LE LEZIONI DI PICCIRIDDRA: NON È MAI TROPPO TARDI

La mission di Soraya Capizzi: “Insegno sui social le buone pratiche per una vita più consapevole e amica dell’ambiente”.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
LE LEZIONI DI PICCIRIDDRA: NON È MAI TROPPO TARDI

La mission di Soraya Capizzi: “Insegno sui social le buone pratiche per una vita più consapevole e amica dell’ambiente”.

La incontro in un momento caotico, a tratti triste. Lasciare il sud è sempre una croce. Lo sa benissimo chi lo ama. Sente il graffio più forte – misto a malinconia e smarrimento – chi c’è nato. Soraya Capizzi, ma per i suoi seguaci nell’etere semplicemente Picciriddra, sta attraversando lo stivale per raggiungere dalla sua Enna Milano dove la aspettano un lavoro e, forse, con un pizzico di fortuna, una casa. Ha lanciato anche un SOS su Instagram per trovare un bilocale in affitto. Ed è proprio su questa piattaforma che da anni lancia gridi di aiuto e appelli per smuovere le coscienze invitando ciascuno di noi a fare la propria parte per condurre una “vita zero waste”.

Si può vivere producendo zero rifiuti? Si possono unire le forze per dare il nostro piccolo contributo quotidiano alla salvaguardia dell’ambiente? E se sì, cosa possiamo fare concretamente per tendere una mano al nostro pianeta?

Se lo è domandato Soraya, educatrice di professione e divulgatrice di buone pratiche sostenibili per scelta, che nel 2020 ha scritto anche un ebook dal titolo “Uno stile di vita sostenibile”.

Ma cosa significa abbracciare una vita “zero waste”?
Ridurre gli sprechi in ogni campo e tutto ciò che in una manciata di secondi diventerebbe rifiuto certo. In due parole: accogliere ogni giorno un’economia circolare, un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione e riciclo dei materiali.

Obiettivo? Allungare il più possibile il ciclo di vita di un prodotto, riutilizzarlo e, così facendo, rimandare notevolmente il momento in cui diventerà un rifiuto.

Una sfida che Picciriddra ha accolto a tutto tondo e che, con un lessico, semplice, immediato e genuino, prova a diffondere tra i suoi followers.

Alcuni esempi? “Prediligere vestiti usati, saponi e detergenti solidi ma anche prodotti sfusi, cibi a filiera corta, sacchetti in cotone o canapa e, naturalmente, ridurre all’osso plastica o packaging” mi dice.

Alcune dritte?

“Optare per materiali duraturi e riutilizzabili come acciaio, legno, vetro e bamboo – spiega Soraya -. Dire no all’ “usa e getta” quali fazzoletti di carta, bottigliette di acqua, assorbenti o i famosi imballaggi. Il cambiamento non è impossibile a patto che ognuno di noi faccia la sua parte prediligendo scelte etiche piuttosto che convenzionali”.

E dai qui si comincia.

“Autoproduzione di saponette e deodorante naturale, utilizzo di un rasoio non in plastica per la depilazione, detergenti solidi o sapone liquido in barattoli di vetro e addio a tubetti usa e getta di creme e bagnoschiuma. E ancora barattoli in vetro in cucina, panno cerato al posto della pellicola trasparente e della carta di alluminio per conservare i cibi in frigo, pad struccanti riutillizzabili per togliere il trucco, borracce e così via” racconta ogni giorno ai suoi follower che, in una sorta di telefono senza fili, provano a fare la loro parte.

E da qui si prosegue.

Del resto sono solo piccole ma importanti azioni quotidiane. Vivere sostenibile equivale ad adottare uno stile di vita che possiamo definire consapevole e amico del nostro benessere e, più in generale, del benessere della comunità, dei mari e del pianeta che ci ospita tutti.

E la moda sostenibile invece? E’ possibile? Non ha dubbi Picciriddra che opta da anni per “vestiti usati e di seconda mano stando alla larga dal fast-fashion che svende prodotti di scarsa qualità, con poca cura dei dipendenti, utilizzando materie prime scadenti e inquinanti quali le fibre sintetiche che finiscono nei nostri mari e diventano cibo per i pesci, facendo entrare così nella catena alimentare un materiale nocivo per la nostra salute”.
Non essendo biodegradabili, le micro-plastiche vengono infatti ingerite dai pesci, i quali finiscono così per alterare la loro catena alimentare. L’uomo poi, cibandosene, pone a rischio inconsapevolmente la propria salute credendo di aver mangiato un alimento ritenuto salutare.

E questo è solo un semplice esempio ma analogo discorso può esser fatto per le scarpe.

“Siamo sicuri che più ne hai meglio stai? – mi chiede Picciriddra -. Ogni anno nel mondo si producono oltre 20 miliardi di paia di scarpe con un impatto ambientale assolutamente non trascurabile. La realizzazione di un classico paio di scarpe da ginnastica immette nell’atmosfera circa 136 kg di anidride carbonica. Dal momento che la maggior parte delle aziende produttrici sceglie di produrre nei paesi in cui la manodopera è a bassissimo costo, spesso largamente impiegato dal lavoro minorile, il trasporto del prodotto finito è un’importante aspetto spesso trascurato. I materiali utilizzati per la produzione sono molteplici; oltre alle colle e coloranti utilizzati durante il processo di produzione finendo per inquinare l’ambiente, ricordiamo il cuoio, tela, poliuretano, pvc, lacci, chiodi, tessuti, fili, occhielli in metallo e molto altro (si stima che siano circa 40 i materiali utilizzati per produrre un solo paio di scarpe) ecco perché risulta pressoché impossibile smaltire correttamente le calzature. Conseguenza? Solitamente corrisponde ad un errato smaltimento in discarica, che può portare a inquinare il suolo e l’acqua. E se ti dicessi che qualità, sostenibilità e prezzo equo esistesse? Basta saperli riconoscere e optare per aziende che hanno a cuore la nostra salute e quella del nostro pianeta e che utilizzano, con minor impatto ambientale, materiali di qualità e filiera produttiva ben definita e certificata”.

E quando ne abbiamo la possibilità?

“Senza dubbio scegliere il barefooting – conclude con un sorriso Soraya -. Secondo questa filosofia camminare a piedi nudi regala numerosi benefici alla nostra salute, come ad esempio esercitare la muscolatura del piede, permettere una distribuzione corretta del carico, aiutare la traspirazione e favorire la circolazione sanguigna delle gambe e di tutto il corpo. La nostra vita è dettata da scelte che hanno più o meno un impatto ambientale, sta a te scegliere e rivalutare il nostro modo di consumare”.