L'OSPITE NOCIVO E INDESIDERATO DELLE FESTE

L’impronta di carbonio delle festività natalizie è spesso sottovalutata. Dal cibo ai regali passando per l’albero e i vari addobbi la CO2 è praticamente onnipresente. L’ospite indesiderata di questi giorni che non fa altro che peggiorare le cose.

AMBIENTE
Pamela Preschern
L'OSPITE NOCIVO E INDESIDERATO DELLE FESTE

L’impronta di carbonio delle festività natalizie è spesso sottovalutata. Dal cibo ai regali passando per l’albero e i vari addobbi la CO2 è praticamente onnipresente. L’ospite indesiderata di questi giorni che non fa altro che peggiorare le cose.

Potremmo definirla la “guastafeste”. È lei, l’anidride carbonica, l’ospite indesiderata delle feste di fine anno,   il cui impatto è decisamente sottostimato, secondo quanto emerge da un’indagine condotta dall’applicazione di monitoraggio delle emissioni di carbonio, Greenly. Secondo lo studio ai soli pasti è dovuta l’emissione di circa 100 kg di CO2 per nucleo familiare (pari al 23,5% delle emissioni totali). Risultato del consumo di prodotti di allevamento considerati “essenziali” durante le feste natalizie: crostacei, frutti di mare, salmone affumicato, arrosto o tacchino farcito, tra i principali.

Seppure in misura inferiore, anche i mezzi usati per raggiungere le abitazioni dei familiari, in particolare l’auto privata, hanno la loro quota di responsabilità, così come le decorazioni e gli addobbi natalizi (per una quota di 5,7 kg di CO2 a famiglia). Tra questi l’albero, che da solo rappresenta il 66,2% delle emissioni per questa voce di spesa.

E ancora i tanto attesi regali: tenendo conto del loro ciclo di vita (inclusi la fabbricazione, il trasporto e l’utilizzo) essi rappresentano ben 58,9% del totale delle emissioni con un’impronta di carbonio di circa 250 kg di CO2 a persona.

E allora cosa fare per essere più ecologici? Esistono varie alternative per i diversi settori. 

Pranzi e cene delle festività

Quando si parla dei menu delle feste, le protagoniste, oltre a manicaretti succulenti e raffinati sono le bevande, in particolare quelle alcoliche. Per ridurre il loro impatto ambientale, è consigliabile scegliere quelle biologiche, compresi vini e spumanti prodotti secondo metodi rispettosi della natura e della biodiversità, come stanno facendo alcuni produttori francesi della regione dello Champagne.Passando ai cibi, cominciamo dall’accompagnamento base: il pane. Seppure molti ne riconoscano la necessità durante un pasto natalizio, pochi sono consapevoli dello spreco che se ne fa. Soprattutto nelle occasioni festive e con particolare riferimento alla mollica. Una parte che finisce spesso nel cestino della spazzatura, ma che potrebbe essere riutilizzata facilmente. Come? Ricorrendo a ricette casalinghe semplici e gustose come quella del kvass, una delle bevande nazionali della Russia diffusa anche in Ucraina e Bielorussia, che appartiene alla categoria degli “elisir fermentati” (come il kefir). Derivato dal pane di segale, il kvass è un prodotto dissetante e rinfrescante e a bassa gradazione alcolica. Privo di luppolo, viene fermentato grazie ai lieviti contenuti nel pane che lo rendono un ottimo probiotico, utile per preservare e riparare la flora intestinale. Oltre al valore salutare, ha un notevole potenziale economico: secondo un rapporto americano pubblicato lo scorso autunno dalla società di consulenza Allied Market Research, rappresenta un mercato che nei prossimi anni crescerà di oltre il 10% generando circa 6,23 miliardi di dollari. La crescente popolarità di questa bevanda tra i millennial, combinata con l’influenza dei social network, sono ulteriori argomenti per considerare il kvas come un futuro prodotto di successo.

Un approccio “green” alle festività di fine anno richiede menu ecologici, a base di prodotti di stagione, di ingredienti a basso impatto ambientale, comunque gustosi e raffinati.Ad esempio si può sostituire il salmone affumicato, che in oltre il 90% dei casi è allevato, con la trota, proveniente da allevamenti artigianali dove il pesce è nutrito con mangimi garantiti privi di OGM e farmaci. Il salmone (in particolare quello selvatico del Pacifico) subisce, ahinoi, un metodo di produzione industriale tutt’altro che sostenibile, fondato sulla pesca intensiva. Inoltre è minacciato dal riscaldamento globale (il salmone è un pesce a sangue freddo), così come dalla scarsità di prede e rischia la contaminazione da pidocchi marini, stando a quanto denunciato più volte dalle associazioni animaliste e confermato da un rapporto della Compassion in World Farming (CIWF) dello scorso marzo sulle infestazioni di parassiti nell’industria scozzese del salmone.A quanti invece preferiscono la carne per i pasti delle feste, va ricordato che l’allevamento di bestiame nel mondo rappresenta il 15% delle emissioni di gas serra, che la produzione di carne bovina e di agnello corrisponde a 650 kg di CO2 all’anno per persona mentre quella di pollame e maiale è inferiore, corrispondente a meno di 200 kg di CO2 all’anno per persona. Questi dati potrebbero confortare quanti non possono fare a meno del tacchino natalizio, ma non completamente chi vuole ridurre al minimo le emissioni di gas nocivi per l’ambiente. Per questa categoria di individui l’alternativa potrebbe essere la sostituzione delle proteine animali con una soluzionea vegana ma comunque proteica come il seitan. Disponibile sotto forma di cubetti, bistecche o anche salsicce, lo si può bollire, friggere, marinare o arrostire per renderlo più gustoso.

E, dulcis in fundo si arriva ai protagonisti del fine pasto, i dolci appunto.È noto che la preparazione di alcuni di questi richiede l’albume, ma non tutti sanno che questo può essere congelato in una vaschetta per cubetti di ghiaccio o in un contenitore ermetico per un massimo di dieci mesi. La soluzione ideale per la preparazione degli amaretti o della loro versione francese, i macarons, che richiedono gli albumi invecchiati. E per chi ama utilizzare la glassa a specchio nei dessert casalinghi c’è una buona notizia: oltre a poter esser conservata in frigorifero per una settimana, anch’essa come l’albume può essere congelata.Nel caso invece si opti per la pasta genovese (o genoise) è bene sapere che può  essere riutilizzata, infornandola a cento gradi centigradi così da farne del pangrattato da conservare in un contenitore ermetico per un massimo di tre mesi.

Addobbi natalizi

Venendo alle decorazioni e all’immancabile albero di Natale, un esempio virtuoso è quello fatto installare quest’anno dal Lord sindaco della City di Londra,  William Russell. Posizionato sul balcone della Mansion House, la sua residenza ufficiale, nel cuore del quartiere finanziario di Londra con l’ obiettivo di sensibilizzare gli abitanti al tema del sovraconsumo e indurli a ridurre la produzione di rifiuti.Fabbricato con gli scarti raccolti nell’agglomerato, l’albero è contenuto da una rete gigante che rappresenta una scultura colorata, simile a un vero abete. Non ci sono palle e ghirlande ad adornarlo, bensì rifiuti diversi per ogni piano: bottiglie di plastica, lattine, occhiali da sole usati, pezzi di carta, sim-card, cavi telefonici.A questa scelta ecologica e originale se ne affiancano altre. Per non sradicare un albero vero e gettarlo nella spazzatura dopo poche settimane, sempre più cittadini optano per quelli artificiali considerati, erroneamente, più ecologici di quelli naturali. Già, perché essendo realizzati prevalentemente in Asia, hanno un impatto ambientale significativo legato alla fase di estrazione di petrolio,  ai rifiuti prodotti, al trasporto, etc.).Meglio la versione naturale? Neanche questa sembra essere una scelta sostenibile, visto l’impiego di pesticidi (incluso il glifosato), di varie sostanze chimiche e di ormoni della crescita, come rivelato dalla rivista Investigation dell’emittente radiotelevisiva belga RTBF. E allora? Alcuni considerano l’albero coltivato con metodi biologici, un’alternativa che seppure più costosa delle precedenti è anche più ecologica. Lo dice il Centro vallone di ricerca agronomica e Hugo Thunis bioingegnere dell’Université Libre de Bruxelles (ULB), ideatori del “punteggio di sostenibilità” per gli alberi di Natale. Grazie a questo metodo e valutando diversi criteri (fabbricazione, trasporto, compostaggio, ecc.), hanno scoperto che un albero artificiale è ecologicamente redditizio dopo soli sette anni di utilizzo, rispetto a un abete bio.

I regali

È possibile contenere l’impatto ambientale anche dei regali, i maggiori inquinatori durante le feste. Se ridurne il numero è per alcuni “mission impossible“, una valida alternativa potrebbe essere l’acquisto di oggetti di seconda mano.Stando ai risultati di uno studio condotto da Ipsos per Rakuten, tra il 26 e il 29 novembre scorsi su una popolazione adulta francese di 1.099 individui, risulta che i nostri “cugini” non sono affatto restii a scoprire doni usati o riciclati sotto l’albero. Dall’indagine emerge che più di sei francesi su dieci apprezzerebbero ricevere un regalo di seconda mano, in particolare le   donne (68%), gli individui tra i 25 e i 34 anni (69%) e i residenti del nord-ovest del paese (69%).  E questo riguarda sia i prodotti usati che quelli riciclati, venduti da professionisti e da privati.A questo si affianca un’ulteriore possibilità “verde”: la rivendita dei regali (incluso su siti web), una tendenza in aumento in Francia adottata da quasi un quarto (23%) della popolazione, con una crescita di 12 punti rispetto allo scorso anno. E in potenziale sviluppo, non solo in Francia. Quanti non hanno mai pensato di rivendere doni ricevuti non apprezzati, di scarsa utilità o doppioni e magari non l’hanno fatto?

In conclusione, godersi appieno le feste ed evitare sprechi e consumi in eccesso è possibile. Optando per un numero ridotto di regali o per prodotti riutilizzabili, privilegiando menu vegetariani rispetto ai tradizionali, scegliendo alberi bio e per gli spostamenti preferendo all’auto mezzi meno inquinanti. Con un risultato ancor migliore se si combinano i comportamenti virtuosi in diversi settori, nella consapevolezza che ognuno può contribuire ad un pianeta più pulito e verde.