medicina

Leucemia pediatrica, il gene PAX5 indica prognosi e possibile terapia

Uno studio internazionale identifica nel gene PAX5 un sottogruppo di leucemia pediatrica più grave e un possibile bersaglio terapeutico.

STRADENUOVE-Un’alterazione del gene PAX5 identifica un sottogruppo di leucemia linfoblastica acuta pediatrica con prognosi più sfavorevole e indica un possibile bersaglio terapeutico. È il risultato di uno studio internazionale coordinato dai ricercatori della Fondazione Tettamanti, pubblicato sulla rivista scientifica Blood. La ricerca ha analizzato la più ampia casistica pediatrica finora raccolta su questa alterazione, coinvolgendo centri di cura italiani, tedeschi e austriaci. Lo studio è stato sostenuto dalla Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro e dal dottorato DIMET dell’Università di Milano-Bicocca.

Il ruolo del gene PAX5

PAX5 agisce come un interruttore nello sviluppo dei linfociti B, le cellule del sangue coinvolte in questa forma di leucemia. Quando il gene risulta “riarrangiato”, cioè fuso in modo anomalo con un altro gene, può favorire la trasformazione tumorale. I ricercatori hanno osservato che i pazienti con leucemia PAX5-r presentano già alla diagnosi alcuni indicatori di rischio più marcati, tra cui una conta più elevata di globuli bianchi. Il dato determinante riguarda però la risposta dopo l’avvio della terapia.

La malattia minima residua orienta la prognosi

I bambini che eliminano rapidamente la malattia minima residua, ovvero le cellule leucemiche ancora rilevabili con tecniche molecolari dopo le prime settimane di trattamento, mostrano una prognosi eccellente. Al contrario, quando al termine dell’induzione restano tracce misurabili di malattia, l’esito è significativamente peggiore rispetto a quello di pazienti con lo stesso livello di malattia residua ma senza il riarrangiamento di PAX5. Secondo Giovanni Cazzaniga (nella foto), responsabile dell’Unità di ricerca genetica della leucemia del Centro Tettamanti e direttore di Genetica medica dell’IRCCS San Gerardo dei Tintori, questa informazione potrà aiutare a individuare precocemente i bambini nei quali intensificare il trattamento.

FLT3 come possibile bersaglio terapeutico

Lo studio ha inoltre individuato una potenziale vulnerabilità delle cellule leucemiche PAX5-r: la produzione eccessiva della proteina codificata dal gene FLT3. Nei modelli preclinici ottenuti dai campioni dei pazienti, queste cellule si sono dimostrate particolarmente sensibili al gilteritinib, farmaco che blocca l’attività di FLT3 ed è già utilizzato contro altre leucemie, sia da solo sia insieme al desametasone.

I risultati sono ancora sperimentali e non costituiscono una nuova terapia già disponibile. Aprono però la strada a ulteriori studi per valutare se questo approccio possa essere trasferito in futuro nella pratica clinica per i pazienti che oggi dispongono di poche alternative mirate.

La casistica internazionale

I ricercatori hanno esaminato i dati di 159 bambini e adolescenti con leucemia linfoblastica acuta PAX5-r, trattati tra il 2001 e il 2024 in Italia, Germania e Austria. Le analisi prognostiche si sono concentrate su 96 pazienti arruolati nello studio AIEOP-BFM ALL 2017, confrontati con quasi duemila pazienti privi della stessa alterazione.

Fonti

Blood, “Measurable Residual Disease–Dependent Unfavorable Outcomes in Pediatric PAX5-Rearranged B-Acute Lymphoblastic Leukemia”, 10 agosto 2026.

  • Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro; Università degli Studi di Milano-Bicocca.
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