L’essenza: ricreato il profumo delle mummie ad Hannover
Scopri come la scienza ha ricreato l’odore dell’immortalità: dal caso della mummia di Senetnay ad Hannover alle eccellenze italiane del Museo Egizio e di Pompei
Immaginate di camminare tra le sale di un museo e, all’improvviso, di essere investiti non dal solito odore di polvere e tempo, ma dalle fragranze speziate e resinose dell’antico Egitto. Non è un’allucinazione, ma l’esperimento sensoriale curato dal Museo August Kestner di Hannover, dove la scienza ha letteralmente dato vita all’”odore dell’immortalità”.
Il progetto nasce dalla collaborazione con l’archeologa molecolare Barbara Huber (Max Planck Institute). Grazie a tecniche avanzate di cromatografia e spettrometria di massa, i ricercatori hanno analizzato i residui organici rinvenuti nei vasi canopi di Senetnay, una nobile egizia vissuta intorno al 1450 a.C.
I risultati hanno rivelato una miscela incredibilmente complessa:
- Resine di pino e larice: provenienti dal Mediterraneo settentrionale.
- Cera d’api: utilizzata per le sue proprietà sigillanti.
- Bitume: per preservare i tessuti.
- Dammar o resina di Shorea: una scoperta sorprendente, poiché queste piante crescono solo nel sud-est asiatico, suggerendo reti commerciali molto più vaste di quanto ipotizzato.
Il “profumo” risultante, ricreato in laboratorio dalla celebre “naso” francese Carole Calvez, è stato esposto ad Hannover per permettere ai visitatori di connettersi fisicamente con il passato.

L’Italia e l’archeologia dei profumi
Se Hannover ha acceso i riflettori su questo tema, l’Italia non è rimasta certo a guardare. Il nostro Paese vanta una tradizione d’eccellenza nella ricerca sulle fragranze antiche, con progetti che spesso precedono o integrano le scoperte internazionali.
- Il Museo Egizio di Torino: Il Museo Egizio, il più antico al mondo dedicato alla civiltà nilotica, conduce da anni analisi sui corredi funerari. Studi recenti condotti su vasi sigillati della tomba di Kha e Merit hanno permesso di identificare molecole di idrocarburi e acidi grassi, suggerendo la presenza di oli profumati e unguenti che, millenni fa, dovevano saturare l’aria delle camere sepolcrali.
- L’Eredità di Pompei ed Ercolano: Spostandoci nell’area vesuviana, l’Italia è leader nello studio dei profumi romani. Grazie alla conservazione unica sotto le ceneri, i ricercatori del CNR e dell’Università di Ferrara hanno lavorato per anni sulla “Rosa Pompeiana” e sul “Telinum“, il profumo preferito di Giulio Cesare.
–L’Orto dei Profumi: A Pompei è stato ricreato un vero e proprio percorso olfattivo dove vengono coltivate le piante antiche utilizzate per la produzione dei cosmetici dell’epoca. - Il caso di Cipro e l’eccellenza sarda: Non va dimenticato il contributo dell’archeologia italiana a Cipro (sito di Pyrgos), dove è stata scoperta la più antica fabbrica di profumi al mondo (4000 anni fa). I reperti sono stati studiati ed esposti anche in Italia, dimostrando come la nostra scuola di restauro e analisi chimica sia un punto di riferimento globale.
Perché “annusare” la storia?
Il senso dell’olfatto è l’unico collegato direttamente al sistema limbico, la parte del cervello che gestisce emozioni e memoria. Ricreare il profumo delle mummie o delle domus romane non è un semplice esercizio di stile, ma un potente strumento di divulgazione inclusiva: permette anche ai non vedenti di “vedere” il passato e regala a tutti un’esperienza immersiva che i libri di storia non possono trasmettere.
“L’odore è un potente veicolo di tempo. Ci permette di percepire l’antico Egitto non come un concetto astratto, ma come un luogo vivo, fatto di resine esotiche e mercati lontani”, affermano i ricercatori.

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