MATERIE PRIME? TROVARLE CON L'ECONOMIA CIRCOLARE

Il rapporto nazionale sull’Economia circolare realizzato dal Circular Economy Network fa il punto su questo modello di produzione e consumo in Italia.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
MATERIE PRIME? TROVARLE CON L'ECONOMIA CIRCOLARE

Il rapporto nazionale sull’Economia circolare realizzato dal Circular Economy Network fa il punto su questo modello di produzione e consumo in Italia.

La guerra in Ucraina, che arriva dopo due anni di pandemia e conseguente crisi economica, ha innescato una enorme ed inedita – almeno ai livelli che stiamo registrando in queste settimane – carenza di materie prime. Sono troppo costose e scarse: il che è un problema, soprattutto per le economie in crescita o in ripresa. È un po’ il paradosso dell’economia mondiale basata sul sistema economico capitalista, che prevede paradigmi di crescita continui al netto di materie prime e risorse  finite ed esauribili. Un “bug” inevitabile, con il quale si confrontano da anni ormai economisti e statisti, e che poteva essere gestito con il passaggio graduale a sistemi economici più sostenibili. Perché “poteva” e non “può”? Perché le crisi finanziarie innescate dai due grandi eventi globali (pandemia e guerra) hanno imposto la necessità di accelerare in maniera netta la transizione alla sostenibilità: economica, ambientale, energetica.

Il Rapporto Nazionale sull’Economia Circolare

A che punto siamo con il passaggio a regimi economici sostenibili? In particolare, quanta economia circolare – che garantisce un utilizzo più controllato e meno dispendioso delle risorse – viene applicata? Una fotografia esaustiva della situazione la propone il Rapporto Nazionale sull’Economia Circolare in Italia 2022, realizzato dal Circular Economy Network (CEN), rete promossa dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile assieme ad alcune aziende ed associazioni di impresa. A livello globale, tra il 2018 ed il 2020 il “tasso di circolarità” è sceso dal 9,1% all’ 8,6%, con i consumi di risorse cresciuti d’altra parte dell’8%. Per quel che riguarda il riutilizzo, l’incremento è appena del 3%. Cosa significa? Che ricicliamo molto poco di quel che estraiamo dagli ecosistemi, sprecando dunque la maggior parte dei materiali e delle risorse. Il Rapporto – presentato qualche giorno fa dal presidente del CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento Sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando e della vice capo economia circolare DG ambiente Commissione Europea Paola Migliorini – ha evidenziato innanzitutto che non c’è più tempo: “La crisi climatica e gli eventi drammatici degli ultimi due anni, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito” ha dichiarato il presidente del CEN Ronchi presentando il report. “E’ arrivato il momento di far decollare senza ulteriori incertezze le politiche europee a sostegno dell’economia circolare. Le nostre economie”, ha proseguito Ronchi, “sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di paesi. E’ un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse”.

Disaccoppiare la crescita dal consumo: si può fare?

Reperire risorse senza consumarne di nuove: questo è il fine ultimo delle economie circolari. I numeri forniti dal Rapporto non entusiasmano, segnalando una involuzione del processo di transizione verso la sostenibilità. Ma, allargando lo sguardo, la situazione non è così drammatica come una prima analisi potrebbe suggerire, almeno per l’Italia: ed è sempre il report del CEN a descriverlo.

Prendendo il 2020 come anno di riferimento, vediamo ad esempio come in Europa il tasso di utilizzo  di materia proveniente dal riciclo è stato pari al 12,8%, facendo la media tra i dati dei paesi UE. In Italia, nello stesso anno, questo tasso è stato del 21,6%: quasi il doppio. Ed una performance positiva del nostro paese la si registra anche per quel che riguarda la quantità di Pil prodotto per ogni kg di risorsa consumata. La media UE è di 2,1 euro per kg di materiale, quella italiana è arrivata a 3,5 euro. Insomma, la strada è lunga, ma non impossibile da praticare: a condizione però, come è stato ribadito nel corso della presentazione del Rapporto, di non perdere più tempo.

Il PNRR e l’economia circolare

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) può certamente essere d’aiuto per quel che riguarda l’economia circolare. All’interno delle “missioni” che lo compongono infatti ci sono precise indicazioni rispetto due obiettivi di carattere generale: rendere performante la filiera del riciclo ed implementare il paradigma dell’economia circolare. Le risorse direttamente finalizzate all’economia circolare sono previste nella Missione 2 ed ammontano a 2,1 miliardi di euro. Inoltre entro la fine di quest’anno entrerà in vigore la Strategia Nazionale sull’Economia circolare. Insomma risorse, know how ed intenzioni generali sembrano esserci: a fare la differenza, come sempre, sarà la volontà politica reale e determinata a voler incrementare al massimo l’economia circolare, costi quel che costi. Ricordando sempre, in caso di ripensamenti, che il tempo a disposizione per eventuali scelte sbagliate è sempre meno.