LE CITTÁ DEL FUTURO: VERDI, DECEMENTIFICATE E SENZA PESTICIDI

I cambiamenti climatici impongono progetti, modelli e pratiche per ribaltare i paradigmi su cui sono costruite e amministrate le nostre città. Un rapporto del WWF per attuare una rivoluzione verde e liberare l’habitat urbano dai pesticidi.

AMBIENTE
Thais Palermo
LE CITTÁ DEL FUTURO: VERDI, DECEMENTIFICATE E SENZA PESTICIDI

I cambiamenti climatici impongono progetti, modelli e pratiche per ribaltare i paradigmi su cui sono costruite e amministrate le nostre città. Un rapporto del WWF per attuare una rivoluzione verde e liberare l’habitat urbano dai pesticidi.

Come ripensare le città per affrontare la crisi climatica e migliorare la qualità della vita delle comunità? A questa domanda prova a rispondere il rapporto Urban Nature 2021, pubblicato da WWF in occasione di “Urban Nature” la natura in città. Lo studio, “Verso Città ‘Nature Positive’: Decementifichiamo il nostro territorio – Rinverdiamo la nostra vita”, propone tre filoni tematici, che affrontano il problema dei cambiamenti climatici e propongono progetti, modelli e pratiche per ribaltare i paradigmi su cui sono costruite e amministrate le città italiane.

La decementificazione, il coinvolgimento dei centri educativi nel rinverdimento urbano e l’aumento della biodiversità in città sono i fili rossi del rapporto, attraverso i quali attuare politiche territoriali che possano effettivamente contribuire ad una vera rivoluzione verde.

I pesticidi in città: un problema spesso sottovalutato

Quando si parla di inquinamento cittadino, la prima parola che emerge nell’immaginario collettivo è lo smog, la densa nebbia che incombe sulle aree urbane immessa in atmosfera dalle industrie, dal traffico veicolare, ma anche dagli impianti di riscaldamento e arie condizionate.

Eppure i pesticidi, che vengono normalmente associati a problemi di inquinamento del suolo o delle acque nelle zone rurali o periurbane, sono anche un preoccupante problema urbano. Come spiega nel suo articolo Franco Ferroni, responsabile Agricoltura e Biodiversità di WWF Italia, non vi è al momento un vero e proprio programma di monitoraggio dei biocidi e prodotti fitosanitari nelle città e nelle aree agricole. Il rapporto periodico nazionale presentato dall’ISPRA(Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) sui pesticidi nelle acque fornisce informazioni relative alla presenza di residui dei pesticidi nelle acque superficiali e sotterrane, senza però fare la distinzione delle fonti dell’inquinamento. Il monitoraggio dell’Istituto, basato sui dati trasmessi dalle Regioni e Province autonome, non distingue i principi attivi provenienti da biocidi e prodotti fitosanitari né le aree dove sono realizzati i trattamenti, se in città o in campagna. Ferroni difende l’estensione delle analisi anche al suolo, per una migliore valutazione dell’impatto nei diversi siti (città e aree agricole), e sostiene la necessità di considerare la peculiarità di alcune tipologie di prodotti che immettono maggiormente le sostanze attive nei vari contesti ambientali. Esempi sono i prodotti utilizzati per la disinfestazione di vaste aree urbanee i prodotti usati per il trattamento del legno in stabilimenti industriali, che contribuiscono maggiormente al rilascio di sostanze attive rispetto a trattamenti con altri prodotti biocidi e fitosanitari effettuati su aree più ristrette.

Dei circa 3 kg di pesticidi a testa che vengono liberati ogni anno in Italia, soltanto lo 0,1% circa raggiunge l’obiettivo, mentre il restante si disperde nell’ambiente, danneggiando gli organismi viventi nelle più svariate maniere: dai residui tossici negli alimenti alle alterazioni delle catene trofiche di terra, acqua e aria, passando per l’aumento della resistenza degli organismi bersaglio.

Il primato italiano nell’utilizzo di insetticidi – più del 50% di tutti gli insetticidi consumati nell’Unione Europea – si manifesta nelle migliaia di tonnellate di sostanze chimiche e gravemente tossiche immesse non solo nelle aziende agricole ma anche nelle aree verdi delle città: scuole, parchi, giardini privati, marciapiedi, cimiteri.

I prodotti chimici più utilizzati in città sono, primo fra tutti, gli insetticidi per la lotta agli insetti molesti. Seguono poi i diserbanti, per la gestione dei bordi stradali e infrastrutturali, e i rodenticidi, per la lotta contro topi e ratti. Lo sfalcio meccanico al posto del diserbo chimico e l’utilizzo di prodotti a basso impatto ambientale, unito a un patto di collaborazione cittadino per la lotta alle zanzare (come avviene a Bologna), sono alcune soluzioni alternative all’immissione massiccia di prodotti tossici nelle città.

Una rete per liberare le città dai pesticidi

Nel 2009 la Commissione Europea ha approvato la Direttiva 2009/128/EC sull’uso sostenibile dei pesticidi e da allora sono aumentate le città europee che hanno vietato l’uso di pesticidi nelle zone urbane. Sono anche cresciute le iniziative e le reti volte all’abolizione dei prodotti tossici sui territori. Un esempio è la rete Pesticide Action Network Europe, che ha lanciato in Italia il progetto Città libere dai pesticidi, per un’Europa in cui l’uso dei pesticidi sia ridotto al minimo e sostituito da alternative sostenibili. L’iniziativa vuole creare una massa critica di città impegnate a eliminare l’uso dei pesticidi e a fornire una piattaforma europea all’interno della quale condividere esperienze e conoscenze, per un supporto reciproco. L’adesione non ha costi per le amministrazioni comunali ma richiede un impegno politico mediante la firma di un Protocollo, ovvero, “un impegno per le città che stanno lavorando per bandire i pesticidi dal loro territorio, o che sono già senza pesticidi e vogliono fare di più”, come si legge sul sito della piattaforma, che raccoglie, al momento, l’adesione di48 le città italiane.