LE PREVISIONI DEL CLUB DI ROMA, ALLA PROVA DI GAYA HERRINGTON

Il modello informatico World 3, elaborato dal Mit e voluto dal Club di Roma, ha tentato di prevedere il futuro dell’ambiente e della società umana. Gaya Herrington ha confrontato le previsioni con il mondo reale. È ancora possibile evitare il collasso?

AMBIENTE
Alessio Mariani
LE PREVISIONI DEL CLUB DI ROMA, ALLA PROVA DI GAYA HERRINGTON

Il modello informatico World 3, elaborato dal Mit e voluto dal Club di Roma, ha tentato di prevedere il futuro dell’ambiente e della società umana. Gaya Herrington ha confrontato le previsioni con il mondo reale. È ancora possibile evitare il collasso?

Nel marzo del 1972 furono presentati al pubblico i risultati di uno studio scientifico innovativo: The limits to growth; edito in Italia come I limiti dello sviluppo o I limiti alla crescita. La ricerca era stata condotta presso il Mit (Massachusetts Institute of Technology) e promossa dal Club di Roma, think thank internazionale, fondato dallo straordinario  torinese Aurelio Peccei. Gli scienziati del Mit, diretti da Dennis Meadows, avevano elaborato il modello informatico World3, le cui equazioni non lineari erano in grado di simulare l’andamento di cinque tendenze fondamentali: il capitale industriale, la popolazione, la produzione alimentare, la disponibilità di risorse esauribili e l’inquinamento, in relazione alle possibili scelte umane. Così, il futuro fu espresso in grafici chiaramente leggibili. Gli scenari prefigurarono tanto il collasso della qualità di vita, quanto un rapporto armonioso tra uomo e ambiente.

L’ampia circolazione ed il carattere dei risultati furono decisivi per l’affermazione del nascente movimento ambientalista e stimolarono la riflessione sulla sostenibilità del presente modello di sviluppo, affermatosi con la Rivoluzione Industriale. Tanto più che l’indagine, basata su World 3, è stata aggiornata periodicamente e confermata nella sostanza.
Di recente, Gaya Herrington, esperta autorevole di sostenibilità e consulente del Club di Roma, ha confrontato i risultati delle ultime simulazioni, pubblicate nel 2004 (I nuovi limiti dello sviluppo), con quanto è accaduto nell’ultimo quindicennio, guardando infine al futuro. È ancora possibile evitare il collasso ?

Prima di rispondere alla domanda, vale la pena di osservare alcuni esempi del funzionamento di World 3. La proiezione demografica è istruttiva. Acquisiti i dati storici, il modello tenta di prevedere quanti esseri umani vivranno sulla Terra, considerando le variazioni medie della fecondità (numero di figli per donna) e dell’età del primo parto. Mentre il tasso di mortalità costituisce l’anello di retroazione negativo che limita la crescita. Le equazioni rappresentano però anche l’influsso della razione alimentare pro capite sulla demografia. Quando il cibo diminuisce, World3 investe il capitale per coltivare le terre peggiori, soppesando i costi crescenti dell’investimento e la perdita di fertilità dei suoli. Quindi la razione alimentare prodotta, influisce sulla speranza di vita; in maniera non lineare perché il raddoppio dell’apporto calorico di una dieta scarsa allunga la vita di molto, mentre influisce poco quando le condizioni sono buone.

L’esempio spiega soltanto una minima parte del modello. Le equazioni sono oltre duecento e producono 80.000 dati numerici per ogni scenario. Ancora, il capitale industriale dipende dai tassi di investimento che lo accrescono e deprezzamento che lo consumano, fino a chiudere le fabbriche. L’inquinamento riduce le rese agricole e la speranza di vita. Le risorse non rinnovabili sono limitate, aumentano di costo mentre vengono estratte. E molto altro ancora. Fortunatamente l’espressione grafica semplifica la comprensione del modello, rispetto a quella matematica.
Herrington ha messo alla prova quattro simulazioni, scelte quali punti di riferimento significativi (corrispondenti agli scenari 1, 2, 6 e 9, dell’aggiornamento edito nel 2004).

Bau, business as usual, proietta le tendenze storiche verso il futuro, senza simulare nuove condizioni. L’umanità continua la crescita fin verso i primi decenni del XXI secolo. Poi, i costi delle risorse non rinnovabili aumentano. La necessità di mantenere costante un flusso di risorse, sempre più difficili da estrarre, erode il capitale destinato a sostenere la produzione agricola e a rinnovare la struttura industriale che invecchia. Il prodotto industriale diminuisce, la mancanza di fertilizzanti, pesticidi, impianti di irrigazione, aggrava i problemi causati dall’erosione e dalla perdita di fertilità. La disponibilità alimentare flette. I servizi peggiorano, compresi quelli sanitari. Da ultimo, la speranza di vita si riduce, le curve della popolazione, della produzione, del benessere umano, collassano.

Bau2 ipotizza una disponibilità di risorse non rinnovabili doppia, rispetto a quella stimata nei primi anni Duemila. Il grafico permette alla crescita di spingersi più innanzi, verso metà secolo. Allora i livelli di inquinamento divengono intollerabili, tanto da uscire dal grafico, abbattere le rese agricole ed influire direttamente sulla speranza di vita. Il modello reagisce dirottando capitali ingentissimi per sostenere l’agricoltura ma ciò non basta e, mancando il capitale, anche l’industria rovina. L’esito finale è simile a quello del modello precedente.

Ct, comprehensive technology, aggiunge alla doppia disponibilità di risorse, le capacità straordinarie dell’innovazione tecnologica. Così a partire dal 2002, l’umanità investe largamente, per diminuire del 4% ogni anno la misura di risorse esauribili e il livello di inquinamento, necessari ad ottenere un’unità di prodotto industriale. Mentre l’agricoltura riesce a migliorare le rese, senza gravare eccessivamente sulla qualità dei suoli. Questo scenario evita il collasso. Tuttavia l’impegno tecnologico, su tanti fronti, si rivela troppo costoso. L’indice del benessere umano discende e risale attorno metà secolo, per assumere una tendenza di decadenza lenta.
Lo scenario esemplifica una delle tesi fondamentali dei rapporti al Club di Roma basati su World 3: la tecnologia ed un’economia libera di crescere, non possono giungere ad un mondo sostenibile. La produzione di quantità sempre maggiori di oggetti materiali vanifica l’impegno tecnologico, per diminuire l’inquinamento ed il consumo di risorse necessari ad ognuno di loro. Motori meno inquinanti e benzina verde vengono sconfitti dall’aumento del numero di automobili.

Sw, stabilized world, inserisce un elemento che spesso esula dai modelli economici: la buona volontà umana. La tecnologia e la disponibilità di risorse permangono come in Ct. Poi, le famiglie scelgono di mettere al mondo soltanto due figli (in media). La produzione industriale mondiale supera del 10% quella registrata nell’anno 2000, quindi arresta deliberatamente la sua crescita. Diversamente dallo scenario precedente, stavolta il capitale riesce a sostenere l’applicazione delle nuove tecnologie perché l’economia raggiunge dimensioni più piccole: ci sono meno industrie da aggiornare.
Costruire una nuova centrale a gas anziché una nuova centrale a carbone, riduce la crescita dell’inquinamento ma se grazie al limite imposto al prodotto industriale non è possibile produrre più energia, la vecchia centrale chiude e l’inquinamento diminuisce davvero, per due terzi. Nel mondo stabile, il benessere umano non collassa. L’umanità raggiunge un equilibrio sostenibile.

Quale futuro vogliamo? Herrington ha confrontato i risultati dei quattro scenari di World 3 (pubblicati nel 2004) con quelli del mondo reale, fino al 2019. Anche il miglior modello è destinato ad essere incompleto, approssimativo, limitato. World 3 simula il mondo come sistema globale, ignora ogni differenza regionale. Gli studiosi del Mit pubblicarono i grafici di scenario, privandoli dei relativi dati numerici, per sottolineare come sia possibile tentare di anticipare soltanto le tendenze generali di crescita, collasso ed equilibrio, e collocarle nel tempo approssimativamente. Tanto meno, il modello prevede come reagirebbero i popoli, al manifestarsi di difficoltà gravi.
Eppure, World 3 si è dimostrato affidabile. Laureata in econometria ed impegnata per anni tra finanza e consulenza strategica, Herrington non ha mai conosciuto un modello più accurato. In questi anni, la realtà si è discostata poco dalle previsioni.

Bau2 e Ct sono gli scenari informatici più vicini alla dinamica terrena. Bau segue da presso. Purtroppo, Sw registra la divergenza maggiore. Ciò nonostante, tutte le simulazioni sono ancora molto vicine tra loro e con i dati empirici. La distanza aumenta dopo il 2020.
Gaya Herrington ritiene improbabile che la presente traiettoria sia quella di un’umanità serena in un ambiente sano (non siamo su Ct) ma anche che non sia troppo tardi per evitare declino e collasso. Un mondo sostenibile pare ancora possibile. Nello scenario d’equilibrio, gli elementi chiave sono la buona volontà umana e i limiti alla crescita.