LE VOCI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
LE VOCI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Perché mi avete salvato? Non ne posso più di questa vita. Ieri mi ha chiesto se potevo cedergli la mia anima. Chi è che glielo ha chiesto?Una voce, la stessa che mi ha detto di saltare dalla finestra della mia casa. Lei non lo sa dottore, le voci sono insistenti e dopo le voci le immagini talvolta piacevoli altre volte paurose tanto che devo chiudere gli occhi per non vederle.

Enrico, un giovane ingegnere, si era lanciato nel vuoto da una finestra picchiando violentemente la testa sul prato che circondava la sua casa. I soccorritori lo avevano trovato già in piedi che si lamentava di un dolore al collo e alla spalla destra. Al suo arrivo in pronto soccorso presentava un vasto ematoma a livello del volto. Gli arti erano apparentemente indenni da fratture e lecografia fatta immediatamente non aveva mostrato a livello addominale a livello toracico, lesioni di organi interni. Dottore come sta mio figlio?” “Signora mi sembra che nonostante un volo di 2 metri questa volta sia andata bene. Dobbiamo aspettare la risposta della tac del cranio e della radiografia delle ossa, per il resto sembra che non ci siano fratture. “Mio figlio è stato ricoverato in comunità terapeutica perché sente le voci.

Ciao mamma” “Ciao amore” “Mamma tu sai che sono stanco di vivere. Ho chiesto al dottore perché mi ha salvato. Guardi Enrico, non abbiamo per il momento fatto niente proprio niente per salvarla”. Dottore non voglio farmaci, non credo alle medicine. Penso che molte persone vivono la salute come unossessione e sono pronte ad inventare nuove malattie. Ma io non ci casco. Per la gente un qualsiasi disturbo diventa un problema insormontabile da eliminare immediatamente e vengono subito in ospedale ingolfando i servizi. Io sento le voci, le sento davvero, ogni tanto mi danno dei consigli sbagliati e mi fanno credere per esempio che posso volare.

Si infatti ti sei buttato dalla finestra di casa”. “Ma io sto bene” “Non mi sembra... guardandoti…” Dottore siamo convinti che anche quando siamo in salute dobbiamo fare qualcosa per stare meglio. Per digerire per esempio, molti sono persuasi che ci voglia un bicchierino di liquore… Ma questo sappiamo che non è vero. Comunque al di là delle sue convinzioni, se sente le voci deve curarsi le pare? Dovrà fare una terapia. Enrico ci pensò a lungo e guardandomi con sospetto: Facciamo la fortuna dei ciarlatani basta pensare agli integratori, la maggioranza di quelli in vendita non serve a niente e stesso discorso per altri rimedi che non sono rimedi. “Le case farmaceutiche si stanno impegnando nella ricerca farmacologica…” dissi. Le case farmaceutiche fanno uscire sul mercato prodotti ai quali cambiano una molecola a scopo pubblicitario per affermare che il farmaco è diverso, più potente, dura di più a lungo e può essere usato anche in età avanzata. Il bello è che c’è chi ci crede. Io non ci credo!”. Ma scusi ci sono le ricerche scientifiche, le riviste che riportano i risultati degli studi fatti. “Guardi dottore che centinaia di riviste non sono neppure accreditate e accettano di pubblicare qualsiasi cosa. Va bene non crede nella medicina ma...” Senta io le ho detto cosa pensavo. La prego non faccia nemmeno gli accertamenti e mi mandi a casa. Tanto devo morire.

Lei andrà a casa dopo avere fatto la tac del cranio e le radiografie necessarie per escludere delle fratture. Quando arrivò la risposta degli esami strumentali rimasi perplesso. Enrico non aveva nessuna rottura di arti, ma un’emorragia cerebrale con frattura traumatica della zona parietooccipitale del cranio. Si lamentava del mal di testa ma non era confuso e parlava normalmente. Il neurochirurgo chiamato in consulenza propose di tenere Enrico in osservazione almeno per 48 ore e di ripetere la tac del cranio prima della eventuale dimissione. Lo dissi alla mamma che fu d’accordo e poi anche a lui che all’inizio pose resistenza e poi accettò di rimanere in ospedale. Dissi alla mamma: “Voglio sentire il parere del consulente psichiatra se lei è d’accordo. Sei d’accordo Enrico? Si tanto a me non cambia niente è già stato deciso e voglio morire. Ma chi ha deciso? Le voci hanno deciso e tutte le volte che ora le ascolto mi dicono: peccato che tu sia ancora vivo potevamo conoscerci!”. Enrico ora smettila perché non è più il caso. Se senti le voci non le ascoltare e se hai allucinazioni chiudi gli occhi. Io devo curarti e non posso avere sempre davanti a me un paziente che mi dice che vuole morire. Io salvo le persone perché vogliono vivere e non morire. Per me questa è una offesa, è offensivo anche come ti stai comportando e quello che stai dicendo. Mi allontanai dalla stanza dove si trovava Enrico con la mamma.

Che ne dici?” chiesi allo psichiatra: “Mi sembra che il problema non siano le voci ma le teorie con cui Enrico cerca di spiegare le sue voci. Le voci sono un sistema attraverso cui lui cerca di affrontare gli aspetti psicologici che necessitano di essere gestiti, sarebbe un modo di pensare, di esprimere parti di in conflitto. Insomma le persone che sentono le voci sono pensatori e sono moltissime le persone che attivano le voci in modo intenzionale. Lui quando non va qualcosa e non riesce a superar le difficoltà della vita, attiva le voci come può attivare quella della mamma che lo ammonisce come se fosse al suo fianco. Come la mamma gli dice di buttarsi dalla finestra? “No, la mamma non gli dice niente è lui che pensa che sia così.“La psichiatria, dissi, è sempre stata materia difficile per me e ora poi con quello che mi hai detto di Enrico realmente rinuncio a capire il motivo della sua condizione. Pensi che dovrà fare delle medicine”. “Certo” rispose lo psichiatra.

Chiamai la madre. Dopo poco sentii il collega che la informava di come e quando fosse necessario somministrare a Enrico la terapia. Poi la riportò scritta sulla cartella clinica dell’ospedale. Durante la permanenza nel reparto di osservazione del pronto soccorso Enrico non ebbe più le voci anzi lui stesso se ne meravigliava e aveva paura che lo avessero abbandonato. I controlli della emorragia cerebrale e della frattura cranica andarono bene e dopo qualche giorno fu dimesso. Quando incontrai la madre che venne a salutarmi, mi disse: Lo sa dottore Enrico non sente più le voci! Sono convinta che il trauma cranico lo abbia guarito dalla psicosi. Dottore penso che possa fare a meno di assumere quei farmaci prescritti dallo psichiatra. Potrebbero fargli male non crede? Non le risposi e mi allontanai senza rivolgerle un saluto.