MERCATI CONTADINI, CAMBIA LA SPESA DEI CONSUMATORI

Sempre di più gli acquisti di prodotti alimentari da parte dei consumatori che si orientano verso canali di vendita che riducano la filiera e facilitino il contatto diretto con i produttori. È il caso dei Mercati Contadini o Farmers’ Market.

AMBIENTE
Domenico Aloia
MERCATI CONTADINI, CAMBIA LA SPESA DEI CONSUMATORI

Sempre di più gli acquisti di prodotti alimentari da parte dei consumatori che si orientano verso canali di vendita che riducano la filiera e facilitino il contatto diretto con i produttori. È il caso dei Mercati Contadini o Farmers’ Market.

Il periodo che stiamo vivendo con la chiusura di numerose attività e la conseguente riduzione dei redditi ha cambiato gli stili di vita e i consumi della popolazione. Mutazione che si è avvertita in particolare negli acquisti di generi alimentari con i consumatori che si  rivolgono meno alla grande distribuzione e  puntano più su un cibo che sia “di prossimità” e sostenibile. Cibo di prossimità che rientra nel concetto di filiera corta e Km zero e che racchiude numerosi esempi: agriturismi, vendita diretta in azienda, e commerce, gruppi di acquisto solidale, mercati rionali, mercati contadini (farmers’ market), fiere, gruppi di acquisto collettivo, consegna a domicilio, raccolta diretta in azienda (pick up your own py).

Ad aver preso piede ormai da qualche anno non solo in Italia ma anche in altre parti del mondo, sono  i mercati contadini, o se vogliamo usare la sua traduzione inglese farmers’ market. Canale di commercializzazione dei prodotti agricoli che rientra tra quelli che vengono chiamati sistemi agroalimentari localizzati (localized agrifood system) e rappresenta una organizzazione di produttori associati di un determinato territorio.

I mercati contadini mettono al centro il concetto di comunità del cibo,  grazie al passaggio da una scala globale a una locale. Permettono un diverso accesso al cibo, indirizzano cambiamenti nei consumi alimentari, e grazie ad una accurata selezione delle aziende agricole presenti garantiscono il rispetto della stagionalità dei prodotti, la sicurezza alimentare, offrono la possibilità di trovare cibo fresco, sicuro e garantito, facilitano il rapporto produttore consumatore, riducono la filiera  e abbassano i costi di vendita rendendo sostenibile l’intero sistema.

Sostenibilità della filiera garantita naturalmente anche dal ricorso a sistemi agricoli quali il biologico, dalla riduzione di imballaggi, quando possibile, dalle minori emissioni di CO2 dell’ intera catena produttiva, dalla preservazione della biodiversità. Non da ultimo garantiscono l’utilizzo di spazi urbani che favoriscono l’instaurarsi di momenti di socialità e di incontro.

Grazie ai mercati contadini è inoltre possibile raggiungere alcuni dei  17 obbiettivi di sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. In particolare sconfiggere la povertà e la fame, ridurre le disuguaglianze, creare città e comunità sostenibili, sconfiggere il cambiamento climatico, essere artefici di consumi e produzioni sostenibili, non danneggiare la vita sulla terra, arrestando il degrado del terreno e riducendo la perdita di biodiversità.

A dare un forte impulso a questo canale di vendita è stata la Coldiretti con la rete di Campagna Amica, che ha ormai superato le 1200 realtà aperte nel nostro Paese.

Tendenza verso acquisti agroalimentari consapevoli che ha portato, secondo dati Coldiretti, nel solo 2020 ad un aumento del 26% solo per quanto riguarda i mercati contadini.

Uno degli ultimi nati, inaugurato ad inizio 2020 e che alla fine di gennaio 2022 ha spento la sua seconda candelina è quello aperto a Perugia. La struttura messa in piedi nella città umbra si presenta come un vero mercato coperto all’interno del quale una quindicina di aziende provenienti per la quasi totalità dalla provincia di Perugia commercializzano i propri prodotti. È possibile acquistare ortofrutta, pasta, pane, olio, vino, miele, formaggi, e perfino il pesce. Inoltre la location mercatale è  impiegata per eventi collaterali ad esempio la presentazione di libri che hanno al centro il tema del cibo, o incontri sul tema dell’ alimentazione.

Come affermato dal Presidente di Coldiretti Umbria, Albano Agabiti in occasione dei festeggiamenti dei giorni scorsi «partire, trovare la struttura giusta, mettere insieme gli agricoltori è stato momento molto difficile, come lo è stato superare le individualità delle aziende stesse. Il tutto ha comportato un lavoro non di giorni o mesi ma di anni». Che ha proseguito « La pandemia ha fatto riscoprire le ricette del territorio, ha risvegliato il pensiero di un consumo etico, ha fatto capire quanto sia necessario  lasciare la ricchezza sul territorio. Grazie ai mercati viene data la possibilità di consumare i prodotti del territorio, conoscere gli agricoltori che sono dietro a quei prodotti, sentire il racconto delle storie, della cultura e delle tradizioni familiari, e delle passioni che sono dietro al cibo». Senza contare inoltre, conclude Agabiti che « I mercati contadini permettono ai produttori di non doversi scontrare la grande distribuzione, oltre all’ aspetto economico, non di poco conto con la rete dei mercati di Campagna Amica che nell’ ultimo anno ha fatturato ben 5 miliardi di euro»

Importanti i numeri dietro queste realtà, basti pensare agli Stati Uniti dove si è passati da meno di duemila realtà nel 1994 a oltre ottomila nel 2019 o in Italia dove siamo a oltre 1200 che vedono coinvolti ben dodicimila agricoltori. Per fare squadra,  nello scorso mese di giugno è nato il Word Farmers’ Market Coalition, una rete associativa di tutte le associazioni di farmers’ market a livello mondiale nata con lo scopo di raggiungere con l’interesse comune di raggiungere uno dei 17 obiettivi previsti dal Sustainable Development Goal delle Nazioni Unite, vale a dire “fame zero”. Fanno parte della coalizione Italia con Campagna Amica, Danimarca, Norvegia, Georgia, con l’associazione per i diritti degli agricoltori Stati Uniti, Canada, Cile, Ghana, Bangladesh, Australia, Nuova Zelanda.