L’EUROPA PER UNA SALUTE GLOBALE

Nel Vertice Mondiale sulla Salute diretto dall’Italia in collaborazione con l’UE si è discusso di sicurezza sanitaria globale, rafforzamento dei sistemi sanitari e prevenzione di crisi sanitarie per un mondo più sano, sicuro, equo e sostenibile.

SALUTE
Pamela Preschern
L’EUROPA PER UNA SALUTE GLOBALE

Nel Vertice Mondiale sulla Salute diretto dall’Italia in collaborazione con l’UE si è discusso di sicurezza sanitaria globale, rafforzamento dei sistemi sanitari e prevenzione di crisi sanitarie per un mondo più sano, sicuro, equo e sostenibile.

L’Italia, in qualità di presidente di turno del G20, ha ospitato nei giorni scorsi il Vertice Mondiale sulla Salute dirigendone i lavori assieme alla Commissione Europea.  Il Summit – che si è svolto in modalità virtuale con la sola presenza fisica del Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi e della Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen a Villa Pamphili – ha rappresentato un’occasione per discutere a livello globale di salute, alla luce proprio di quanto appreso dall’esperienza della pandemia. Una pandemia non dimentichiamolo ancora in corso. A conclusione dell’evento è stata presentata la Dichiarazione di Roma, un documento contenente principi comuni per guidare verso un nuovo approccio nella prevenzione e gestione di eventuali (tutt’altro che improbabili) crisi sanitarie future.

Principi che sono il frutto di evidenze scientifiche, opinioni di gruppi di esperti ma anche dei pareri della società civile e degli stakeholder -così come emersi dalla consultazione tenutasi online lo scorso 20 aprile – e di quelli espressi nelle sedi internazionali e regionali rilevanti, tra cui G20, G7, Assemblea Mondiale della Sanità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Per costruire un mondo più sano, sicuro, equo e sostenibile, tuttavia, non bastano delle linee guida; occorre migliorare la sicurezza, rafforzare i sistemi sanitari in uno spirito di reale collaborazione multilaterale, di solidarietà e impegno comune, che dovranno ispirare le azioni future dell’UE, così come ribadito sia dal Presidente del Consiglio italiano che dalla Presidente della Commissione europea.

All’evento hanno partecipato i leader del G20 il Portogallo (a cui è affidato il semestre di presidenza europea), la Norvegia come co-Presidente di ACT Accelerator, (lo strumento di collaborazione globale per promuovere lo sviluppo, la produzione e l’accesso equo a test, trattamenti e vaccini anti COVID-19), la Svizzera oltre alla Cina, Singapore, Spagna e Paesi Bassi in qualità di ospiti. Presenti anche i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e regionali: Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale (FMI), Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), Unione Africana, Organizzazione Mondiale del Commercio, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico (ASEAN) a cui si sono aggiunti gli organismi sanitari mondiali tra cui l’Alleanza globale per i vaccini (GAVI)  il Global Fund, la  Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI).

Si è trattato di un evento di breve durata ma con un’agenda ricca. Ed è stato preceduto anche da un “pre-Summit” che ha riunito gruppi di esperti scientifici di alto livello. I lavori si sono articolati in una sessione plenaria durante la quale hanno preso la parola alcuni leader del G20 e i rappresentanti delle organizzazioni internazionali e regionali, a cui hanno fatto seguito gli interventi degli attori sanitari globali, tra cui il Direttore Generale del dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Dr. Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Come si nota con sempre maggior frequenza negli ultimi tempi, per affrontare un tema di ampio interesse si è scelto un approccio inclusivo affiancando agli esperti quella della società civile. Si è individuata infatti la necessità di dar voce alle istanze, alle preoccupazioni e alle aspettative più diverse. Perché un’emergenza come quella della pandemia da Covid -19 (così come probabilmente avverrà per le prossime, tutt’altro che improbabili, crisi sanitarie) coinvolge tutti. E di conseguenza tutti devono poter intervenire al dibattito che riguarda la prevenzione, la preparazione e gestione di tali crisi.

Nella consultazione pubblica dello scorso mese le organizzazioni della società civile sono state invitate ad rispondere ad alcuni quesiti relativi: agli strumenti necessari ai vari livelli per una cooperazione efficace a livello multilaterale volta a prevenire e gestire le emergenze sanitarie mondiali; agli strumenti per garantire la resilienza dei sistemi sanitari nazionali e  alle modalità più opportune per mobilitare le risorse necessarie a rispondere alle sfide sanitarie di portata internazionale regionale e nazionale. I risultati, raccolti in una relazione, sono serviti per l’elaborazione di quei principi guida confluiti nella Dichiarazione di Roma, approvata a conclusione dell’evento.

Cosa contiene la Dichiarazione? Celebrazione del “multilateralismo sanitario” composta di cinque pagine e sedici principi, si propone l’equa fornitura dei vaccini a livello globale”, individuando cinque settori su cui intervenire per non farsi trovare impreparati di fronte alla prossima emergenza: solidarietà, equità, cooperazione multilaterale, buona governance, la centralità delle persone nella preparazione della risposta alle pandemie, che devono essere sostenuti dalla scienza, dal dialogo e da un approccio alla finanza sostenibile.

Cosa è stato deciso a conclusione del Summit? I sottoscrittori si sono impegnati a sfruttare le sinergie per facilitare la condivisione dei dati, lo sviluppo di capacità e il trasferimento volontario di licenze, tecnologia e del know-how. Assieme ad una maggiore e rapida produzione dei vaccini e una distribuzione equa delle dosi, la sospensione temporanea dei brevetti e il trasferimento di tecnologia è uno degli obiettivi dell’azione globale per combattere la pandemia.  A questo proposito la Commissione europea ha indicato una “terza via” che verrà proposta dalla Commissione all’ Organizzazione Mondiale del Commercio a giugno.

Una campagna di vaccinazione efficace a livello globale richiede un’azione coordinata di tutti gli stakeholder. Per combattere le disuguaglianze nell’accesso a vaccini, ai test e ai trattamenti sanitari il Fondo Monetario Internazionale ha promesso di sostenere i paesi economicamente fragili destinando loro specifici finanziamenti. Diversi Stati europei e non si sono offerti di donare dosi di vaccini e le case farmaceutiche Pfizer, Moderna e Johnson&Johnson si sono impegnate per il biennio 2021-2022 a fornire quantità massicce di vaccini attraverso vendite a prezzi ridotti (per i paesi a medio reddito) e di costo (per quelli a basso reddito).

I principi contenuti nella Dichiarazione rifletteranno davvero in modo onnicomprensivo le opinioni raccolte? O rimarranno lettera morta, fondamento di uno sterile documento cartaceo?  E soprattutto si tradurranno in azioni e impegni concrete e in una maggiore disponibilità di risorse, al momento scarse? Staremo a vedere. Un primo bilancio si potrà fare già ad ottobre quando i Ministri della Salute si riuniranno nuovamente a Roma.

Oltre che combattere la pandemia ed evitare che nuove crisi sanitarie permangono di questioni comuni, tuttora irrisolte: la resistenza agli antibiotici, la lotta contro il cancro e malattie croniche, le disparità nell’accesso ai farmaci, per citare alcune tra le principali. Per affrontarle adeguatamente serve una stretta e costante cooperazione internazionale, guidata da uno spirito di solidarietà, valutando l’impatto in termini di vittime e conseguenze economiche e sociali come quelle causate dal Covid-19. Avviare un percorso di collaborazione fattiva e concreta non è una mission impossible. Insieme si può.