Mercurio 2 / GLI EFFETTI SULLA FAUNA, IBIS OMOSESSUALI

Uno studio ha dimostrato che la contaminazione da mercurio rendeva i maschi di Ibis bianco omosessuali, incapaci di corteggiare le femmine e prendersi cura del nido: l’adattamento agli inquinanti altera, infatti, il sistema neuro-endocrino di questi uccelli e di altre specie animali.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
Mercurio 2 / GLI EFFETTI SULLA FAUNA, IBIS OMOSESSUALI

Uno studio ha dimostrato che la contaminazione da mercurio rendeva i maschi di Ibis bianco omosessuali, incapaci di corteggiare le femmine e prendersi cura del nido: l’adattamento agli inquinanti altera, infatti, il sistema neuro-endocrino di questi uccelli e di altre specie animali.

La fauna selvatica può essere esposta al mercurio (Hg) e al metilmercurio (MeHg) da una varietà di fonti ambientali, tra cui scarichi minerari, effluenti industriali, acque di scarico agricole, argini e deposizione atmosferica dalla generazione di energia elettrica. Uno studio pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, ha scoperto che anche bassi livelli di mercurio nella dieta di Ibis bianchi (Eudocimus albus), induce i maschi ad accoppiarsi con esemplari del loro stesso sesso, con il risultato che ci sono meno pulcini. È la prima volta che si accerta che un inquinante influisce sulle preferenze sessuali degli animali. Il metilmercurio (CH3Hg+), infatti, anche a dosi contenute, è estremamente pericoloso per i maschi di ibis non solo perché li avvelena, ma perché cambia le loro preferenze sessuali mettendo a rischio la continuazione della specie.

Peter Frederick dell’Università della Florida e Nilmini Jayasena dell’Università di Peradeniya, Sri Lanka, hanno studiato una colonia di ibis bianchi, catturando 160 giovani esemplari nutrendoli con cibo cui avevano aggiunto metilmercurio e hanno notato che più del 55% dei maschi si corteggiava tra loro, costruivano i nidi insieme e si accoppiavano per intere settimane. Sapevamo che il mercurio avrebbe potuto ridurre i livelli di testosterone, ma non ci aspettavamo questo. Nel peggiore dei casi, la produzione dei pulcini si è ridotta del 50%. Altri uccelli sarebbero probabilmente colpiti in misura simile affermano i ricercatori dello studio.

Il mercurio, inoltre, ha danneggiato anche le coppie di uccelli che sono rimaste eterosessuali: ha ridotto il periodo di corteggiamento e sembra aver influito negativamente sulle cure parentali che i genitori riservano ai propri piccoli. Secondo Frederick la combinazione di questi due fattori potrebbe ridurre del 50% la popolazione di ibis di quella colonia. Nel caso degli ibis, si ritiene che il metilmercurio causi cambiamenti comportamentali agendo sul sistema endrocrino, che controlla il rilascio degli ormoni nel corpo. “La mia paura” spiega l’ecologo “è che le persone leggeranno questa ricerca e salteranno immediatamente alla conclusione che gli esseri umani che ingeriscono mercurio diventeranno gay. Voglio essere molto esplicito: questo studio non ha niente a che fare con quello”.

Un altro studio condotto da scienziati dello Stato di New York e da altri ricercatori nella regione di Adirondack ha ribadito questo problema mostrando che i comuni svassi con livelli elevati di mercurio producono un numero significativamente inferiore di pulcini, proprio come per gli ibis bianchi.
E l’avifauna non è la sola ad affrontare la minaccia dell’avvelenamento da mercurio. I pipistrelli, già minacciati dalla perdita di habitat, dai pesticidi, dal bracconaggio e dall’inquinamento luminoso consumano grandi quantità di insetti durante la loro lunga vita, accumulando molto mercurio.

Sulla base di questi risultati, gli scienziati ora hanno una migliore comprensione di quali località ed ecosistemi hanno accumuli di mercurio. “Stiamo usando la fauna selvatica come bioindicatori per determinare i potenziali effetti del mercurio in diversi habitat”, afferma David Evers, direttore esecutivo e capo scienziato del Biodiversity Research Institute, un importante centro di ricerca per il mercurio nella fauna selvatica.

Possiamo dunque tristemente affermare che anche gli animali adattano la loro fisiologia ai nostri inquinanti pur di sopravvivere. Nel caso degli Ibis, diminuendo la loro fitness riproduttiva e quindi avendo effetti anti-evolutivi a lungo termine, mentre dall’altra parte del mondo, in Africa, gli elefanti stanno nascendo senza zanne come risposta al bracconaggio. L’essere umano e le conseguenze che si porta dietro sul pianeta, stanno già agendo a livello neuro-endocrino, biologico, comportamentale e anatomico nelle altre specie. Una triste, ma ormai evidente verità scientifica.