LE CITTÀ ITALIANE NEL MIRINO DI LEGAMBIENTE

In Italia quali sono le città più attente al benessere delle Persone e del Pianeta? E da cosa dipende la vivibilità di un centro urbano? Legambiente risponde a queste domande su “Ecosistema Urbano 2021”.

AMBIENTE
Antonella Zisa
LE CITTÀ ITALIANE NEL MIRINO DI LEGAMBIENTE

In Italia quali sono le città più attente al benessere delle Persone e del Pianeta? E da cosa dipende la vivibilità di un centro urbano? Legambiente risponde a queste domande su “Ecosistema Urbano 2021”.

Le politiche ambientali nelle nostre città stentano a decollare, il Paese è a un “punto fermo”, con un quadro generale per certi versi impietoso. Lo sostiene Legambiente su “Ecosistema Urbano 2021. Rapporto sulle performance ambientali delle città”, giunto alla ventottesima edizione. Il rapporto  prende in esame 105 città, di grandi medie e piccole dimensioni, in merito alle prestazioni registrate nel 2020, e pubblica la classifica 2021 delle città. L’analisi racconta di centri urbani che annaspano nel ruolo di protagonisti dello sviluppo sostenibile, di cui concentrano le sfide, che principalmente sono la pianificazione degli spazi pubblici a misura d’uomo e la riduzione dell’impatto ambientale.

A ogni città Legambiente assegna un punteggio da 0 a 100 che comprende i risultati ottenuti negli indicatori relativi ai settori che sono strategici della sostenibilità. Per la valutazione si considerano i dati disponibili fino al 2020, raccolti da un questionario elaborato dalla stessa associazione e quelli forniti da ACI, ACI-ISTAT e ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Nessuna città totalizza 100, la media dei punteggi resta ferma a un “mediocre” 53,05%, identica allo scorso anno. Per Legambiente troppe performance ambientali sono “pessime” o “scadenti”. Anche se guardando oltre i numeri, ci sono sprazzi di positività, sparsi qua e là, e le cosiddette “buone pratiche” persino nelle città che in classifica si piazzano piuttosto male.

La città incassa un punteggio in base a: acqua, aria, energia, mobilità, rifiuti e vegetazione

Sono i sei ambiti nel mirino della valutazione di Ecosistema Urbano. Al punteggio finale concorre, innanzitutto, la qualità dell’aria e la concentrazione degli inquinanti atmosferici biossido di azoto (NO2), il particolato (“polveri sottili) PM10 e PM2,5 e ozono (O3), tenuto conto dei limiti di legge previsti dall’Unione Europea, a tutela della salute umana, e dei valori guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una delle principali cause dell’inquinamento atmosferico – il quale compromette sia la salute umana che ambientale – è il traffico, per cui si considera: il tasso di motorizzazione (numero di automobili/motocicli ogni 100 abitanti), il numero di vittime della strada, l’offerta del trasporto pubblico e il numero di passeggeri che lo utilizzano, l’estensione delle piste ciclabili e delle isole pedonali, che aiutano a migliorare la circolazione nei centri urbani e ad aumentare il livello della sicurezza dei cittadini.

La vegetazione in città mitiga l’effetto serra assorbendo anidride carbonica (CO2), migliora la qualità del suolo e promuove il benessere psicofisico delle persone. Quindi al punteggio contribuiscono: il numero di alberi, vere infrastrutture di salute pubblica, e l’estensione dell’area verde disponibile per ogni cittadino. Una città vivibile si distingue nella gestione delle risorse.  Si assegna un valore da 0 a 10 per l’uso efficiente del suolo, l’“oro bruno” che fornisce beni e servizi indispensabili per la sopravvivenza degli esseri viventi e degli ecosistemi (ad es. alimentazione umana e animale, protezione della biodiversità e dai disastri naturali). Va da sé che la cementificazione “selvaggia” nuoce a persone, animali e ambiente. Per il settore acqua Legambiente considera le perdite della rete idropotabile e i consumi per usi civili, industriali e agricoli, nonché la quota di popolazione residente servita dalla rete fognaria delle acque reflue. I rifiuti inquinano, ma sono anche una risorsa, infatti le politiche europee e nazionali mirano a ridurne la produzione e al riciclo. Quindi per ogni città si considera la quantità che viene prodotta annualmente per cittadino e la quota di raccolta differenziata sul totale dei rifiuti urbani prodotti. Per il punteggio complessivo si rileva, infine, la diffusione nelle strutture pubbliche delle energie rinnovabili, che non emettono CO2 e altri gas serra (energia solare fotovoltaica e termica).

Un colpo d’occhio sulla classifica 2021

Con 84,71 punti Trento è al primo posto, già conquistato lo scorso anno e due anni fa. Seguono Reggio Emilia e Mantova rispettivamente con 77,89 e 75,14 punti. L’ultima della classe è Palermo con appena 26,60 punti, lo scorso anno era penultima con 27,06 punti. Nelle prime dieci posizioni compare una sola città del Sud, come l’anno precedente. Si tratta ancora di Cosenza che con 74,21 punti balza dall’ottavo al quarto posto, segno che si può fare sempre meglio. Supera Pordenone (punti 73,30), Bolzano (p.71,70), Parma (p.68,53), Belluno (p.68,31), Treviso (p.67,73) e la decima Ferrara (p.66,77). I grandi centri urbani, sul cui buon esempio si conta tanto considerato il maggior numero di abitanti e di attività economiche, restano più o meno immobili nelle stesse posizioni. Le grandi città stentano a fronteggiare le criticità croniche che le attanagliano: lo smog a Torino (posizione 81-punti 43,86), il traffico a Roma (pos.86-p.42,75), l’emergenza rifiuti nella già citata Palermo, la dispersione di acqua potabile a Bari (pos.88- p.42,53), il consumo di suolo a Venezia (pos.28-p.60,56).

La città metropolitana di Milano (pos.30-p.59,62) emerge, invece, per il percorso verso la sostenibilità urbana sempre più dinamico. Punta sulla mobilità condivisa e integrata con il trasporto pubblico, sulla creazione di nuove piste ciclabili e sulla continua piantumazione di nuovi alberi.

Le criticità che saltano agli occhi

Continua ad allarmare la rete idrica colabrodo: il valore medio delle perdite di acqua potabile si mantiene del 36%. Sempre 19 le città in cui oltre il 50% di acqua immessa nelle condutture non arriva ai rubinetti dei cittadini. Solo 5 quelle che registrano perdite inferiori al 15%. In Italia tira ancora una brutta aria: la qualità è “ottima” solo in 3 città cioè a L ’Aquila (pos.56-p.53,09), a Macerata (pos.15-p.63,08) e a Sassari (pos.59-p.52,58), lo stesso numero rilevato nel 2019. Nel merito Legambiente sottolinea i dati dell’ultima valutazione dell’Agenzia europea per l’ambiente condotta su 41 Paesi europei: nel 2018 su 417 mila morti premature per l’esposizione al particolato, 50 mila sono avvenute solo in Italia. Nel nostro Paese sono attive, ricorda Legambiente, tre procedure di infrazione per gli inquinanti PM10, PM2,5 e il biossido di azoto NO2.

Nello scenario europeo l’Italia si distingue come un “grande garage”. Con 66 automobili ogni 100 abitanti l’Italia si distingue, a livello mondiale, come un “grande garage”: il tasso di motorizzazione continua a crescere, e a mantenersi a livelli quasi doppi delle grandi capitali europee di Berlino, Londra e Parigi. Nel 2020 il trasporto pubblico è al capolinea in tutte le tipologie di città (grandi, medie e piccole), degno di nota è il calo del 48% che si registra nei grandi centri. Sicuramente è un effetto del lockdown, osserva Legambiente. Tuttavia in Italia prevale l’utilizzo dell’automobile rispetto alle altre soluzioni per muoversi (a piedi, bus e treni, modalità mista). Lo riferisce la stessa associazione nel dossier “Mal’ Aria di città 2019” sull’inquinamento urbano in epoca precedente alla pandemia di COVID-19: il 65,3% degli spostamenti avviene in auto e solo il 4,4% con il trasporto pubblico. E aggiunge che il 75% degli spostamenti in automobile sono inferiori a 10 chilometri e il 25% più brevi di 2 chilometri.

In 68 città l’area delle isole pedonali non raggiunge il valore di 0,5metri equivalenti/abitante. Lo zero tondo si registra a Trapani (pos.75-p.46,32) e la già citata L’Aquila. Per le piste ciclabili i valori rilevati sono in prevalenza tra 0 e 2,42 metri equivalenti ogni 1000 abitanti. Del tutto assenti in cinque città: Alessandria (pos.102-p.33,99), Potenza (pos.70-p.48,31), Campobasso (pos.82-p.43,64), Chieti (pos.63-p.51,70) e Vibo Valentia (pos.39-p.56,66).

Sono 23 le città che non arrivano a un 1kW ogni 1000 abitanti di energia solare fotovoltaica e termica installata negli edifici pubblici. Appena quattro le città virtuose dell’energia pulita, che registrano una potenza tra i 26 e i 31 kilowatt/1000 ab., si tratta di: Padova (pos.36-p.58,40), Oristano (pos.33-p.59,05), Pesaro (pos.19-p.62,79) e Verona (pos.69-p.48,57). Oltre la metà delle città riceve un punteggio tra 0 e 3 per l’uso efficiente del suolo. La città di Milano è la sola a portare a casa il valore massimo di dieci. Lo zero tondo se lo aggiudica Brindisi (pos.103-p.30,03), seguita da Ragusa con 0,5 (pos.97-p.36,27). Legambiente avverte che in Italia la conversione di aree agricole, naturali e seminaturali in aree artificiali continua con velocità elevata. La copertura artificiale del suolo è pari al 7,11% a fronte del 4,2% della media europea.

Spicca la presenza di 1 albero ogni 100 abitanti a Potenza (pos.70-p.48,31), l’ultima della classe Palermo ne conta 11. Su tutte vince Cuneo (pos.14-p.63,98) con ben 190 alberi/100 ab.

Le “buone pratiche”: poche ma davvero buone

Con Ecosistema Urbano Legambiente le promuove da diversi anni sostenendo che, senza troppi sforzi, sono riproducibili anche altrove. La città di Bari (pos.88), pur consegnando nel 2020 un quadro sconfortante, mostra grande vivacità nel recupero di aree degradate e in completo abbandono, per convertirle in spazi urbani con verde e orti, piste ciclabili, un anfiteatro e percorsi natura. A Napoli (pos.91-p.40,86) è attivo il “Cantiere Partecipato” che unisce Comune, associazioni e privati nell’obiettivo di migliorare la vivibilità dei cittadini, educando alla corretta raccolta differenziata e al riutilizzo di oggetti e al cosiddetto urbanismo tattico che, in sintesi, prevede di riqualificare gli spazi pubblici con azioni mirate alla cittadinanza.  E vale la pena citare anche il progetto dei 15 km della Superciclabile che collegherà Firenze (pos.29-60,50) con Prato (pos.72-47,72) andando così a risolvere il sistema della mobilità in un’area congestionata dal traffico.

Ma, tirando le somme, in Italia c’è ancora molto da fare per avere le città sostenibili, alleate delle Persone e del Pianeta, ambite dalle politiche europee e tracciate nell’Agenda 2030 delle Nazioni unite con cui stiamo facendo in conti. “Per il nostro Paese è l’ora di uscire dalla logica dell’emergenza e delle scuse che ha caratterizzato gli ultimi decenni fatti di piani, parole, promesse — quasi sempre disattese — e scuse per non prendere decisioni, anche impopolari, per cambiare faccia alle nostre città e abitudini delle persone” afferma Legambiente su Ecosistema Urbano 2021.