

La capacità umana, infatti, ha un vero e proprio limite nel riconoscere le menzogne, nei test controllati si arriva circa al 50% di accuratezza. Esistono tecniche apposite, come il poligrafo o meglio nota come macchina della verità, che però spesso falliscono, e la maggior parte delle agenzie non ne condivide l’utilizzo ad esempio in campo legale.

“Ma i modelli informatici sono già utilizzati in settori specifici, ad esempio per identificare le false recensioni online”, spiega Giuseppe Sartori, professore di neuropsicologia forense all’Università di Padova e coautore del lavoro.

I ricercatori sono partiti da un modello linguistico chiamato FLAN-T5, affine a GPT, e lo hanno compilato con un database di narrazioni vere e false, chiedendo poi a centinaia di partecipanti di rispondere alle domande su svariate domande su opinioni personali, ricordi autobiografici e intenzioni future, sia in modo veritiero sia ingannevole.

I risultati hanno presentato un’accuratezza media nell’identificare le bugie dell’80%, con prestazioni migliori nel rivelare le false opinioni. L’algoritmo è stato sperimentato solo con testi falsificati in laboratorio, perciò, per il momento l’affidabilità è ancora limitata, ma gli autori hanno intenzione di continuare lo studio.

“Siamo ancora lontani dall’uso pratico in campo legale, ma siamo fiduciosi di poterci avvicinare in futuro ampliando gli studi e aumentando la quantità di dati utilizzati”, conclude Sartori.