L'HABITAT SI AFFIDA A DRONI VOLANTI E SUBACQUEI

L’operazione Mare Sicuro, giornata mondiale degli oceani. Contrastare il fenomeno della pesca illegale.

AMBIENTE
Enzo Millepiedi
L'HABITAT SI AFFIDA A DRONI VOLANTI E SUBACQUEI

L’operazione Mare Sicuro, giornata mondiale degli oceani. Contrastare il fenomeno della pesca illegale.

La consapevolezza della pur complessa transizione ecologica moltiplica le iniziative di attenzione e di tutela, da terra, dal mare e dal cielo, senza attendere che le scelte dei governi imprimano la svolta green che ha come antipodi il carbone e l’idrogeno verde. Come dire che oltre agli attesi comportamenti individuali che possono comunque fare una prima differenza, sia sul fronte degli sprechi, a cominciare dall’acqua, sia su quello dei rifiuti non correttamente smaltiti, c’è anche un mondo che va segnalato.

E tre esempi possono essere significativi e emblematici.

Il primo viene dalla ripartenza dell’operazione Mare Sicuro, che da oltre trent’anni vede la Guardia Costiera vigilare per tutta l’estate al fianco di bagnanti, diportisti, subacquei con l’impiego di 3mila militari, 400 mezzi navali e 16 mezzi aerei che, oltre ad intervenire in caso di emergenza, vigilano su comportamenti potenzialmente pericolosi per sé e per gli altri, per l’habitat marino e per le specie che lo popolano.

Il secondo viene dalla recente Giornata Mondiale degli Oceani scelta per inaugurare il primo volo sul territorio nazionale del velivolo che l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA) ha messo a disposizione della Guardia costiera italiana per il monitoraggio dei traffici e delle emissioni in mare, impiegato nella campagna estiva 2022. Si tratta di un “drone” (RPAS) costituito da un velivolo ad ala fissa di 180 chili, con autonomia di volo fino a 12 ore e una velocità di crociera di 55 nodi. L’unità è equipaggiata con sensore elettro ottico/infrarosso, telecamera a puntamento laser per il tracciamento delle unità in mare, sistema radar marittimo, sensori di rilevazione delle emissioni radar e radiofoniche. Al momento sono previsti tre voli a settimana.

Il drone è pilotato da personale specializzato della ditta Tekever, sotto il diretto controllo operativo della Guardia costiera della base di Sarzana, e sarà impiegato oltreché per il soccorso anche per la sorveglianza ambientale, la vigilanza sulla pesca e il monitoraggio del traffico marittimo nel Mar Ligure. In particolare il velivolo sarà impiegato per assicurare la tutela della biodiversità nel Santuario Pelagos.
Che è quel tratto di mare di 87.500 chilometri quadrati tra Toscana, Liguria, Sardegna, Corsica e Costa Azzurra che costituisce un patrimonio scientifico, socio-economico, culturale e educativo nel quale la Guardia costiera, in collaborazione con l’Istituto Tethys Onlus, cura il monitoraggio e la difesa dei mammiferi marini.

Il terzo esempio viene da Pisa dove Greenpeace e il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione hanno deciso di collaborare per contrastare il fenomeno della pesca a strascico illegale nei fondali delle aree protette. L’Ong per la tutela ambientale e il team di robotica subacquea dell’Ateneo pisano hanno già effettuato un primo test nei fondali di Castiglione della Pescaia, e le attività proseguiranno alla foce dell’Ombrone e nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano.

Si deve sapere che la pesca a strascico illegale causa danni gravissimi alla biodiversità, perché le reti trainate “grattano” il fondale e lasciando solchi che hanno effetti significativi sulle praterie di posidonia, i fondali coralligeni e la fauna ittica. Se anche la pesca – è il ragionamento – deve con urgenza diventare sostenibile e meno impattante sugli habitat e sugli ecosistemi, occorrono strumenti adeguati al monitoraggio dei nostri fragilissimi ecosistemi. Per questa operazione è utilizzato Zeno, un drone subacqueo autonomo, in grado di rilevare i solchi lasciati dalle reti sui fondali, e quindi individuare avvenute attività illecite in aree protette. Zeno arriverà a mappare – con informazioni visive e acustiche – anche il fondale marino a profondità superiori a 50 metri, che sono molto difficili da monitorare”.