Kiss me Licia: i segreti dei telefilm che milioni di ex bambini ora adulti con figli, non hanno dimenticato
Analiziamo la serie, scopriamo backstage e l’inedito sequel, intervistando la creatrice, Valeri Manera, la voce di Mirko e uno dei Beehive
Analizziamo la serie, scopriamo backstage e segreti, intervistando la creatrice,la voce di Mirko e uno dei Beehive!
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Analiziamo la serie, scopriamo backstage e curiosità intervistando la creatrice, la voce di Mirko e uno dei beehive!
La serie animata di 42 episodi, intitolata Ai shite knight (Amami, mio cavaliere), conosciuta in Italia come Kiss me Licia, non ebbe un grande successo in patria. Le avventure romantiche di Mirko e Licia, trasmesse in Giappone nel 1983, non conquistarono il cuore del pubblico nipponico, e l’anime rimase chiuso nei magazzini della casa produttrice, poiché si riteneva che nessun altro Paese avrebbe accettato di mandare in onda una serie profondamente radicata nella cultura del Sol Levante, specialmente con un finale realizzato in fretta e furia.
Alle fiere televisive internazionali, come il MIPCOM di Cannes, la casa di produzione Toei Doga non investì nella promozione di Ai shite knight, considerandola, appunto, un fallimento. Ai compratori internazionali che partecipavano alle trattative, il cartone animato non veniva nemmeno proposto. Tutto cambiò quando Alessandra Valeri Manera, responsabile degli acquisti delle ex reti Fininvest, si presentò all’appuntamento. Esperta nel prevedere umori, gusti e desideri dei telespettatori, Valeri Manera acquistò vari titoli, ma la sua attenzione fu catturata soprattutto dal trascurato Ai shite knight.

È il 1997 e io e Alessandra ci siamo incontrati nel suo ufficio a Cologno Monzese, non per lavorare a qualche serie, bensì per un’intervista.
NBC – Ricorda il suo primo incontro con Licia? AVM – Certo, benissimo! Allora i cartoni andavano in onda alle 20 su Italia Uno. Quando acquisimmo Licia, tutti i programmi per l’inverno erano già stati decisi: avremmo dovuto aspettare la primavera per trasmettere le sue avventure. Vedendole, però, decidemmo di sconvolgere la programmazione e di inserire Kiss me Licia in palinsesto. Nessuno credeva che questa fosse una buona idea…
NBC – E invece? AVM – Licia funzionò benissimo, ripagandoci della fiducia che avevamo avuto nel programma.
NBC – Si trattava di proporre un nuovo genere di cartone animato, diverso da tutti quelli che lo avevano preceduto… AVM – Era un nuovo genere. Per la prima volta si doveva trovare il coraggio di mettere in onda un cartone animato come quello nelle fasce più importanti. II fatto che avesse un background giapponese così accentuato lasciava perplesse molte persone. Personalmente, ero convinta che la sceneggiatura fosse tanto avvincente da far passare in secondo piano l’ambientazione nipponica. I personaggi avevano una grande personalità.
NBC – La decisione di adattare le canzoni dei Bee Hive in italiano, quindi, fu la scommessa per un successo anche discografico? AVM – No. Devo dire che noi non lasciamo mai le canzoni all’interno dei programmi in lingua originale, sia che si tratti di pezzi giapponesi, sia che si tratti di brani in inglese. Nel caso di Licia, poi, l’aspetto musicale era parte integrante della storia. Fu perciò necessario adattarle, e molti non credevano neppure in questa operazione, sostenendo che non avrebbe mai funzionato…
NBC – Al momento della messa in onda non c’era in progetto un disco? AVM – Assolutamente no! Adattammo le canzoni, ma senza ambizioni discografiche. La compilation venne messa in commercio con la seconda programmazione di Licia, tra l’altro in concomitanza con il Festival di Sanremo. Sotto l’aspetto distributivo e promozionale non avremmo potuto scegliere un momento peggiore! Eppure, fortuna per noi, il caso sconvolse ogni logica.
NBC – Dalla pubblicazione di un disco alla trasformazione di Kiss me Licia in telefilm il salto è stato grande? AVM – Noi volevamo continuare, anche perché oltre tutto la storia non aveva una conclusione nel cartone animato: Mirko partiva per gli Stati Uniti, mentre Licia rimaneva ad aspettarlo. Purtroppo, non trovammo un modo per poterlo produrre ancora in animazione, così non restò che l’alternativa del telefilm: la storia si adattava a una continuazione del genere. È stata la prima volta in Europa che si è passati da un cartone a un telefilm. Fu una grande soddisfazione lavorare in Italia, con troupe e cast nostrani.
NBC – Costò molto riproporre scenografie e costumi fedeli al cartone, soprattutto in termini di impegno? AVM – Nella prima serie, Gian Luigi Mangano ricostruì perfettamente il ristorante di Marrabbio, le camere dei due protagonisti e la sala prove.
NBC – Per interpretare Licia fu scelta Cristina D’Avena come protagonista. Una decisione senza dubbi? AVM – Volevamo mostrare finalmente il volto di Cristina. Tutti conoscevano la sua voce, ma pochi l’avevano vista di persona; inoltre, Cristina assomigliava tantissimo a Licia. Insomma, era la persona giusta arrivata al momento giusto. La decisione di affidare la parte a lei fu immediata, e su questo fummo tutti d’accordo.
NBC – Le prime due serie si sono mantenute uguali al cartone; poi, dopo Licia dolce Licia, in Teneramente Licia (1988) sono cambiate molte cose. Come mai? AVM – Mirko e Licia alla fine della seconda serie si sposano. Il tempo passa anche per i personaggi di un telefilm. Crescevano, c’erano nuove esigenze. Rispetto alla serie, però, non parlerei di cambiamento, bensì di sviluppo.
NBC – È successo anche con la colonna sonora: lo stile del gruppo è cambiato con il tempo. AVM – La prima compilation del telefilm doveva riprendere in pieno lo stile dei Bee Hive. Ma con Licia dolce Licia la melodia cominciò, se vogliamo, a evolversi. Inizialmente non volevamo che il passaggio dal cartone al telefilm fosse troppo brusco, ma poi cominciammo a sentirci più liberi.
NBC – Con la terza serie si assiste al debutto di Licia come cantante… AVM – Proprio per questo dovevamo trovare un punto di contatto tra lo stile dei Bee Hive e quello di Cristina. Le lettere e le richieste del pubblico aumentavano: volevano assolutamente che Licia cantasse nella band… Di fatto, tutte le scelte sono nate in realtà per accontentare il pubblico dei giovani e giovanissimi: sono sempre loro che in un certo senso ci guidano, e noi cerchiamo di non dimenticarlo mai.
NBC – Facciamo un bilancio: quale delle quattro serie di Licia apprezza maggiormente? AVM – Non credo di preferirne una. La prima serie è stata sicuramente la più faticosa, come una macchina che deve essere rodata. Love me Licia è stato girato ad agosto: i tempi erano stretti, il caldo insopportabile e, come se non bastasse, era impossibile trovare qualcuno in città in caso di bisogno. Quando decidemmo di imbarcarci nell’avventura del telefilm, la partenza venne programmata per settembre: una vera e propria scommessa contro il tempo.
NBC – Nel 1989, con Balliamo e cantiamo con Licia, si decide di stoppare la serie nonostante la popolarità crescente… Come mai questa decisione? AVM – A quel punto, dopo oltre 150 episodi, i personaggi erano troppo immersi nel tran tran della vita quotidiana. La forza di questa serie è stata sicuramente il fatto che per la prima volta si è trattato di un tema d’amore con personaggi credibili. Un cantante rock come Mirko era sicuramente un personaggio che poteva essere visto come trasgressivo pur restando un bravissimo ragazzo che si prendeva cura del fratellino. Licia era esattamente l’opposto, controllata dal padre, sempre disponibile: due personaggi agli antipodi, insomma. Sul finire della quarta serie, tutto questo si era perso… Andando avanti, avremmo forzato i personaggi.
NBC – Lei ha seguito passo passo la produzione per quattro serie. Ricorda degli episodi particolarmente simpatici? AVM – Ricordo molto bene la sequenza del matrimonio, perché fu una cosa lunga da girare e con parecchi problemi tecnici. Cristina non poteva sedersi, altrimenti l’abito da sposa si sarebbe stropicciato, così, dalle nove del mattino fino alla sera, dovette rimanere in piedi… Alla fine delle riprese era stravolta! Capitò poi di scrivere una sequenza in cui Cristina avrebbe dovuto nascondersi in un armadio. Lei soffre di claustrofobia, e quando arrivò il momento di rinchiuderla, non ci riuscimmo… Alla fine ne costruimmo uno finto, aperto sul retro.
NBC – Nel complesso, il telefilm è stato un’esperienza positiva? AVM – Ricordo Licia come una produzione vissuta molto serenamente sul set. Tutti erano affiatati, non ci furono problemi tra gli attori professionisti e quelli al loro primo ciak. Nella prima serie, le problematiche furono tantissime, nella seconda si ridussero a metà, mentre nella terza filò tutto liscio. Se un domani mi dovessero chiedere di ripetere l’esperienza di Licia, lo rifarei subito senza esitazioni.
NBC – Quattro dischi, oltre una trentina di canzoni, delle quali lei ha scritto i testi. È legata particolarmente a una di queste? AVM – In realtà, la canzone che mi piace di più tra tutte è Andrea, perché ha una storia molto particolare. Magari ci sono canzoni più importanti, ma che alla fine non riescono a far nascere le stesse emozioni. Andrea è stata una pietra miliare…
NBC – Per Andrea ci fu una grande attesa, perché la canzone fu cantata nella prima serie, ma venne inserita nel secondo disco. AVM – Il pezzo di Andrea decidemmo di farlo in seguito. Fui contenta di sapere che il pubblico l’aveva apprezzato, perché tuttora sono ancora molto affezionata a questo brano. Lo scrissi un giorno in treno, di getto.
Per oltre trent’anni, Alessandra Valeri Manera concesse non più di cinque interviste*. Questa è una di quelle, ed è l’unica in cui parlò di Licia. La registrammo nel suo ufficio di Cologno Monzese. Ancora oggi, ciò che ci fu raccontato rimane raro ed esclusivo, come le parole pronunciate da Valeri Manera e Cip Barcellini *Due al Corriere dei Piccoli negli anni ’80, una terza nel ’93 a Mangazine, questa, la quarta, pubblicata parzialmente nei settimanali ‘Sailor Moon’ manga Star Comics, e apparsa nel libro ‘IF’ e nel mio ‘Il grande libro di Cartoni& Tv’ di Sperling & Kupfer. A ciò si aggiunge un comunicato sui quotidiani per Sailor Moon Star. Successicamente, sono arrivate le interviste a Radio Animati e, recentemente a Vinile by Sprea
INTERVISTA MAI DATA ALLE STAMPE! IN ESCLUSIVA ASSOLUTA! PARLA IVO DE PALMA: IL ‘MIO’ MIRKO
Dal podcast privato di Nicola Bartolini Carrassi Ascoltavo Ivo De Palma quando seguivo in tv i miei anime preferiti, sognando di lavorare lì, proprio dove c’era lui! Una volta arrivato a Milano, cercando la mia strada per arrivare all’obiettivo – Alessandra Valeri Manera – ho conosciuto un amico, e non ho dubbi nel dire che Ivo De Palma sia l’attore che ho intervistato più volte in questi 35 anni! Per almeno un anno, Ivo fu infatti il primo e unico doppiatore ad accettare di venire come ospite alle fiere del fumetto. Erano i primi Anni ‘90, e faticai non poco a convincere i doppiatori, che presto sarebbero diventati miei colleghi, che c’era un pubblico pronto ad accoglierli e ad ascoltarli durante incontri live, senza microfoni e soprattutto con il loro volto e non quello dei loro personaggi.
Oggi è una cosa normale incontrarli a una fiera o evento, ma un tempo oltre alla difficoltà nel convincere loro, era difficile convincere anche gli organizzatori delle fiere, sia quelli di Lucca che quelli di Roma e di Milano. Io però non avevo intenzione di demordere, e finalmente ebbi un’altra adesione, quella di Emanuela Pacotto, con la quale ebbe inizio la Golden Age dei Seiyuu Italiani… Ma questa è un’altra storia, che troverete comunque fra queste pagine, insieme a tanti preziosi ricordi. E ora, ecco la trascrizione di una conversazione che ebbi con il mitico Ivo De Palma durante un podcast sperimentale – non esistevano ancora in Italia. Torniamo quindi indietro al 2010 per una chiacchierata dedicata tutta a Licia, con l’iconica voce del protagonista Mirko!
Nicola B. Carrassi: Parlando di Kiss Me Licia, è vero che spesso i dialoghi e la storia erano oggetto di cambi, limature e riscrittura persino in sala? Cip Barcellini, alla direzione del doppiaggio, ha fatto un po’ da co-sceneggiatore della serie, e anche i doppiatori hanno contribuito. Ivo De Palma: Diciamo che erano tempi pionieristici: poteva effettivamente succedere che alcune cose venissero aggiustate o decise in sala, magari rinviate a un secondo momento perché ancora non erano state prese le decisioni opportune. Per cui sì, è tutto possibile! Tieni conto che stiamo parlando di secoli fa: avevo 23 anni…
Nick: Hai dovuto fare il provino per il ruolo di Mirko o sei stato scelto direttamente? Ivo: All’epoca i provini non esistevano. Semplicemente, il direttore decideva sulla base del parco voci che aveva. Non voglio dire che fossi la scelta migliore. Poteva anche succedere che la voce che il direttore aveva in mente fosse temporaneamente impegnate in altre cose. Diciamo che evidentemente mi sono trovato nel momento giusto al posto giusto. Inoltre, per me significava avere il primo ruolo da protagonista! Per cui non ha importanza il successo che avrebbe potuto avere la serie: ne avrei comunque serbato un buon ricordo.
Nick: Col senno di poi, pensi che abbiano fatto la scelta giusta? Ivo: Evidentemente sì, però vorrei essere chiaro su questo: Nicola, tu conosci il mestiere, per cui sai benissimo che siamo molto critici e che riascoltando alcune cose, queste possano non piacerci. All’epoca ero agli inizi, per cui Mikro è uno di quei personaggi che mi farebbe piacere ridoppiare, anche se ovviamente la mia voce nel frattempo è cambiata. Sarebbe un’altra cosa, ma sono sicuro che lo ripeterei meglio. Ogni tanto ci penso: ma possibile che nessuno abbia mai pensato a un ridoppiaggio di Kiss Me Licia? Mantenendo le stesse voci, ovviamente! Io sarei il primo a partecipare.
Nick: Certo, capisco molto bene quello che dici, ma – e so che condividerai con me – noi abbiamo sicuramente un senso critico e un modo di riascoltare – anche le nostre prime cose – diverso da quello del pubblico. Quindi, sicuramente è un doppiaggio passato alla storia e ci sono quelle sfumature di cui il pubblico quasi si innamora. Ivo: Sì, ne devo convenire perché alcune volte mi vengono dette cose di questo genere. Per esempio, mi dicono “Ma è quella voce lì, quell’interpretazione che ci ha fatto sognare”. A quel punto rimango zitto, perché non posso discutere su quella sensazione onirica. È inutile che io dica “Ma guarda che adesso sono anche più bravo”, perché comunque si sono innamorati anche di quella freschezza.
Nick: Esatto! Io credo che tu e Donatella Fanfani siate stati un’accoppiata perfetta tu e Donatella. Ivo: Lei era un’attrice già da bambina: era assolutamente su un livello professionale.
Nick: Però l’idea di accoppiare la voce di Donatella, bravissima nel farla sembrare così giovane, e la tua, è stata probabilmente una scelta vincente. Ivo: Si è creata una combinazione chimica e alchemica tale da farmi ritrovare a interpretare un ruolo che è passato nella storia dell’animazione in Italia.
Nick: È così! Voi il 10 settembre 1985 avete segnato la storia di Italia 1, perché da quella sera la rete cominciò a registrare un ascolto che riuscì a battere molte volte i TG della Rai! Ivo: Credo che abbiamo sposdestato anche I Puffi. Mi spiace per gli appassionati (ride), ma Kiss Me Licia si impose subito, probabilmente perché il modo di raccontare quella storia rappresentava una novità per il momento. Forse non si è mai più visto neanche dopo, (ride)..
Nick: Detenete anche un altro record, perché Licia è la serie che è andata in onda sulla maggior parte delle reti del circuito Fininvest e Mediaset per decenni. Inoltre, non era mai successo che un cartone animato diventasse un telefilm. Oltre al discorso del tuo esordio, che è importantissimo, porti questa serie nel cuore? Ti ricordi un aneddoto buffo o qualcosa di divertente? Ivo: Guarda, più di quello che avvenne in sala, in realtà ricordo i due pomeriggi che trascorsi alla redazione del Corriere dei Piccoli, rispondendo alle telefonate del pubblico – era già il momento del telefilm, quindi, successivo rispetto alle serie. Grazie all’operazione Telefona a Mirko, mi ritrovai a gestire un campionario di varia umanità.
Nick: Io non riuscii a prendere la linea…SIGH! Questo me lo ricordo molto bene. Ivo: C’erano dai bambini di 4 anni con la mamma accanto che suggeriva le domande. Ma c’erano anche ventenni, tutti ovviamente convinti che io fossi Pasquale (Finicelli). È capitato anche che qualche ragazza adulta passasse subito al sodo (ride).
Nick: Mirko era un moderno Frankenstein: la voce parlata era tua, quella cantata di Enzo Draghi, volto e fisico di Pasquale… E non è finita qui: le mani di Mirko, inquadrate a mezzo busto in primo piano sui tasti della Roland, erano di Ninni Carucci! Ivo: Questa delle mani di Carucci mi mancava!
Nick: Abbiamo le prove! Le foto di Carucci che si mette la stessa felpa di Pasquale per fare i primi piani. Ormai bisogna svelare un po’ di backstage segreti, come quando cadde il muro di Berlino… Wikileaks… Ivo: (Ride) Il problema è che oltre a essere passato molto tempo, ero semplicemente un ragazzino che veniva chiamato a fare questa cosa. Ero all’oscuro di tutto quanto, di come veniva gestito eccetera.
Nick: Ci fu un lasso di tempo molto breve tra il vostro doppiaggio e la messa in onda. Non so se siete andati in onda doppiando. Ti sei riascoltato la sera su Italia1? Ivo: Come ho detto molte volte, diciamo che ogni volta che risento quell’interpretazione spaccherei il televisore (ride). Perché ora vorrei rifarle meglio, anche se all’epoca…
Nick: Eri contento? Ivo: Naturalmente! Alcuni doppiatori li riconosci subito, mentre per altri – e per me all’epoca anche con i miei amici era così – c’è differenza tra la voce “da televisione”, e quella del parlato di tutti i giorni. Ma al di là di questo, fu un momento per me importantissimo, una sorta di consacrazione, nonché la prova che bene o male avessi scelto la strada giusta. È stato anche confortante poter dimostrare ai miei genitori, che mi avevano sempre appoggiato, di non aver fatto una scelta campata in aria, anche se non si trattava del solito impiego statale.
Nick: Un esordio trionfale perché buona parte d’Italia seguì Kiss me Licia. Grazie Ivo…Alla prossima chiacchierata! Ivo: Grazie a te Nicola! Come ho detto a inizio articolo, questa non fu né la prima né l’ultima volta che ebbi modo di parlare con Ivo. Pochi mesi dopo, lo avrei premiato all’Anime Globe di Novegro come voce degli anime più amata di tutti i tempi. Non esagero descrivendolo non solo come amico e collega, ma anche grande maestro del doppiaggio, voce inimitabile che appartiene alla nostra infanzia, e non solo. testo aggiuntivo in riserva ______________________________________________________________________
Intervista a Germano Di Mattia Nicola B. Carrassi: Ciao Germano, grazie di essere qui! Come sei arrivato nella serie? Germano Di Mattia (01:19:03): Fu grazie a Francesco Vicario.
Nick: Ricordo che Valeri Manera ti trovava un po’ “spigoloso”. Germano: Eh sì, diciamo che mi trovava poco adatto ai bambini.
Nick (01:20:36) Infatti ti tenevano un sacco di ore al trucco, più di Cristina (ride). Che cosa ti dissero quando sei andato a fare il provino? Germano: In verità, quando ho fatto il provino pensavo che fosse per un ruolo da cantante, al punto che mi portai delle basi e degli spartiti. Pensai “Magari devo fare un’esibizione dal vivo piano e voce”. Solo che non cercavano un cantante, bensì un attore che interpretasse un bassista. Mi fecero quindi fare il provino con la chitarra, chiedendomi di mimare un pezzo rock, muovendomi sul palco. Mi divertii molto! Poi fu Francesco che notò la mia fotogenia e che si batté affinché potessi essere scelto anche dagli altri. Lui mi diceva Tu con ‘sta faccetta puoi far cinema”. Francesco è stato una delle persone a cui devo poi il mio successivo trasferimento a Roma: “Vai a Roma perché tu sei un volto da cinema più che da televisione”, mi disse.
Nick: Per volere di Alessandra, Teneramente Licia cambiò ritmo rispetto alle serie precedenti. Arrivò anche Ninni Carucci, reduce del grande successo di Occhi di Gatto. Pertanto nuovi ritmi, cori e arrangiamenti. Germano: Occhi di Gatto fu un successo relativamente alle sigle e alle musiche per bambini, ma Carucci aveva già scritto per grandi artisti come Gino Paoli, come Patty Pravo, Loredana Bertè.
Nick: Toglimi una curiosità: è vero che nei cori delle canzoni delle due serie c’eri anche tu come corista? O è una leggenda metropolitana? La fonte era il Corriere dei piccoli. Germano: Non mi torna, ma magari sono stato proprio io a dirlo perché c’era la volontà di non dire che non fossimo noi a cantare… Forse era per quello.
Nick: Ti ha aiutato interpretare questo ruolo nella tua carriera? Questa domanda me la sono dovuta inventare perché lui diceva questa cosa dopo una tua battuta Germano: Dipende. Quando andai a Roma, fare fiction era una cosa di serie B. Pertanto, quando ho cominciato a incontrare registi del calibro di Peter Del Monte o Liliana Cavani, mi suggerirono di non inserire il curriculum televisivo perché era svalutante per un attore. Oggi, invece, dal Grande Fratello si può passare direttamente al cinema, ma all’epoca chi faceva televisione era visto un po’ come…
Nick: …una brutta una brutta bestia! Solo adesso facciamo come gli americani, che invece fanno cinema, televisione eccetera. Germano: Esatto. Sono forme artistiche diverse, ma ciò non significa che siano inferiori.
Nick: Sai che ho delle puntate non doppiate e in più con le indicazioni del regista? Ma soprattutto ho una registrazione molto bella che dovresti ricordare: era un giorno in trasferta, credo alla discoteca Zingonia di Bergamo; fu molto particolare per Luciano perché ebbe in mano una chitarra che sognava da anni, bianca, fatta a luna, fighissima. Voi faceste una prova con Cristina senza parrucca e con indosso un paio di leggins neri e un maglione. Te lo ricordi? Germano: Ricordo il giorno, ma non questa registrazione in particolare. Anche se non c’entra con questa trasferta, ti posso però dire che ricordo le lunghe pause, durante le quali io e Rinaldi andavamo sui divani del set per dormire fino a quando non ci svegliavano per riprendere a girare! Nick: Fantastico, subito pronti all’uso! Germano: Sì, perché magari si aspettavano anche tre, quattro ore.
Nick: Ma è vero che quando andavate a cercare pubblico finto ne trovavate anche fin troppo e che in discoteva venivate assaliti? Germano: Eh sì. Nella discoteca di Zingonia c’erano tantissime persone, forse anche 5.000 tutte lì per noi!
Per ponderate ragioni legali ed etiche, nei contributi video non si fa uso delle voci originali né dell’esatta identità visiva degli interpreti; l’intero progetto è distribuito senza fini di lucro e privo di monetizzazione. A curare l’opera di ricostruzione è Nicola Carrassi, considerato tra i maggiori esperti storici della programmazione per ragazzi Fininvest/Mediaset: un percorso professionale partito da giovanissimo fan e sviluppatosi nelle produzioni televisive in qualità di doppiatore, autore e sceneggiatore.
Questa iniziativa intende rendere un sentito omaggio ad Alessandra Valeri Manera, a Cip Barcellini, al cast e a tutti i tecnici. Per una vasta generazione di giovani — in particolar modo per chi attraversava momenti complessi legati a bullismo, solitudine o contesti familiari fragili — la serie ha rappresentato un porto sicuro ed un fondamentale punto di riferimento per la propria crescita. Licia e Mirko rimangono personaggi iconici nella storia della televisione. Si tratta di ricordi indelebili che intendono stimolare il pubblico a riscoprire la serie originale, nella speranza di una futura replica televisiva e di un’adeguata distribuzione in formato DVD.
Tutto il nuovo materiale visivo nasce dalla lavorazione di due immagini regolarmente licenziate. I contenuti sviluppati tramite AI non hanno alcuna finalità commerciale o di monetizzazione. Si tratta di un’opera di finzione creata nel totale rispetto delle opere originali. Non sono stati effettuati campionamenti vocali, mentre ambientazioni e costumi si rifanno agli originali. Gli scenari esterni e diversi elementi visivi appartengono alla scenografia curata da Gianluigi Mangano. La storia è un’opera originale firmata da Nicola Bartolini Carrassi, ispirata ai soggetti delle sceneggiature dell’epoca.
Carrassi, partito come spettatore prima di diventare collaboratore di Alessandra Valeri Manera, custodisce un ampio archivio fotografico di scatti dal set su diapositive originali. Tale patrimonio è conservato ad uso esclusivamente culturale e senza scopi di lucro. Le difformità nei tratti somatici, nella statura o nella resa di movimenti ed espressioni sono scelte deliberate, concepite sia per tutelare i diritti d’autore originali, sia per ribadire nei disclaimer dei video che le immagini dei personaggi sono rielaborazioni AI liberamente ispirate e non gli attori reali.
Si ringraziano sinceramente gli interpreti originali per la benevolenza con cui accoglieranno questo affettuoso tributo al loro lavoro Scarica gli adesivi di Licia 💛🍗 Sono arrivati gli adesivi di Licia – L’amore è vita, pronti da usare su WhatsApp, Instagram e TikTok. Puoi scegliere il modo più semplice per te. Scarica tutto il pacchetto Apri la cartella pubblica: https://drive.google.com/drive/folders/10SOVQWzFjSPDPeKdP77MIyu_zwNtQphj?usp=sharing Troverai:
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