LE VACANZE SOSTENIBILI ANCHE GLI ANIMALI

Viaggiare in modo responsabile è diventato un must per chi vuole avere un impatto (quasi) zero sull’ambiente. E un enorme peso lo gioca il benessere della fauna e la sua conservazione.

AMBIENTE
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Chiara Grasso
LE VACANZE SOSTENIBILI ANCHE GLI ANIMALI

Viaggiare in modo responsabile è diventato un must per chi vuole avere un impatto (quasi) zero sull’ambiente. E un enorme peso lo gioca il benessere della fauna e la sua conservazione.

L’ecoturismo è un viaggio responsabile verso aree naturali che conservano l’ambiente, sostengono il benessere delle popolazioni locali e implicano interpretazione ed educazione”. Questa è la definizione dell’International Ecotourism Society (TIES). Il vero ecoturismo, però, non può essere solo ecologico e sostenibile, ma anche e soprattutto etico, in un’accezione certamente più ampia, che comprenda anche i nostri valori personali e le nostre coscienze, nei rapporti, non solo con la natura, ma con tutti gli esseri viventi. E in quest’ottica biocentrica, il nostro impatto su fauna, ecosistemi e benessere animale è un elemento da considerare e valutare per poter davvero viaggiare in modo sostenibile.

Durante i diversi lockdown internazionali dovuti alla pandemia, il mondo del turismo ha subìto un drastico calo di presenze e viaggiatori. Questo ha inevitabilmente avuto effetti anche sul comportamento animale e sulla conservazione faunistica.
Per esempio, c’è una cosa che accomuna due specie animali apparentemente diversissime e lontanissime tra loro: i macachi della Thailandia e i cervi di Nara, in Giappone. La mancanza di turisti ha creato vere e proprie rivolte da parte di questi animali, in alcuni casi pacifiche, in altri casi violente e pericolose. I macachi ed i cervi hanno assalito i villaggi urbani in cerca di cibo, aggredendo le popolazioni locali o invadendo strade e case. Cibo, che prima veniva fornito proprio dai turisti, come attrattiva per avvicinare gli animali e poter scattare foto ricordo da portare a casa.
E se da una parte l’assenza di viaggiatori ha portato animali e natura a ribellarsi a causa di comportamenti sbagliati da parte dei turisti, dall’altra ha ridotto drasticamente le entrate economiche per quel turismo che operava bene, invece, nella conservazione e nella salvaguardia di popolazioni locali, ecosistemi e specie a rischio. Per esempio, sempre durante i lockdown, sono aumentati gli attacchi di bracconaggio ai gorilla in Centrafrica tra Uganda e Congo sia perché sono mancate le entrate finanziarie per le operazioni di antibracconaggio e di sorveglianza, sia perché i turisti erano occhi in più, piedi in più, mani in più per controllare un territorio fortemente minacciato dall’illegalità.
L’emergenza sanitaria da covid-19 è quindi un’ottima occasione per fermarci a riflettere sul nostro rapporto con la natura.

Il turismo fatto bene, infatti, è un’ottima risorsa per poter contribuire alla salvaguardia della biodiversità. È stato scientificamente dimostrato che l’84% delle entrate economiche dei parchi naturali provengono dall’Eco-Turismo e che questo contribuisce al 66% dei fondi per la conservazione delle 360 specie di mammiferi, volatili e anfibi minacciate. L’Eco-Turismo contribuisce positivamente sull’impatto ecologico di più di 800 specie animali, agendo attivamente sulla conservazione degli habitat, della specie e limitando le attività illegali sull’ambiente e sugli animali. Le popolazioni indigene, inoltre, vengono influenzate in positivo dal ruolo dei turisti che attratti dalla presenza di fauna esotica, finanziano le attività locali, la ristorazione, il commercio e l’artigianato locale.

E se questi sono gli effetti positivi del turismo sostenibile e rispettoso della fauna selvatica, purtroppo c’è anche un lato oscuro del turismo, che invece vede gli animali come attrazioni e fonte di guadagno speculando sul loro benessere e la loro salvaguardia. Parliamo per esempio dei falsi santuari: strutture zoologiche che si spacciano per centri di recupero ma in realtà sono mostre faunistiche in cui gli animali vengono allevati e utilizzati per scopi commerciali con i turisti. Gli animali vengono spacciati per orfani, recuperati o feriti e viene permesso ai turisti di interagire loro. Coccole, alimentazione, bagni, allattamento, passeggiate e carezze. Attività, che ovviamente niente hanno a che fare con la vera conservazione e il vero benessere animale, in quanto essendo animali selvatici non sono evolutivamente ed etologicamente “programmati” ad interagire con l’essere umano. Parliamo di elefanti in Asia, leoni in Africa, scimmie, delfini, pappagalli, bradipi: più di 500 mila animali in tutto il mondo che ogni anno vengono utilizzati nell’industria del turismo hands on. A pagarne le conseguenze non sono solo gli animali, ma anche gli stessi turisti che vengono truffati ed ingannati credendo di collaborare a progetti di cura e conservazione animale, mentre invece, si trovano ad alimentare traffico, detenzione illegale e maltrattamento.

Le attività sostenibili che si possono fare per avvistare gli animali liberi in natura, rispettando la loro etologia ed il loro benessere, senza influenzare comportamento animale ed ecosistemi, sono tante. Scegliamo quindi con attenzione e consapevolezza le attività e le strutture in cui trascorrere i nostri viaggi sostenibili. L’inganno è dietro l’angolo, ma anche la vera salvaguardia. Bisogna solo imparare a distinguerli!