L'UE si divide sul nucleare: pro e contro

Un primo Summit sull’energia nucleare per affrontare un tema spinoso su cui le divergenze non mancano.

AMBIENTE
Pamela Preschern
L'UE si divide sul nucleare: pro e contro

Un primo Summit sull’energia nucleare per affrontare un tema spinoso su cui le divergenze non mancano.

L’incontro di più alto livello fino ad oggi incentrato esclusivamente sul tema dell’energia nucleare. È il Summit sull’energia nucleare 2024, primo vertice di capi di Stato e di governo sulla materia tenutosi a Bruxelles lo scorso 21 marzo. L’occasione per evidenziare il ruolo dell’energia nucleare nella transizione energetica in un’ottica di riduzione di combustibili fossili, migliorare la sicurezza energetica e incoraggiare lo sviluppo economico.

Co-presieduto dal Primo Ministro del Belgio Alexander De Croo e dal Direttore Generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), Rafael Mariano Grossi, il vertice conferma l’inclusione dell’energia nucleare nel bilancio globale degli impegni per ridurre le emissioni di gas serra, così come concordato alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP28) a Dubai nel dicembre 2023, Accelerarne l’implementazione insieme ad altre fonti energetiche a basse emissioni di carbonio è stato uno dei punti emersi  e concordati nella COP28.

“Senza il sostegno dell’energia nucleare, non abbiamo alcuna possibilità di raggiungere i nostri obiettivi climatici in tempo” ha dichiarato Fatih Birol, Direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia.

Partecipazione e obiettivi del Vertice

Il vertice ha visto la presenza di leader europei secondo cui la crisi energetica e la dipendenza del blocco dalle fonti di combustibile estere sono le ragioni principali per perseguire l’energia nucleare, insieme al suo potenziale di decarbonizzare i sistemi energetici e di fornire elettricità a prezzi accessibili. In particolare la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha dichiarato  che il “rinnovato interesse per il nucleare è arrivato in un momento cruciale per raggiungere gli obiettivi climatici dell’UE, in particolare per salvaguardare la sicurezza energetica e la competitività”.

L’evento, di portata globale, ha coinvolto partner da tutto il mondo offrendo la possibilità ai capi di Stato e governo dei paesi partecipanti di condividere la loro visione sul ruolo dell’energia nucleare nella diffusione di un’energia pulita e nella promozione dello sviluppo sostenibile.  Alla discussione politica si è aggiunto un simposio scientifico con la partecipazione di stakeholder industriali per mostrare le ultime innovazioni e offrire sostegno nella costruzione di partenariati per progetti futuri.

Tra gli Stati partecipanti Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Ungheria, Italia, Paesi Bassi, Polonia e Svezia hanno firmato una Dichiarazione finale in cui si sono impegnati ad adottare misure per finanziare in modo competitivo l’estensione della durata dei reattori nucleari esistenti, la costruzione di nuove centrali nucleari e il rapido dispiegamento di reattori avanzati, mantenendo i più alti livelli di sicurezza e protezione, in conformità con le normative nazionali e i rispettivi obblighi internazionali.

L'UE si divide sul nucleare

In questa spinta verso l’energia pulita e l’innovazione, si sono impegnati a sostenere soprattutto i paesi nucleari emergenti nei loro sforzi per lo sviluppo dell’energia nucleare aggiungendo questa fonte ai loro mix energetici coerentemente con le proprie esigenze, priorità e approcci. Un altro obiettivo fatto proprio dai firmatari è il miglioramento ulteriore delle prestazioni e della sicurezza delle centrali nucleari, con particolare riferimento alla resilienza e sicurezza delle catene industriali e di approvvigionamento dell’energia nucleare a livello mondiale così come una gestione sicura, protetta e sostenibile delle scorie, dello smaltimento dei smantellamento degli impianti. E ancora la creazione di un mercato globale equo e aperto per lo sviluppo dell’energia nucleare promuovendo gli scambi e la cooperazione tra i paesi.

Un argomento controverso in UE

Con le proteste di attivisti ambientali come Greenpeace e delle principali potenze europee anti-nucleari come la Germania, assenti dall’evento, il dibattito sull’energia nucleare divide il continente. E, poiché un terzo dei reattori nucleari attualmente operativi nell’UE si avvicina alla fine del ciclo di vita (previsto nel 2025), è importante affrontare la questione del futuro delle fonti energetiche.

Le posizioni di Belgio, Germania e Italia

Prima di analizzare i punti di vista nel nostro continente sull’uso dell’energia nucleare è opportuno ricordare l’esistenza di oltre 150 reattori operativi, che circa un quarto dell’energia dell’UE è nucleare e più della metà di essa viene prodotta in Francia.

Sono state soprattutto le preoccupazioni sulla sicurezza a seguito di disastri come quello di Chernobyl in Ucraina nel 1987 e Fukushima in Giappone nel 2011, a rendere il nucleare un argomento controverso.

Cominciando dal Belgio, ospite del Vertice, dove seppure il tema dell’eliminazione del nucleare domini le agende governative dal 1999, le scadenze sono state continuamente procrastinate. Nel 2009, ad esempio, il governo belga ha deciso di prolungare la durata di vita dei suoi tre impianti nucleari più vecchi fino al 2025, data posticipata di ulteriori 10 anni a causa della crisi energetica legata alla guerra in Ucraina. Il primo ministro, Alexander De Croo, ha osservato in apertura dell’evento che il paese ha cambiato linea politica, dalla chiusura degli impianti all’estensione della loro durata, riconoscendo che per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette è necessario che il nucleare sia parte del mix energetico e che lo sia in tutta Europa.

L'UE si divide sul nucleare

Tra i paesi tradizionalmente contrari al nucleare ma che negli ultimi tempi hanno ammorbidito la propria opposizione c’è la Germania, dove i timori per la sicurezza hanno dato impulso al movimento ambientalista e al Partito dei Verdi del paese. Nel 2002, il governo di centrosinistra tedesco approvò una legge per impedire la costruzione di nuove centrali nucleari promettendo di chiudere al più presto tutti i reattori esistenti.  Il paese voleva favorire il passaggio a fonti energetiche davvero pulite e rinnovabili come l’eolico e il solare e non come il nucleare che, sebbene sia considerato una fonte energetica a basse emissioni di carbonio, fa affidamento sull’uranio come combustibile, la cui estrazione e raffinazione richiedono un’elevata intensità energetica. Anche qui come in Belgio le scadenze non sono state rispettate: nel 2010, Angela Merkel annunciò che la vita delle centrali nucleari tedesche sarebbe stata prolungata per aumentare le forniture di energia a basse emissioni di carbonio per poi annunciare l’anno seguente, dopo l’incidente della centrale elettrica di Fukushima in Giappone, che tutte le centrali nucleari sarebbero state chiuse entro il 2022. Anche qui però l’insicurezza energetica causata dal conflitto russo ucraino ha prolungato la loro vita oltre questa data, con la decisione del Cancelliere Olaf Scholz di mantenere aperti i tre impianti restanti fino all’aprile 2023.

In Italia la questione del nucleare è da sempre controversa: dalla chiusura di tutti gli impianti del paese nel 1990 a seguito di un referendum sull’energia nucleare il governo ha cercato di proporre una ripresa, in particolare un piano nel 2008 per costruire almeno 10 nuovi reattori. Ancora una volta, l’incidente nucleare del 2011 in Giappone ha influenzato l’opinione pubblica con il 94 per cento dell’elettorato a favore del divieto di costruzione in un referendum poco dopo.  Tuttavia il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani presente al vertice di Bruxelles del 2024, ha espresso una posizione favorevole al ritorno al nucleare del suo paese ed è stato tra i  32 firmatari della Dichiarazione a favore di un forte impegno a sostegno dell’energia nucleare.

Gli altri paesi UE

Ci sono ostacoli allo sviluppo del nucleare anche in altri Stati europei, tra cui Portogallo, Danimarca e Austria – un’altra forte voce contraria, che nel 2022 ha presentato un ricorso legale contro l’UE, sostenendo che la classificazione dell’energia nucleare come investimento verde era greenwashing”.

Eccezion fatta per la Francia, strenua sostenitrice, le opinioni sul nucleare sono ambivalenti e fortemente legate alla contingenza e all’attualità. Anche in questo campo guardare un’Europa con una sola voce sembra più un esercizio di ottimismo che di realismo.

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