L'EUROPA NON È PRONTA PER UN MONDO COSI’ CALDO

Il caldo è il disastro “naturale” più letale in Europa. Negli ultimi quattro decenni, tra le 76.000 e le 128.000 persone sono morte a causa delle ondate di calore.

AMBIENTE
Thais Palermo
L'EUROPA NON È PRONTA PER UN MONDO COSI’ CALDO

Il caldo è il disastro “naturale” più letale in Europa. Negli ultimi quattro decenni, tra le 76.000 e le 128.000 persone sono morte a causa delle ondate di calore.

Il bilancio delle vittime dell’ondata di calore in Europa – oltre 2.000 persone morte solo in Spagna e Portogallo – dimostra quanto il continente sia impreparato ad affrontare le temperature inconsuetamente alte che si sono viste nel primo mese dell’estate 2022. Temperature che potrebbero diventare il nuovo normale per una zona a clima tutt’altro che tropicale.

L’impatto del caldo infernale si è reso evidente anche in tanti settori dell’economia: l’energia, i trasporti e le infrastrutture tecnologiche hanno faticato a funzionare con temperature che hanno più volte superato i 40 gradi centigradi.

Il 2022 si è rivelato l’anno del superamento di tanti record nel continente, in termini di temperature raggiunte. Record che però, come avvertono gli scienziati, saranno sempre più spesso superati in futuro, con temperature sempre più alte. La causa la conosciamo già: i cambiamenti climatici, contro i quali i governi non riescono, comunque, ad attuare delle politiche adeguate.

Se da un lato è vero che la gravità dell’ondata di calore è stata nuova, è altrettanto vero che la stessa normativa europea obbliga i Paesi membri ad approvare i rispettivi piani per l’adattamento climatico, e a rendere conto di quanto spendono, in totale e per settore. Anche perché la risposta dei governi in caso di caldo estremo può determinare il numero di vittime e il livello di disagi per la società e l’economia.

Secondo un’analisi elaborata dal sito di informazioni Politico, venti dei 27 Paesi Ue forniscono pochi o nessun dettaglio sui loro piani di spesa per le politiche e strategie di adattamento. Tutti i Paesi dell’UE hanno sviluppato piani nazionali per far fronte ai cambiamenti climatici. Ma spesso sono poco elaborati e non finanziati. “Semplicemente non li hanno“, ha dichiarato Wouter Vanneuville, esperto di adattamento ai cambiamenti climatici presso l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).

In altre parole, i governi europei non riescono a pianificare adeguatamente le rispettive risposte a un pianeta più caldo, che pure si annuncia da ormai tanto tempo da parte della comunità scientifica e da attivisti ambientali di tutto il mondo.

Risposta ai disastri e ripercussioni economiche

Il caldo si presenta così come la calamità “naturale” (che di naturale ha ben poco) più letale d’Europa. Negli ultimi quarant’anni, tra le 76.000 e le 128.000 persone sono morte a causa delle ondate di calore, secondo i dati dell’AEA.

La differenza di questi ultimi anni, e che accende un ulteriore campanello d’allarme, è che il maggior numero di decessi dovuti al caldo negli ultimi decenni non è stato registrato in Spagna o in Italia, Paesi più caldi, ma in Germania.

Se i Paesi europei lasciano a desiderare per quanto riguarda l’attuazione dei piani di adattamento, sul fronte specifico della salute la situazione è ancora più critica. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, meno della metà dei 27 Paesi Ue dispone di piani d’azione per gestire l’impatto del caldo estremo sulla salute – e di quelli che lo fanno, più della metà non dispone di fondi sufficienti.

La discrepanza tra il livello di pericolo e il ritmo di azione è uno scandalo“, ha dichiarato a Politico Martin Herrmann, presidente dell’Alleanza tedesca per la protezione del clima e la salute, una rete di operatori sanitari. “Non sappiamo quando arriverà il prossimo grande evento e non siamo preparati“.

Le ripercussioni dei cambiamenti climatici e del clima estremo si verificano anche nell’economia. In molte parti d’Europa, le infrastrutture non hanno retto all’impennata delle temperature. Aeroporti chiusi a causa della pista danneggiata – come quello di Luton a Londra -, servizi ferroviari sospesi, come i collegamenti tra Trieste e il resto del Paese a causa degli incendi che hanno invaso l’area, centrali nucleari a operazione ridotta a causa dell’acqua di raffreddamento troppo calda, come è successo in Francia e in Belgio. Sono solo alcuni dei “fenomeni” a cui sarà necessario abituarci in un futuro prossimo, in attesa di strategie di adattamento più efficaci – poiché gli obiettivi di mitigazione sembra facciano parte del passato.

Anche il cyberspazio non è immune al caldo. Sia la divisione cloud di Google che quella di Oracle hanno subito “guasti” alle unità di raffreddamento nel Regno Unito, con Oracle che ha indicato come causa le “alte temperature fuori stagione”. L’adattamento delle infrastrutture e delle città, in un mondo sempre più caldo, avrà un prezzo molto elevato, sia in termini economici, che di equilibri ecosistemici, nel quale si inserisce anche la vita umana.