LOTTA ALLA COMUNICAZIONE INGANNEVOLE NELLA LOGISTICA

In campo l’Osservatorio Greenwashing. La difesa della logistica sostenibile. Rischiosi scivoloni.

INFRASTRUTTURE
Enzo Millepiedi
LOTTA ALLA COMUNICAZIONE INGANNEVOLE NELLA LOGISTICA

In campo l’Osservatorio Greenwashing. La difesa della logistica sostenibile. Rischiosi scivoloni.

“La logistica è un settore che in questi ultimi due anni sta beneficiando di una visibilità mai avuta prima a seguito del ruolo avuto nella pandemia. Ma questo può portare ancora di più gli operatori alla tentazione di approfittarne, con il rischio di esagerare nelle dichiarazioni, dato che il settore non è abituato a comunicare”.

Così parlò Daniele Testi, Presidente di SOS LOGistica, l’associazione che dal 2005 è focalizzata sulla logistica sostenibile, nel salutare la nascita dell’Osservatorio Greenwashing che si propone di fornire, con la collaborazione di LCA Studio Legale e Mediatyche di Milano, input e linee guida alle aziende per beneficiare di questo trend positivo evitando al contempo rischiosi scivoloni.

Si tratta in sostanza di rifarsi a un rating di Logistica Sostenibile, il primo in Italia, che oggettiva le performance di sostenibilità tramite un ente terzo indipendente, è fondamentale per evitare appunto il greenwashing” ovvero l’ecologismo o l’ambientalismo di facciata,

Bisogna sapere che con la parola greenwashing si definisce quella “strategia di comunicazione di imprese, organizzazioni o istituzioni politiche, che è finalizzata a costruire un’immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell’impatto ambientale, allo scopo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dagli effetti negativi per l’ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti”.

Una pratica che, purtroppo, oggi si estende – avverte Daniele Testi – anche alle dimensioni sociali ed economiche della sostenibilità.

Il tema non è nuovo – le prime sanzioni di questi comportamenti risalgono all’inizio degli anni Duemila – ma ha avuto un’importanza crescente a seguito della maggiore consapevolezza dei consumatori sulla sostenibilità dei prodotti/servizi acquistati, che li porta ad essere più vulnerabili all’inganno.

Da qui, l’esigenza di un maggiore focus e tutela recepiti dalla normativa che ha fatto nascere l’Osservatorio, presentato durante un webinar disponibile nel canale YouTube di SOS LOGistica, che vuole sensibilizzare le aziende sull’’importanza di una comunicazione veritiera nelle iniziative di sostenibilità e nel focalizzare le energie e le risorse sul cambiamento effettivo piuttosto che di immagine, anche attraverso la consapevolezza dei rischi legali e di reputazione ai quali il greenwashing espone.

Da qui si sono definiti gli obiettivi alla base del neonato Osservatorio che saranno: “Il monitoraggio nazionale e internazionale dei casi e delle pratiche assimilabili o giudicati come attività di greenwashing; l’analisi dell’evoluzione normativa e delle direttive europee sul rendiconto delle performance di sostenibilità; il monitoraggio delle attività da parte della committenza di servizi logistici in merito alla comunicazione della sostenibilità ambientale e sociale dei propri processi di supply chain e logistica; la sensibilizzazione della logistica sui rischi a cui si espongono gli operatori in caso di comunicazione non oggettiva, trasparente e dimostrabile; la disseminazione di strumenti e di buone pratiche per comunicare e promuovere le proprie performance di sostenibilità”.

L’Osservatorio nasce, peraltro, proprio in concomitanza con la prima ordinanza cautelare di un tribunale italiano contro il greenwashing, una pronuncia storica nel nostro Paese, che stabilisce un precedente per “ambientalismo di facciata”, nei confronti di una società friulana che produce un tessuto utilizzato soprattutto nei rivestimenti delle auto, ma anche di molti arredamenti.

E comunque è un Osservatorio che si proietta verso la fine del 2022, quando le aziende con uno stato patrimoniale superiore ai 20 milioni di euro, un fatturato superiore ai 40 milioni e più di 250 dipendenti avranno l’obbligo di redigere il Bilancio di Sostenibilità secondo la normativa europea.