L’INFORMATICA AL SERVIZIO DELLA SOSTENIBILITÀ, LE NUOVE SFIDE PER IL FUTURO

Intervista a Paola Castellacci, ad di Adiacent, informatica e presidente Confindustria Empolese Valdelsa: “Ancora lavoro da fare sulla parità di genere”

INFRASTRUTTURE
Clara D'Acunto
L’INFORMATICA AL SERVIZIO DELLA SOSTENIBILITÀ, LE NUOVE SFIDE PER IL FUTURO

Intervista a Paola Castellacci, ad di Adiacent, informatica e presidente Confindustria Empolese Valdelsa: “Ancora lavoro da fare sulla parità di genere”

Paola Castellacci, ad di Adiacent (Var Group) e presidente della sezione territoriale Empolese Valdelsa di Confindustria Firenze, è donna di successo nel mondo dell’impresa ed esperta di informatica.

La tecnologia è spesso vista in antitesi alla sostenibilità, invece come può venire in soccorso dell'ambiente?

La tecnologia permette di analizzare in maniera veloce e puntuale una grande mole di dai, non solo del passato ma anche del presente, e quindi a misurare i trend: questo aiuta nell’analisi dei fenomeni, nella comprensione e nella prevenzione. Inoltre l’innovazione permette la dematerializzazione. La pandemia ha accelerato il processo di digitalizzazione, la contrattualistica e i documenti sono sempre più spesso in forma elettronico, permettendo un notevole risparmio di carta, sia per ridurre allo stretto necessario la presenza sia per evitare di maneggiare la carta.

Anche lo smart working aiuta.

Certamente, e il nostro settore, quello dell’informatica, è avvantaggiato perché è in tipo di lavoro che si può fare spesso anche da casa.

Sono più le donne a chiedere lo smart working?

Il nostro settore è facilitato e lo smart working viene molto richiesto dalle donne. Ma sono proprio loro le più interessate, appena possono, a rientrare in ufficio: questo credo si spieghi col fatto che a casa il carico mentale è maggiore, è più difficile concentrarsi. Alle donne sono maggiormente delegate le attività di cura, dei figli e degli anziani: in azienda per esempio abbiamo un nido aziendale e i due terzi dei bimbi sono portati da dipendenti mamme, solo un terzo da dipendenti papà. Tutte le aziende dovrebbero impegnarsi al massimo e di più per garantire un maggiore equilibrio tra famiglia e lavoro per il benessere dei alvoratori.

In questo quadro poi si inserisce anche l’aspetto psicologico legato alle incertezze a cui ci pone di fronte la pandemia. In azienda abbiamo messo a disposizione uno psicologo e ci sono state diverse adesioni, anche se in forma anonima: nel nostro campo il lavoro c’è, ma l’incertezza è comunque tanta. Inoltre chi lavora nell’informatica, soprattutto i programmatori, tende a isolarsi, a lavorare da solo, e anche noi cerchiamo di favorire i progetti in team, la pandemia aggrava questa tendenza.

Per la parità di genere c'è ancora da fare?

Sì, nel settore informatico per esempio le donne sono ancora una minoranza, anche se abbiamo esempi in multinazionali in cui le donne ricoprono ruoli di vertice, e questo dà la spinta nella giusta direzione. Ma sulla parità di genere e per avvicinare le donne ai campi scientifici bisogna lavorare fin dalle scuole.

E lei come ha deciso di intraprendere una professione nel settore informatico e tecnologico?

All’Università ho studiato Ingegneria elettronica perché mi piaceva al fisica, e ho conosciuto la programmazione al quarto anno di Università, scoprendo quindi tardi questa passione. Ma lo sviluppo software sta diventando come l’inglese, che viene insegnato anche alle elementari, perché se non tutti devono diventare programmatori, tutti devono essere in grado di capire le potenzialità degli strumenti informatici e usarli. Ormai la tecnologia fa parte della quotidianità, è trasversale.

Cosa si può fare per rendere le imprese più sostenibili?

Le imprese si stanno interessando sempre di più alla sostenibilità, anche grazie ai bandi e ai fondi che vengono promossi. Ci deve essere un cambio di approccio dell’azienda che trasforma in valore anche l’aspetto della sostenibilità facendolo diventare una consuetudine. Sempre più spesso i bandi richiedono certificazioni di sostenibilità: è vero, le aziende in questo modo sono costrette ad adeguarsi, ma è un modo per arrivare all’obiettivo e per innescare un processo virtuoso. Un po’ come le quote rosa. La sostenibilità sarà anche la leva su cui ripartire: non possiamo pensare di ripartire come prima della pandemia, occorrerà cambiare e la sostenibilità, ambientale, economica, e sociale, sarà un punto su cui scommettere. Si stanno diffondendo anche da noi sempre più le “B corp”, le società benefit, che uniscono nell’esercizio dell’attività d’impresa, oltre allo scopo di lucro anche una finalità di beneficio comune, facendone un valore differenziante.