L’EU VERSO LA DIRETTIVA PER IL DIRITTO ALLA RIPARAZIONE

Dopo il voto favorevole in Commissione, la nuova proposta in favore del “right to repair” passera al voto del Parlamento Europeo nella sessione plenaria del 20-23 novembre.

AMBIENTE
Maria Carla Ottaiano
L’EU VERSO LA DIRETTIVA PER IL DIRITTO ALLA RIPARAZIONE

Dopo il voto favorevole in Commissione, la nuova proposta in favore del “right to repair” passera al voto del Parlamento Europeo nella sessione plenaria del 20-23 novembre.

Se ne parla e se ne riparla da almeno una decina d’anni ma, di fatto, il diritto alla riparazione, tra le colonne della transizione verso un’economia circolare sulla quale l’UE ha strutturato uno dei suoi piani d’azione nell’ambito del cosiddetto Green Deal, è sinora rimasto al palo senza che si sia trovata una maniera di tradurlo in pratica.

Adesso, pare che l’iter del “right to repair” sia finalmente ripreso dopo il voto, nelle scorse settimane, della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori (IMCO) che, con 38 favorevoli, 2 contrari e 0 astenuti, ha adottato una nuova proposta in favore del “diritto alla riparazione” per i consumatori mirata al superamento del tempo massimo di garanzia legale di un prodotto – generalmente 2 anni – e all’introduzione di una serie di regole e incentivi che promuovano la cultura della riparazione.

riparazioneNel dettaglio, per i venditori scatterebbe l’obbligo di provvedere alla riparazione gratuita entro il periodo di garanzia legale, tranne quando sia più costosa della sostituzione; verrebbe introdotto il cosiddetto periodo di responsabilità con un’estensione della garanzia legale di un anno per i prodotti riparati. Le riparazioni, inoltre, dovranno essere effettuate in un arco di tempo ragionevole e bisognerà sempre concedere ai consumatori dispositivi sostitutivi in ​​prestito. Se, ancora, un prodotto non può essere riparato, l’opzione da offrire al consumatore è quella di un prodotto ricondizionato.

 

Tutte misure auspicabili che peraltro incontrerebbero il favore di larga parte dei consumatori: lo testimonia un recente sondaggio Eurobaramoter dal quale emerge che ben il 77% dei consumatori europei preferirebbe riparare i propri beni malfunzionanti piuttosto che acquistarne di nuovi ma ad ostacolarli sono le stesse case produttrici che, tramite politiche cartello (costo eccessivo dei pezzi di ricambio, continuo aggiornamento dei software, ecc.), finiscono per rendere poco competitiva la riparazione, negando di fatto al consumatore il “right to repair”.

riparazione

A ciò va aggiunto che l’attuale compulsiva sostituzione dei beni di consumo – in particolare per quel che riguarda i dispositivi tecnologici, – porta all’accumulo di uno scarto eccessivo, che in parte finisce nei RAEE, in parte no, diventando semplicemente un rifiuto non recuperabile.

Ma non basta, ulteriori dati diffusi dalla stessa Commissione europea per il mercato interno e la protezione dei consumatori attestano che lo smaltimento prematuro di beni di consumo genera 261 milioni di tonnellate di emissioni di CO2, utilizza 30 milioni di tonnellate di risorse e fa perdere ai consumatori che si trovano a dover sostituire il prodotto anziché ripararlo circa 12 miliardi di euro all’anno.

Adesso, il progetto presentato in Commissione passerà al voto degli eurodeputati nella sessione plenaria prevista per il 20-23 novembre e, una volta che il Parlamento avrà adottato la sua posizione, potranno finalmente iniziare i negoziati sul testo finale nella speranza che anche quella di “Ripara” possa aggiungersi alle tre “R” – Riduci, Riusa, Ricicla – su cui poggia l’economia circolare.