MAL’ARIA DI CITTÀ: IL NUOVO REPORT DI LEGAMBIENTE

I livelli di inquinamento atmosferico sembrano ancora molto lontani dai limiti previsti per il 2030 e dai valori consigliati dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità: la lotta allo smog continua.

AMBIENTE
Francesca Danila Toscano
MAL’ARIA DI CITTÀ: IL NUOVO REPORT DI LEGAMBIENTE

I livelli di inquinamento atmosferico sembrano ancora molto lontani dai limiti previsti per il 2030 e dai valori consigliati dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità: la lotta allo smog continua.

Il duello fra smog e aria pulita nelle città italiane è sempre attivo. Nonostante ci sia stato un barlume di speranza, vedendo la riduzione dei livelli di inquinanti atmosferici nel 2023, le città fanno molta fatica a dirigersi verso un miglioramento della qualità dell’aria. I livelli attuali sono bloccati ormai da molti anni, in linea con la normativa attuale, ma sono molto lontani dai limiti normativi che verranno approvati a breve dall’UE, previsti per il 2030 e specialmente dai valori suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in risalto l’urgenza di un impegno deciso, non più rimandabile, per difendere la salute delle persone.

I dati del report

Nel report di Legambiente, Mal’Aria di città 2024 ,i dati analizzati del 2023 parlano chiaro.

Sono state ben 98 le città monitorate, sia per quanto riguarda i livelli delle polveri sottili (PM10, PM2.5) che del biossido di azoto (NO₂). Ben 18 città hanno superato gli attuali limiti normativi per gli sforamenti di PM10 (35 giorni all’anno con una media giornaliera superiore ai 50 microgrammi/metro cubo). Un miglioramento c’è stato rispetto al 2022, dove le città fuorilegge erano 29 e 31 nel 2021. In cima alla classifica svetta Frosinone (con la centralina di Frosinone Scalo) con 70 giorni di sforamento, il doppio rispetto ai valori ammessi, seguita da Torino (Grassi) con 66, Treviso (strada S. Agnese) 63 e Mantova (via Ariosto), Padova (Arcella) e Venezia (via Beccaria) con 62. Anche le tre città venete, Rovigo (Centro), Verona (B.go Milano), e Vicenza (Ferrovieri), oltrepassano i 50 giorni, rispettivamente 55, 55 e 53. Milano (Senato) censisce 49 giorni, Asti (Baussano) 47, Cremona (P.zza Cadorna) 46, Lodi (V.le Vignati) 43, Brescia (Villaggio Sereno) e Monza (via Machiavelli) 40. In fondo alla lista ci sono Alessandria (D’Annunzio) con 39, Napoli (Ospedale Pellerini) e Ferrara (Isonzo) con 36.

I ritardi sono notevoli, rispetto ai valori più stringenti proposti dalla revisione della Direttiva europea sulla qualità dell’aria che entrerà in vigore dal 2030 (20 µg/mc per il PM10, 10 µg/mc per il PM2.5 e 20 µg/mc per l’NO2) e si possono vedere in tutta Italia, da nord a sud.

I suggerimenti e le iniziative

In seguito a innumerevoli studi che hanno evidenziato come i danni gravi alla salute possano essere causati anche dopo esposizioni a livelli bassi di inquinanti, nel 2021 l’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS) ha deciso di aggiornare le linee guida sulla qualità dell’aria, consigliando limiti nettamente più bassi rispetto a quelli in vigore in Europa. L’OMS ha, infatti, raccomandato l’abbassamento della media annuale del particolato fine (PM2.5) a 5 µg/mc, quella del particolato inalabile (PM10) a 15 µg/mc, mentre per il biossido di azoto (NO₂) a 10 µg/mc.

Per incoraggiare una mobilità sostenibile e a zero emissioni e per chiedere a gran voce città più vivibili e sicure Legambiente è scesa in campo la campagna itinerante Città2030, che fino al 6 marzo 2024 farà tappa in 18 capoluoghi per capire quanto manca alle città italiane per essere preparate alle scadenze del 2030.

Le direttive dell’Europa

Nel frattempo, la Commissione Europea ha divulgato nel 2022 una proposta di revisione delle direttive sulla qualità dell’aria che prevede diversi scenari di riduzione delle emissioni, proponendo limiti intermedi: si suggerisce una riduzione da 40 µg/mc a 20 µg/mc per il PM10; da 25 µg/mc a 10 µg/mc per il PM2.5 e da 40 µg/ mc a 20 µg/mc per NO₂, entro il 2030. Per di più, è prevista l’inserimento di una soglia per la media giornaliera per il PM2.5, bloccata a 25 µg/mc da non superare per più di 18 giorni all’anno e di 50 µg/mc per l’NO₂, da non superare più di 18 volte in un anno; l’abbassamento della soglia preesistente per il PM10, che passerebbe da 50 µg/mc a 45 µg/mc per un massimo di 18 superamenti in un anno.

Il Parlamento europeo, nel settembre 2023, ha votato a sostegno dell’iniziativa della Commissione, anche se il Consiglio Europeo ha fissato una proroga al 1° gennaio 2040, in modo da concedere più tempo e flessibilità agli Stati per attuare la direttiva. Ora la direttiva passa alla fase del trilogo, in cui Commissione, Parlamento e Consiglio discuteranno, entro questo mese di febbraio, i destini della salute dei cittadini europei, con la speranza che gli sforzi fatti finora non vengano cestinati.