LO SCAFFALE E LE SCELTE SBAGLIATE

Tra prodotti e sostenibilità una scelta sbagliata può inquinare o esaurire le sorgenti rinnovabili. La storia dei gas Cfc e dei merluzzi di Terranova, tra impegni collettivi e scelte individuali. Sugli scaffali ovviamente.

AMBIENTE
Alessio Mariani
LO SCAFFALE E LE SCELTE SBAGLIATE

Tra prodotti e sostenibilità una scelta sbagliata può inquinare o esaurire le sorgenti rinnovabili. La storia dei gas Cfc e dei merluzzi di Terranova, tra impegni collettivi e scelte individuali. Sugli scaffali ovviamente.

Produzione e consumo si incontrano sugli scaffali. Molte scelte sbagliate sono di libera vendita. O se non altro, le persone possono trovarsi ad acquistare prodotti e servizi, più o meno nocivi per l’ambiente. Così, è facile domandarsi se sia giusto comprimere la libertà di produttori e consumatori nella ricerca di un migliore equilibrio tra uomo e natura. Quindi, c’è da chiedersi ma la scelta sbagliata può stare sullo scaffale?
La domanda è attuale ma non esaurisce la questione. Esistono numerosi sistemi di certificazione che permettono di individuare i prodotti sostenibili per chi li desidera, pesce certificato, olio di palma certificato, legno certificato, biocarburanti certificati. Le certificazioni sono parecchie, perfino troppe, per trovare il tempo di leggere ogni etichetta. Il contributo delle aziende che stabiliscono di impiegare esclusivamente materie prime sostenibili, è più efficace. In ogni caso, certificazioni e politiche aziendali non hanno ancora superato nostra la domanda; bombolette spray e merluzzi, ce lo ricordano.

Attorno alla metà degli anni Settanta, il movimento ambientalista americano lanciò una grande campagna contro l’uso delle bombolette spray. Spesso le bombolette impiegavano i gas Cfc (clorofluorocarburi), ai quali – con ogni probabilità – andava imputato il degrado dell’ozono stratosferico. L’ozono è fondamentale, per proteggere la vita terrestre dai raggi ultravioletti; il movimento ambientalista, deciso a salvarlo, divenne popolare. Le vendite di bombolette crollarono per oltre il 60%. Così, il 1975 interruppe decenni di crescita e la produzione mondiale di Cfc subì il primo arresto. Tre anni più tardi, la legge degli Stati Uniti tolse dallo scaffale tutti i sistemi di aerosol, basati sui deprecati gas. L’impegno civile era riuscito a modificare le scelte individuali, ad ottenere risultati percepibili, ad influenzare la legislazione. Tuttavia, le bombolette rappresentavano più un oggetto popolare, conosciuto da tutti, adatto ad accendere la mobilitazione, che la vera causa del problema. I Cfc continuarono ad essere impiegati nei frigoriferi, nei materiali termoisolanti, negli impianti di condizionamento. Presto la produzione mondiale tornò a crescere. Nel 1984, si aprì il buco nell’ozono sopra l’Antartide. Per fermare la rarefazione, occorse agire sul piano politico, a livello internazionale, in maniera vincolante. Il Protocollo di Montreal (1987) fu il primo di una serie di trattati che limitarono drasticamente la produzione dei Cfc.
Adesso, la concentrazione di ozono atmosferico sta tornando lentamente ai livelli tradizionali. La sfida può essere presa ad esempio, di come sia possibile rimediare con successo al deterioramento dell’ambiente e riportare l’attività economica entro limiti sicuri.

Il problema della scelta sbagliata sul banco del pesce tende invece ad aggravarsi. La consapevolezza dell’esistenza di limiti naturali alla quantità di pesce selvatico che è possibile catturare in maniera sostenibile, è di tutta evidenza. Pescare più esemplari di quanti riescano a crescere, conduce gli stock ittici all’esaurimento. Addirittura, i meccanismi del mercato e l’impiego della tecnologia possono contribuire, ad aggravare la problematica. Il miglioramento delle tecniche, reti di profondità, sonar, rilevamento satellitare, permette di mantenere costante il volume del pescato anche mentre le prede diminuiscono, lasciandone scappare sempre meno. Infine, quando accade l’inevitabile ed il pescato flette, l’aumento di prezzo può sortire l’effetto perverso di un incentivo a catturare anche gli ultimi esemplari, anziché favorire altre risorse; il tonno rosso ha sofferto lungamente per questa dinamica di mercato. In acque internazionali poi, la tragedia dei beni comuni intrappola pescatori e pesci. La ratifica di trattati efficaci si è rivelata estremamente difficile. Limitare il prelievo non ha senso economico, meglio chiedere sussidi al proprio governo, qualora giungano delle difficoltà.

In Canada, le acque territoriali e la zona economica esclusiva non protessero ugualmente i merluzzi del Georges Bank. All’inizio degli anni Novanta, i progressi della tecnica si abbatterono in pieno su quei pesci famosi che avevano fatto la fortuna di Terranova.
Il governo canadese non intervenne come necessario e lo stock ittico collassò. Nel 1992 la pesca dovette essere chiusa del tutto per oltre dieci anni. Non c’erano comunque più abbastanza merluzzi, perché fosse conveniente impegnarsi a pescarli. Da secoli, Terranova era un’isola ricca e un’isola di pescatori. All’improvviso, migliaia di persone persero il lavoro e l’economia locale fu sconvolta. Ancora i banchi di merluzzo contano pochi pesci, rispetto alle moltitudini di un tempo. La scelta sbagliata è rimasta troppo a lungo sul banco del pesce.

Lo studio dell’ambiente insegna che sorgenti e pozzi hanno limiti e dinamiche non lineari. Il limite del pozzo rappresenta la soglia di inquinamento che l’ecosistema è in grado di sopportare senza subire danni gravi. Il limite della sorgente risponde alla capacità di rinnovarsi.
Per diverso tempo, la concentrazione di ozono atmosferico era scesa di pochi punti percentuali ogni anno. Il buco si aprì all’improvviso ed in un luogo preciso: – 40% sopra l’Antartide.
Anche la quantità di merluzzi pescati non declinò gradualmente. Quella del 1991, fu l’ultima di una serie di stagioni positive, l’anno successivo il pescato crollò.
I merluzzi furono banalmente sterminati. Tuttavia, la pesca eccessiva può assumere anche forme insidiose. Gli ecosistemi marini ed oceanici sfidano la capacità di previsione umana, conoscono equilibri delicati ed oscillazioni naturali forti, tali da trasformare la pesca apparentemente sostenibile dell’anno precedente nella distruzione di uno stock ittico, senza preavviso. La biologia marina suggerisce di calare le reti con prudenza, inascoltata.
Chiaramente anche pescare con saggezza è possibile. L’organizzazione indipendente del Marine Stewardship Council certifica la corretta gestione di molte zone di pesca.

Bombolette spray e merluzzi canadesi rappresentano soltanto due esempi istruttivi. Di recente, preoccupano le microplastiche; i pozzi nei quali si accumulano mostreranno improvvisamente un limite? Dal 2018, i nostri acquisti non possono uscire dai negozi dentro buste o sacchetti di plastica. Mentre, l’attenzione della legislazione europea ed italiana per alcuni prodotti di plastica monouso come piatti, posate e cannucce, è d’immediata attualità. Tra le ragioni dell’ecosistema e gli interessi comprensibili dell’economia, l’impegno è timido rispetto all’ampiezza del problema.

È probabile che riflessioni su cosa sia giusto produrre, vendere e comprare, s’impongano sempre più frequentemente nel futuro prossimo.
Allora, la scelta sbagliata può stare sullo scaffale? Certamente, la storia dell’ozono e dei merluzzi, dissuade dall’affidare l’ecosistema alla buona volontà individuale, dal mettere l’ambiente in vendita al dettaglio. Spesso, la decisione efficace è stata quella di rimuovere le possibilità di errore; come quando i gas Cfc non furono più prodotti, ed i merluzzi non furono più pescati. La scelta giusta tende alla dimensione collettiva, politica, internazionale.