L'UNESCO RICONOSCE “L’AMAZZONIA D’EUROPA”

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) ha ufficialmente attribuito la qualifica di riserva della biosfera ad un’area che attraversa cinque paesi. Tutti europei.

AMBIENTE
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Pamela Preschern
L'UNESCO RICONOSCE “L’AMAZZONIA D’EUROPA”

L’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO) ha ufficialmente attribuito la qualifica di riserva della biosfera ad un’area che attraversa cinque paesi. Tutti europei.

Riserva di biosfera”. A ricevere il titolo internazionale per la conservazione e la protezione dell’ambiente nell’ambito del Programma “L’Uomo e la biosfera”  (MAB) dell’UNESCO è una zona di circa 700 km compresa tra Austria, Slovenia, Croazia, Ungheria e Serbia.  È il più ampio spazio marino transnazionale, un ecosistema che scorre lungo i fiumi Mura, Drava e Danubio. Soprannominata “Amazzonia d’Europa”, protegge pianure alluvionali, foreste, banchi di sabbia, stagni ma anche alcune specie animali incluse le affascinanti aquile dalla coda bianca, molto presenti in questo territorio. Riconoscendo le potenzialità nel limitare gli effetti del cambiamento climatico e della distruzione ecologica, l’UNESCO con la designazione di riserva di biosfera intende tutelare la biodiversità e gli ecosistemi attraverso un utilizzo sostenibile di risorse naturali, nel rispetto delle comunità locali.

I cinque paesi dell’Europa centro-orientale hanno lavorato a lungo per ottenere questo riconoscimento dell’UNESCO. E quindi non è nient’altro che la meritata ricompensa dei loro sforzi. Tutto è cominciato nel 2009, quando i governi croato e ungherese hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta impegnandosi per la protezione di una riserva di biosfera a carattere transnazionale. Seguiti, due anni dopo, dai ministri dell’Ambiente degli altri tre paesi. A partire dal 2012 prima la Croazia e l’Ungheria, poi la Serbia, Slovenia e Austria rispettivamente nel 2017, 2018 e 2019 hanno ricevuto lo status di “riserva della biosfera” per il tratto interessato dei loro fiumi.

La riserva risponde agli obiettivi della Strategia dell’UE sulla biodiversità, in particolare all’impegno di proteggere il 30% dei mari e delle terre europei entro il 2030. Obiettivo ambizioso, considerati la minaccia della crisi climatica e il rischio di estinzione di diverse specie. Si tratta di sfide che attribuiscono ancora più valore al progetto. Un modello di protezione delle aree naturali, che va replicato, perché contribuisce alla salvezza del nostro pianeta.  Oltre a quella dell’Europa centro-orientale, tra le biosfere transfrontaliere va ricordata quella tra i Vosgi del Nord (Francia) e Pfälzerwald (Germania) che ospita spazi marini, aree sabbiose e foreste, ottenendo il riconoscimento dall’UNESCO nel 1998. Estendendo lo sguardo oltre l’Europa, si ritrovano alcune riserve della biosfera intercontinentali, come quella della penisola tingitana in Marocco (a cavallo tra Europa e Africa) e del Grande Altai tra Kazakhstan e Russia, che ha ricevuto il titolo nel 2017.

In un’ottica globale la rete mondiale delle riserve di biosfera consta di oltre 700 riserve, presenti in 129 Stati. Una realtà in continua espansione e che dimostra come diverse specie viventi possono abitare insieme, in perfetta armonia. Un ottimo esempio di convivenza tra uomo e ambiente che merita di essere valorizzato. Ed è proprio ciò che si sta facendo: in occasione del cinquantesimo anniversario del Programma Uomo e Biosfera dell’UNESCO, una “mostra multimediale, It’s about life!” che quest’anno mette in luce la ricca offerta di riserve nei cinque continenti. Si tratta di un lavoro collettivo di membri di comunità locali, ricercatori, artisti, direttori di oltre 30 riserve che attraverso foto e video comunicano le loro storie: racconti di resilienza, sostenibilità, impegno per un futuro comune.

Il progetto dei 5 paesi ricorda che non solo fiumi e le specie non conoscano frontiere, ma evidenzia anche come la collaborazione a tutela del ricco, e purtroppo fragile, patrimonio ambientale che ci circonda possa abbattere confini linguistici e culturali,  insomma di natura mentale e magari aiutare i paesi vicini a superare vecchi dissapori.