Le foreste pluviali: un polmone verde da conservare

La loro sopravvivenza è messa a rischio dalle attività antropiche. Il 22 giugno è la giornata internazionale per riflettere sulla loro importanza.

AMBIENTE
Domenico Aloia
Le foreste pluviali: un polmone verde da conservare

La loro sopravvivenza è messa a rischio dalle attività antropiche. Il 22 giugno è la giornata internazionale per riflettere sulla loro importanza.

Nel mondo le foreste rappresentano il 31 % della superficie, di queste il 7 % è costituito dalla foresta tropicale, o pluviale, corrispondenti a 2,1 milioni di ettari, distribuite per il 45% nel continente americano, 30% in Africa, 25 % in Asia.  Due sono le tipologie di foreste, le pluviali tropicali e le stagionali tropicali. Le prime sono caratterizzate da componente vegetazionale costituita da latifoglie e per il fatto di mantenere temperature calde e precipitazioni elevate durante l’ anno, le seconde sono distribuite in regioni calde e siccitose e presentano una popolazione vegetale caratterizzata da latifoglie decidue sempreverdi aride.

Da esse dipende la sussistenza di circa 1,6 miliardi di persone che ricevono benefici in termini di riduzione delle temperature e delle precipitazioni nonché dall’ utilizzo delle produzioni ad esso connesse, quali cibo e legname. Le foreste pluviali svolgono numerosi servizi ecosistemici, tra questi la fornitura di acqua potabile, la purificazione dell’ aria, la mitigazione dei cambiamenti climatici, la fissazione della CO2, assorbono infatti un quantitativo di carbonio maggiore rispetto ad altre tipologie di foreste, pari a 16  miliardi di tonnellate CO2 a fronte degli 8,1 miliardi emessi, rendono disponibili cibo e legname garantendo la sussistenza delle popolazioni locali, favoriscono la conservazione della biodiversità, infatti ospitano il 50% delle specie vegetali e animali presenti nel pianeta, proteggono da eventi alluvionali, sono la componente di un numero elevato di medicinali, ecc.

Alcuni numeri ci fanno capire quanto sia importante proteggerle dall’ azione umana. Solo il 12% della foresta è intatta, la restante percentuale è in qualche modo alterata dall’ attività umana, 50% la copertura persa rispetto a quella originaria negli ultimi trent’ anni, 1% il tasso di superficie persa ogni anno a causa della deforestazione, 85 i paesi nei quali è scomparsa l’ intera foresta originaria, oltre naturalmente ai costi che dovremmo affrontare se fossimo noi abitanti della terra e non le foreste a garantire i servizi ecosistemici.

Le foreste pluviali sotto attacco per le attività antropiche chiedono aiuto

Per far si che le foreste possano continuare a svolgere questi innegabili e fondamentali servizi ecosistemici è necessario proteggerle dall’ attività antropica che negli ultimi anni, in particolare tra il 2022 e il 2023 ha causato un’ importante depauperamento delle foreste pluviali soprattutto legato alla necessità connesse ad agricoltura e allevamenti intensivi nonché al taglio indiscriminato per la produzione di legname, spesso illegale. Possiamo quindi affermare come le foreste in generale e quelle pluviali nel caso di specie, stiano chiedendo aiuto. Purtroppo troppo spesso siamo noi stessi a non recepire questo grido di allarme anche per complicità di numerosi governi, che spesso favoriscono grosse aziende agroindustriali, anche europee, provocando così la perdita di superfici forestali.

La massiccia e indiscriminata deforestazione interessa diversi paesi, tra questi Congo, Camerun, Indonesia, Malesia, Bolivia, nei quali si è assistito ad un decremento rispettivamente di 0,53 milioni di ha, 0,23 milioni di ha, 0,49 milioni di ha, 0,08 milioni di ha, 0, 49 milioni di ha. Ad una diminuzione di questo fenomeno si è assistito in Brasile probabilmente per le politiche ambientali promosse dal governo Lula, in netta controtendenza rispetto a quanto fatto dal suo predecessore Bolsonaro, mentre la situazione è pressoché stabile in Perù. Più in generale la superficie persa è stata del 9 % tradotta nell’ emissione di 2,4 giga tonnellate di carbonio oltre all’ impatto ambientale conseguente.

La riduzione delle superfici delle foreste pluviali è da imputare in misura preponderante alle scelte di alcuni governi che per scopi speculativi negli anni hanno mirato a favorire le iniziative di investitori privati, piuttosto che garantire il benessere degli ecosistemi forestali e delle popolazioni che da esse traggono sostentamento. Fortunatamente le mire speculative, negli ultimi anni, come dimostra il caso del Brasile, sono passate in secondo piano rispetto alla tutela dell’ ambiente e al benessere delle popolazioni

Il paese Sud Americano dall’ insediamento del governo guidato dal Presidente Ignacio Lula da Silva, in carica da inizio 2023 in controtendenza con quello del predecessore, Jair Bolsonaro, ha messo in atto politiche volte alla preservazione delle foreste da fenomeni di deforestazione indiscriminata, favorendo così istanze ambientali e la sussistenza delle popolazioni indigene. Interventi che hanno interessato l’ annullamento del decreto per  lo sviluppo minerario in aree forestali e in aree protette, il ripristino del fondo per l’ Amazzonia, quest’ ultimo rappresentato da finanziamenti da parte di paesi “ricchi” per programmi destinati alla riduzione della deforestazione, oltre naturalmente alla riduzione di oltre il 60 % del fenomeno della deforestazione indiscriminata. In particolare in Amazzonia nel 2023 si è assistito ad una riduzione della perdita della foresta pluviale primaria del 39%, mentre nel Cerrado si è avuto un aumento del 6% della copertura arborea.

Per rimanere in Sud America, in Colombia la perdita di foreste pluviali è un’ altra rappresentazione del fenomeno di interessi illeciti, in questo caso legati alla produzione di sostanze stupefacenti, nello specifico alla coltivazione della coca, controllati dai gruppi guerriglieri delle FARC. Nel paese il governo del Presidente Gustavo Petro, in carico da inizio 2023 ha intrapreso negoziati con i gruppi armati delle FARC, Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane che si occupano del controllo del mercato della droga e di quello della coltivazione che inevitabilmente sottrae superficie alle foreste, stimate in un decremento del 49 %. Analogamente al Brasile anche in Bolivia, dove la perdita è del 27%, si assiste al fenomeno dell’ agricoltura e dell’ allevamento selvaggio che porta allo sviluppo massiccio di incendi, favoriti quest’ ultimi anche dalle condizioni climatiche.

A testimonianza di quanto sia importante il ruolo nel contrasto alla crisi climatica, basti ricordare che le principali foreste pluviali al mondo quelle del bacino del Rio delle Amazzoni e del bacino del fiume Congo sono in grado di ridurre più CO2 di quante ne emettano, rispettivamente 1,2 gigatonnellate all’ anno a fronte di 1,2; 1,1 contro 0,53. Naturalmente per far si che le foreste contribuiscono all’ assorbimento del carbonio è necessario che vengano gestite correttamente, con cicli di raccolta non troppo lunghi, con la precisa determinazione della superficie destinata ad essere tagliata in base anche all’ età degli alberi.

Il 22 giugno una giornata per riflettere sulla loro importanza

Proprio per porre l’ attenzione sulla grande importanza che le foreste pluviali rivestono a livello mondiale, sotto l’ aspetto della sostenibilità ambientale attraverso mitigazione del clima e conservazione della biodiversità e la valorizzazione degli aspetti sociali e della fornitura di mezzi di sussistenza per le popolazioni locali, dal 2017 su iniziativa di Rainforest partnership che dal 2007 affronta i bisogni e i diritti delle comunità indigene, da sempre in prima linea battono per la protezione della la foresta pluviale, sviluppando progetti sul campo, si è deciso di dedicare il 22 giugno alla giornata internazionale delle foreste pluviali (Rainforest Alliance Day).

In quest’ occasione ma anche durante tutto il corso dell’ anno, comprese organizzazioni, governi, istituzioni può prendere impegni che possano impattare positivamente sulla riduzione della deforestazione. Tra queste la restaurazione delle foreste, la riduzione delle emissioni di CO2, modifiche delle catene di fornitura, ma anche donazioni ad associazioni che si occupano di conservazione delle foreste pluviali. iniziative sociali, la  frequenza di corsi sul clima o sulle Nature Based Solution (soluzioni basate sulla natura).

Per esplorare i dati è possibile consultare Global Forest Watch