LE PALPITAZIONI DI PADRE ALFONSO

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
LE PALPITAZIONI DI PADRE ALFONSO

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Il telefono squillò di buona mattina: “Buongiorno Professore sono padre Alfonso, mi ha dato il suo numero il signor Cecchi. Devo venire da lei: ho avuto una nottata tremenda e poi non le dico stamani quanto ho sofferto per celebrare la Santa Messa”.” Padre venga pure e vediamo di capire cosa è successo”. “Ho il cuore che periodicamente mi balla nel petto”. Arrivò in ospedale poche ore dopo tutto sudato, paonazzo e molto agitato. Padre Alfonso era un uomo giovane, grasso, con la barba tipica dei frati e con una particolare tonsura ad aureola. Aveva una tonaca bianca con cappa e cappuccio appuntito nero arricchita da uno scapolare bianco. Stringeva la tonaca in vita con una cintura di pelle nera e calzava dei sandali aperti. Lo feci entrare in una stanza.

“Sì distenda sul lettino padre. Deve togliersi la tonaca”. Ascoltai con il fonendoscopio il cuore attentamente e poi lo sottoposi ad un Ecg. Gli esami strumentali risultarono tutti negativi compresa una ecografia cardiaca. Anche le analisi del sangue erano normali. Tranquillizzai padre Alfonso e gli consigliai di prendere delle gocce quando si sentiva particolarmente agitato. Il padre rasserenato mi invitò ad andare a trovarlo nella sua chiesa “Così – disse – potrò restituirle la gentilezza magari mangiando qualche cosa insieme. In convento abbiamo una cuoca bravissima”. Lo guardai e abbassando lo sguardo dissi sorridendo “Non ne dubito”. Andai a trovarlo un mercoledì mattina e rimasi a pranzo insieme a lui e gli altri confratelli. Mentre stavamo mangiando me li descriveva uno per uno. “Io sono diabetico e mangio pochissimo mi piacciono i dolci ma evito. Guardi padre Francesco”. In quel momento padre Francesco, di piccola statura e con la barba tutta bianca, di fronte a noi stava mangiando un gelato dopo un altro. “Vede le ingiustizie della vita. Lui mangia continuamente gelati e ha la glicemia normale. Ma come è possibile?”.
Continuò indicandomi un’altra persona magra e di bell’aspetto alla nostra destra, vestita in maniera sportiva “Padre Athos è un ciclista. Quando gli prende la voglia inforca la sua bicicletta, tuta e casco e vola via non si sa dove vada e quando torna. I suoi impegni, me li carico addosso io. Le sembra giusto? Padre Alfonso mangiò l’impossibile sostenendo che la sua dieta era povera di carboidrati e di zuccheri. Iniziò con un bel piatto di riso con i carciofi e poi volle assaggiare un po’ di pasta con le zucchine. Il pranzo continuò con un piccione arrosto insieme alle patatine. Bevemmo un bicchiere di buon vino rosso. Alla fine mi guardò sospirando. “Pensi tutti i giorni mi limito nel mangiare dopo quello che mi sta succedendo…”.

“Padre, – dissi – non mi è parso che il suo pasto fosse così povero…”. “Ha visto non ho preso nemmeno un dolcino alla fine, lei lo vuole?”. Avevo saputo che di notte padre Alfonso era solito vegliare in preghiera, il giorno lo dedicava alla lettura e al prossimo. Passava spesso la notte in chiesa e prolungava le sue veglie fino a quando poteva e se sopravveniva la stanchezza vinto dal bisogno del sonno spesso non riusciva a raggiungere il suo letto e dormiva appoggiando la testa su un cuscino per terra sotto l’altare in chiesa. “Stanotte professore mi è successo lo stesso. Mi ero addormentato vicino all’altare quando mi sono risvegliato di soprassalto il cuore andava velocissimo. Non sono riuscito a contare i battiti da quanto andava veloce. È un periodo duro per me”. “Se vuole mi può raccontare cosa le succede ha paura di qualcosa? Si impressiona? Fa brutti sogni?”. “No professore il problema è che ho delle visioni”. “Che tipo di visioni?”. “Quando non riesco a controllare la mente vedo vicino a me una donna”. “Ma padre può succedere non crede?”. “Sì, ma forse non così” “Così come?” “Diciamo vestita leggera”. “Leggera che significa? La vede che indossa biancheria intima?”. “No professore la vedo senza… e soprattutto… senza niente addosso e allora mi agito penso che sia il demonio che me la manda per farmi soffrire. Questi disturbi sono iniziati da quando ho confessato una giovane donna che con i racconti delle sue voglie mi ha turbato”.

“Scusi padre ma mi sembra di capire che l’obiettivo della confessione era proprio lei, cioè voglio dire la ragazza voleva dirle qualcosa a lei non crede ?”. “Si avevo capito da quando in alcune occasioni mi aveva sorriso in chiesa. Ma come fa un povero frate…? Eppure resistevo e la notte il cuore batteva la mente volava e…”. “Lasci stare ho capito benissimo non entri in particolari…”
“Ieri mi è accaduto mentre celebravo la Santa Messa. Durante l’omelia mi sono quasi addormentato e per un attimo ho visto la giovane accanto a me che mi sorrideva”. “Come le sorrideva?”. “Sì mi sorrideva, era quasi nuda e allora non ho potuto resistere e ho guardato tutto”. “Tutto cosa?”. “Professore tutto quello che desideravo vedere! Non riesco a togliermi questo pensiero dal cervello”. Sorrisi e pensai che il problema non era di facile soluzione. “Senta padre Alfonso quello che le sta succedendo è una cosa che accade spesso ai sacerdoti più giovani. Bisogna che lei si rassegni ed eviti di pensare a questa donna. Potrà ancora capitarle ma non deve agitarsi. È normale che possa succedere… del resto è un uomo giovane”.

Non ebbi notizie di padre Alfonso per qualche tempo e pensai che tutto si fosse risolto. Tornò un’altra volta in ospedale dopo diversi anni affetto da una colica renale. Lo riconobbi e lo salutai era vestito con una giacca blu e pantalone grigio, camicia bianca dimagritissimo, senza barba e senza chierica. La cosa mi incuriosì. Mi avvicinai a lui e chiesi: “Come va padre è diverso tempo che non la sento, tutto bene?”. “Caro professore che piacere rivederla, sì tutto bene. Sa dopo che ci siamo lasciati si sono intensificati gli episodi che lei conosce e tutte le notti per me era una guerra. Poi mi sono fatto coraggio e ho affrontato il problema con il padre confessore che mi ha consigliato di parlare con uno psicologo. Tutto inutile e siccome le palpitazioni continuavano ho dovuto decidere per la mia salute…”. Mentre mi parlava nel corridoio del pronto soccorso apparve una giovane donna molto elegante e anche bella. Il volto di Alfonso quando la vide si illuminò. “Era lei la sua visione proibita?” chiesi “Si professore ma ora non è più una visione e le palpitazioni sono sparite”.