L’IMPRONTA ECOLOGICA È ANCHE UNA QUESTIONE DI PENSIONE

Quando pensiamo a come ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta spesso pensiamo al nostro stile di vita e alle abitudini quotidiane di consumo. Ma anche le scelte finanziarie e le nostre pensioni sono determinanti per un mondo più sostenibile.

AMBIENTE
Thais Palermo
L’IMPRONTA ECOLOGICA È ANCHE UNA QUESTIONE DI PENSIONE

Quando pensiamo a come ridurre la nostra impronta ecologica sul pianeta spesso pensiamo al nostro stile di vita e alle abitudini quotidiane di consumo. Ma anche le scelte finanziarie e le nostre pensioni sono determinanti per un mondo più sostenibile.

Mangiare locale, prendere meno aerei, usare meno la macchina, ridurre il nostro consumo, sono gli obiettivi che sempre più persone si danno, quando pensano di ridurre la propria impronta ecologica sul pianeta. Ma pochi si rendono conto dell’impatto che le scelte finanziarie possono avere sui cambiamenti climatici. E nel mondo delle finanze, i fondi di pensione occupano uno spazio fondamentale. Secondo l’ultimo Global Pension Assets Study, condotto da Thinking Ahead Institute e WTW, circa 50 trilioni di euro vengono investiti nelle pensioni in tutto il mondo, rappresentando circa la metà di tutto il denaro investito nel sistema finanziario globale. Lo studio stima gli asset dei fondi pensione globali in 22 principali mercati pensionistici, e rappresentano il 76% del PIL di queste economie.

Il peso delle pensioni nell’economia globale e nel sistema finanziario è enorme e i grandi players di questo mercato sono i grandi fondi di pensione. Il problema è che la maggior parte delle persone comuni, ovvero quelle che di fatto possiedono queste risorse, normalmente sanno molto poco della propria pensione, e in genere lascia i propri risparmi nelle mani delle istituzioni che possono investirli in società che operano in mercati poco etici o sostenibili quali le industrie dei combustibili fossili, del tabacco, delle armi. Un recente sondaggio condotto nel Regno Unito ha fatto emergere quanto le persone, rispetto alla propria pensione, barcollino nel buio. Sui mille adulti intervistati, alla domanda se il loro fondo pensione fosse stato investito nel mercato azionario, il 33% ha risposto di no, e il 32% ha detto di non saperlo. Solo il 35 per cento ha risposto che le trattenute mensili dalle buste paga, sommate ai contributi pagati dai datori di lavoro, venivano investiti sul mercato azionario. Il restante delle persone sembrava avere l’idea – sbagliata – che i soldi fossero lasciati su una sorta di conto corrente, fino al loro prelievo, al momento del pensionamento. Un errore fondamentale di valutazione, che indica inoltre quanto le persone siano inconsapevoli del potere che le loro scelte finanziarie possono avere.

Non a caso, molti fondi di pensione in tutto il mondo continuano a investire su imprese poco sostenibile. Fino al 2018, meno dell’1% degli asset nei 100 fondi pensione più grandi al mondo era investito in soluzioni a basse emissioni di carbonio. Solo il 15% aveva una politica per escludere in qualche modo i combustibili fossili dai propri investimenti e il 65% non aveva alcuna politica climatica formale. Anche se non sempre è facile verificare le scelte del proprio fondo pensione, vi è un importante cambiamento in corso che interessa il settore finanziario: i fondi di investimento sostenibili stanno diventando il luogo comune a causa della pressione della comunità internazionale e della stessa Unione Europea per l’attuazione di politiche di mitigazione dei cambiamenti climatici. La sfida ora è quella di scovare, tra le proposte finanziarie “sostenibili”, quali nascondono pratiche di greenwashing. A questo punta il Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR), regolamento Ue approvato nel 2021 che favorisce la trasparenza nel mercato finanziario europeo.

Con l’approvazione del regolamento, l’Europa ha dato un segnale importante rispetto al suo impegno per la messa a punto di strumenti che rendano la finanza e l’industria più etiche e sostenibili. Ma se il SFDR ha rappresentato un avanzo, la recente scelta della Commissione di includere il gas e l’energia nucleare tra le attività verdi dell’Unione ha significato un retrocesso. E ci ha ricordati della necessità di tenere alta la guardia quando si tratta di mercati e finanze: se paghiamo i contributi pensionistici, siamo anche investitori, e solo un monitoraggio attento e costante dei nostri investimenti può garantire che i soldi non contribuiscano alla distruzione del pianeta.